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Archivio Novembre 2004

grandi occhi

30 Novembre 2004 5 commenti


Grandi occhi davanti a grandi sogni
Era difficile solo concepirli
Era fantastico provarci
Ma il tempo vola
E lascia indietro proprio quelli che sognano

Grandi occhi davanti a piccoli uomini
E? facili solo pensarli
E? triste che siano proprio lì
Ma la vita insegna sempre
E porta in alto quelli che calpestano i cuori

Non lo so se resto qui o sparisco tra poco
Tra poco, tra poco, tra poco

Grandi occhi davanti a te che mi dici
Cosa importa chi perde, conta solo il fine
Bisogna pur sacrificare qualcosa per arrivare
Ma chi perde il treno non viaggia mai
Ed è proprio ora di crescere un po?, non trovi?

Grandi occhi e questa vita così difficile
Non credo di farcela a resistere
Mi costa fatica solo pensarci
Ma il mio destino è quello di tutti
E allora mi siedo e aspetto

Per questo resto qui per un poco
Un poco , un poco , un poco

il quadro, “arlecchino e donna con collana” è di Pablo Picasso

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latino americana

29 Novembre 2004 1 commento


…C’era una volta una stagione felice in una lontana isola delle Coste di Malizia. I chicchi d’uva si gonfiavano sotto il sole come luminose campane di chiesa, la pioggia era come la visita di un familiare che ci rende allegri quando arriva e allegri quando se ne va, e le giovani donzelle si negavano teneramente ai loro focosi fidanzati finché il matrimonio non li avrebbe uniti. Marta Matarasso era la più bella delle sue figlie, e l’isola faceva delle ipotesi, a volta in forma di scommesse, sull’uomo che l’avrebbe sposata quando avesse compiuto diciassette anni. In quel luogo lontano vivono ancora i nipoti di coloro che fecero carte false per lei, ballerini con scarpe di vernice, pescatori dalla pelle di bronzo, studenti più erettili che concreti, burocrati con cravatte e baffi fuori moda e altri tipi di difficile descrizione.
Rispetto a quanto affermato dal buon Cartesio, che non c’è niente di più diffuso del buon senso, quella lontana isola era un’eccezione…

Inizia in questa maniera, quasi fiabesca, quasi onirica, questo romanzo di Antonio Skarmeta. Lui, l’autore, è un esule cileno. E’ l’autore di quel bellissimo romanzo che si intitola “il postino di Neruda” da cui venne tratto l’altrettanto bel film con Troisi. In latino america questo libro è noto come “ardiente paciencia” e chissà per quale motivo commerciale cambiò nome qui da noi.

Da noi. Da noi il continente latino americano si identifica con il nome di qualche ballo, di qualche calciatore e di qualche cantante e poi i soliti noti, Borges, Neruda, il Che. Sembra stare tutto in una mano.
Latino america è anche sinonimo di dittature, di desaparecidos. Dice Sting “dancen con los muertos, dances solas” riferendosi con queste parole alle compagne degli scomparsi, alle mamme di plaza de mayo.
Latino america è anche il cortile di casa, secondo Henry Kissinger, quindi parte della proprietà dei gringos, gli yankee.
Latino america è un posto che se vai con tuo figlio piccolo , tu sei “el gringo” e lui è “el minigringo”, ma non sarai mai uno di loro, anche se sei povero quanto loro, anche se non sei yankee, anche se sei italiano.
Latino america è allevare la lana nelle enormi praterie argentine, venderla per pochi soldi agli inglesi e ritrovarsela nel negozio sotto casa sotto forma di poncho, prodotto a Manchester e venduto ad un prezzo considerevole a Buonos Aires

Skarmeta è cileno. Il Cile e l’Argentina, due paesi così rivali, tanto da giungere anche ad una guerra, così enormi e così diversi.
Il Cile è patagonia e la patagonia letteraria è Francisco Coloane, è montagne di rame (leggetevi la descrizione che Ernesto Guevara fa delle montagne cilene in “latinoamericana”) è città. Il Cile è poesia , introspezione (chi non si è commosso leggendo la “casa degli spettri” di Isabelita Allende), è femminilità e femminismo (leggetevi per capire che intendo “l’albergo delle donne tristi” della Serrano), è militanza e fantasia, ovvero Skarmeta e Sapulveda.

