l’isola dei morti da Boecklin a Campelius
L’isola dei morti è un’opera ricca di elementi naturali come il mare, le rocce, gli alberi e così via, ma Boecklin ha un altro intendimento : vuole che la sua opera rappresenti il silenzio, l’immobilità della morte e forse in qualche modo la sua bellezza. Si tratta di uno specchio magico dove ognuno di noi può proiettare le proprie idee e le proprie immagini inconsce sul problema della Morte, in un modo un intimo ma condiviso da ogni osservatore.
Il vasto gruppo di ammiratori di questa opera accomuna persone che poco o nulla possono condividere delle loro personalità come Hitler, Freud, D’Annunzio, Lenin, Dalì , Strindberg e Druiè.
La versione che era conservata nel bunker di Hitler a Berlino scomparve con la caduta per ricomparire anni dopo la trattativa fra un uomo d’affari tedesco e i dirigenti comunisti di Mosca alla fine degli anni settanta. Ora è conservato in un museo a Berlino a circa 200m da dove era custodito nel fuhrerbunker .
Di quest’opera esiste un seguito realizzato da Campelius: si tratta di un disegno preparatorio di una scenografia che il pittore austriaco eseguì all’inizio del XX secolo
L’artista austriaco rappresenza l’ombra che Boecklin aveva posta in piedi sulla barca, sbarcata sull’isola, circondata da un alone bianco nell’atto di osservare tre figure scolpite nella roccia : la casualità, il tempo e lo spazio.
Campelius realizzò questo acquarello come ipotesi di scenografia per un film svedese, intitolato ovviamente “l’isola dei morti” del quale si sono perdute le bobine ed è introvabile, per cui non sappiamo quale tipo di adattamento venne fatta di questo lavoro


Il paesaggio di qui di fianco riproduce il villaggio di Haubourdin vicino a Lille dove la compagnia di Hitler, nel 1916, alloggiò per qualche mese .