Le mie radici argentine mi portano a guardare quasi con invidia a tanta ricchezza, ad essere quasi piccato perchè la mia patagonia è tanto piatta e brulla , quanto quella cilena è maestosa e stupefacente.
Le sconfinate pianure argentine e le maestose cime cilene, la violenza di capo Horn, il destino comune di questi popoli, le sofferenze e le atroci violenze che hanno subito, tutto ciò mi fa terribilmente amare questo mondo alla fine del mondo

PS il quadro che ho scelto è di Roberto Matta, un pittore cileno contemporaneo. Si intitola Rendness of blue, costa solo 15.000 $ e si può comprare anche on-line.
Ironia della sorte, questo pittore disse sempre di non voler essere considerato un pittore latinoamericano, ma , in fondo, il nome di questo posto è o non è “fra il tic e il toc” ?

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Wilde, Baudelaire e Renoir

26 Novembre 2004 Commenti chiusi


Wilde e Baudelaire.
Le loro opere suscitano in me lo stesso tipo di profonda e ammirata emozione. In entrambi c’è un tono narrativo vagamente annoiato o melanconico c’è la straordinaria capacità di esprimere l’incompleto o non riuscito tentativo di fuggire ad una condizione umana insoddisfacente; di sostenere per sempre una bellezza che per definizione corruttibile, un interesse a contrapporre innocenza e corruzione interiore.
Non ho scelto che frammenti della loro arte, frammenti però che brillano di luce propria, che contengono una piccola porzione di quella che è la loro enorme capacità evocativa

Taedium Vitae
-Oscar Wilde

Trafiggere la mia giovinezza con pugnali disperati, portare
La chiassosa livrea di questa età meschina,
Lasciare che ogni mano vile saccheggi il mio tesoro,
Immischiare la mia anima ai capelli di una donna,
E non essere che il lacchè della fortuna, – lo giuro,
Io non lo amo! Queste cose sono meno per me,
Meno della lanuggine di cardi sull’aria estiva
Che non ha seme: meglio stare in disparte
Lontano da questi calunniosi sciocchi che beffano la mia vita
Senza conoscermi, meglio il tetto più vile
Adatto a ospitare il più umile veltro,
Che tornare a quella rauca grotta di conflitti
Dove la mia bianca anima per la prima volta baciò la bocca del peccato

Tristezza della Luna
-Charles Baudelaire

Questa sera la luna sogna più languidamente; come una
bella donna che su tanti cuscini con mano distratta e leggera
prima d’addormirsi carezza il contorno dei seni,
e sul dorso lucido di molli valanghe morente, si abbandona
a lunghi smarrimenti, girando gli occhi sulle visioni
bianche che salgono nell’azzurro come fiori in boccio.

Quando, nel suo languore ozioso, ella lascia cadere su questa
terra una lagrima furtiva, un pio poeta, odiatore del sonno,

accoglie nel cavo della mano questa pallida lagrima
dai riflessi iridati come un frammento d’opale, e la nasconde
nel suo cuore agli sguardi del sole.

Il quadro che ho scelto per accompagnare questi due straordinari poeti è una delle opere che più mi incantano del periodo impressionista : “le moulin de la Galette” di Pierre Auguste Renoir
Il Moulin de la Galette era un locale dove si poteva ballare all’aperto, a Montmatre. Molti dei personaggi raffigurati sono amici del pittore, l’immagine che offre è di frescura e rilassatezza. Tutti sorridono, tutti sembrano divertirsi.
Tanto in Wilde e Baudelaire c’era la ricerca di sensazioni belle attraverso il culto del bello o dell’esageratamente emozionale, tanto in quest’opera questa ricerca avviene attraverso la semplicità delle cose popolari, come il ballo, una serata con gli amici.

Di una cosa sono certo : Wilde e Baudelaire si sarebbero divertiti un sacco al Moulin de la Galette.

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le immagini nell’aria. Dylan Thomas e Tranquillo Cremona

25 Novembre 2004 2 commenti


Concepisci queste immagini nell’aria
-Dylan Thomas

Concepisci queste immagini nell’aria,
avvolgile nella fiamma, sono mie;
contrapposte al granito,
lascia che siano grigie le due pietre,
oppure, formate di sabbia,
falle colare attraverso il pensiero,
in acqua o in metallo,
scorrenti e fondenti sotto la calce.
Scolpiscile nel sasso,
Così che, per non essere deturpate,
induriscano e riprendano forma
come segni che io non le ho umiliate
a un più frivolo stato
con la punta d’amore o il rosso calore della mano.

Dylan Thomas, ovvero il poeta intraducibile, il poeta dei giochi di parole che da soli valgono tutta la candela, ma che, tradotti perdono parte della loro potenza evocativa. Le parole come suono per porre sugli scudi un romanticismo fin quasi sovraesposto.
Contengo in me una bestia, un angelo e un pazzo.</i …. in questo modo si definiva il poeta e senza dubbio così egli visse i suoi anni.
Le poesie di questo autore sono scatole complesse, che più si girano e rigirano fra le mani e meno offrono risposte, forse perchè contengono mille chiavi di lettura o forse proprio nessuna. Se la poesia è una fiammella che brucia e poi scompare allora ha proprio senso cercarne un significato o piuttosto è meglio lasciarsi rapire dai suoi vacui ondeggiamenti che ne anticipano la fine?

Stavo rileggendo le note che ho scritto su Dylan Thomas e mi chiedevo quale opera pittorica potesse essere associata alla sua arte, per comunanza di ispirazione o per contrasto di idee. Pieno delle emozioni che la poesia di Thomas mi aveva lasciato mi sono concesso il piacere di vagare nel mia galleria virtuale di opere d'arte e confesso mi sono perso nell'ammirazione, risvegliandomi di colpo dal mio torpore davanti al quadro di Tranquillo Cremona che ho allegato.
Si intitola " la melodia" ed è un'opera del 1874.
Siamo nel pieno della "Scapigliatura" e tutto sommato in quel periodo Thomas si sarebbe trovato decisamente bene.
L'immagine dipinta è romantica e decadente. il tratto sfumato, nulla è definito tranne l'atto della protagonista, che non solo suona, ma è completamente rapita dalla melodia che sta eseguendo.
Se mai avete visto pitture che ritraggono musicisti e le confrontate con questa, noterete che mai come qui la rappresentazione dell'atto non è tecnica e dettagliata, ma emotiva e delegata alla sensazione.
Anche questa immagine, come quella della poesia di Thomas è sospesa nell'aria e sembra che non aver altro scopo che brillare per un pò di luce intensissima e poi svanire

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dieci minuti

24 Novembre 2004 2 commenti


Ho letto tutte le parole che hai scritto,
non ne ho tralasciata alcuna, stai tranquilla
ed è stata dura
Ho staccato tutte le foto dalle pareti
ho strappato dei pezzi di memoria dal mio cuore
ed era difficile andare come restare
Ho dimostrato agli amici che sapevo resistere senza te
anche per più di dieci minuti
per poi nascondermi dietro a mille maschere fasulle
ed era come se io osservassi da fuori un altro me stesso
Ho spento tutte le luci prima di andare
ho lasciato che la musica divenisse rumore sordo
e ora provo a vivere, non lo vedi che ci provo?

PS : il quadro è di Jean Richardson e si intitola Foursome

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giù, nel profondo del romanticismo

23 Novembre 2004 2 commenti


La notte si addensa attorno a me
-Emily Brontë

La notte si addensa attorno a me
selvaggio e gelido soffia il vento
ma una magia implacabile mi ha vinto
e non posso non posso fuggire.

Alberi giganteschi piegano i rami spogli gravi di neve
veloce la tempesta si fa vicina
pure non posso fuggire

Nuvole e nuvole su di me
deserti e deserti ai miei piedi
nessun terrore potrà allontanarmi
non voglio non posso fuggire

Mia sorella non ebbe per natura un’indole socievole, le circostanze favorirono e alimentarono un’inclinazione alla solitudine: tranne che per andare in chiesa o per fare una passeggiata sulle colline, ella raramente varcava la soglia di casa?quanto la sua mente raccoglieva della realtà che le toccava, si riduceva troppo esclusivamente a quei tragici e terribili caratteri di cui la memoria ?è costretta a recare l’impronta. La sua fantasia, che era più tenebrosa che solare, più vigorosa che giocosa, trovò in quei caratteri il materiale da cui trasse creature come Heathcliff, come Earnshaw, come Catherine?
Con queste parole Charlotte descrive la sorella nella prefazione a “cime tempestose”
Emily abitò in una casa desolata con il cimitero in fondo al giardino. Insieme ai suoi fratelli ne vedeva quotidianamente i simboli: le lapide inclinate lambite solo dal vento dell’est, ma la morte per lei non era qualcosa di misterioso o di orrendo ,era l’inizio e non la fine.
Qualche giorno dopo la sua morte la sorella scrisse: “Non occorre più aver paura del vento tagliente. Emily non può sentirlo.”
All’uscita del romanzo, sempre la sorella Charlotte, commentò “Ellis (pseudonimo di Emily) ha una mente forte ed originale, ricca di un potere cupo e strano. Quando scrive poesie quel potere si esprime in un linguaggio concentrato, elaborato e raffinato al tempo stesso, ma in prosa erompe in scene che, più che attrarre, traumatizzano

Ieri descrivendo “l’urlo” di Munch avevo fatto alcune considerazioni sul fatto che il dolore del protagonista fosse in grado di coinvolgere la natura e non le persone. Negli scritti della Bronte ho la sensazione opposta, ovvero che la natura aspra e fredda osservi immutata all’esplodere del dolore e delle passioni, che invece coinvolgono completamente l’animo delle persone.
La luce che Emily Bronte mette nelle sue opere è sempre piuttosto violenta e diretta. Non so perchè, ma c’è un quadro , noto come ” l’arcobaleno su Hampstead Heat” di John Constable, che mi richiama alla memoria i luoghi di Cime Tempestose. Forse perchè questo artista , contemporaneo di Emily, è stato uno dei capisaldi della corrente pittorica romantica, vuoi perchè in questa opera, forse una delle ultime della sua vita, la rappresentazione dei luoghi sembra quasi sconfinare nell’astrattismo, lasci quasi libera la mente di vagare per quei luoghi aspri tastandoli non con la percezione fisica delle cose, ma con quella intimamente psichica, interiorizzando le immagine e trasformandole in emozioni.

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notizie dal mondo – contributo di Paola

22 Novembre 2004 2 commenti

Ricevo e pubblico integralmente da Paola

Caro Renato,
vuoi per cortesia mettere questo messaggio nel tuo blog?
Purtroppo quello che c’è scritto è tutto vero e purtroppo questa
notizia, che secondo me è gravissima, viene nascosta. L’unico giornale
che che ne ha parlato è L’Unità.
Gli animalisti non sono bellicosi e di sicuro non sono così scemi da
provocare le forze “dell’ordine” schierate in assetto anti sommossa! A
me ricorda tanto Genova…. meno male che l’Italia è un paese
democratico dove manifestare è un diritto.
Io credo che queste vicende non facciano che accreditare le frange
estremiste dei movimenti di opinione e esacerbare gli animi alimentando
il desiderio di vendetta.
Ciao
Paola

mail di testimonianza
Destinatario [AgireOra] [APPELLO] URGENTE Sulle cariche della polizia da
Morini- date la vostra testimonianza.

Ieri ho partecipato alla manifestazione e sono rimasta allucinata da
quello che ho visto e vissuto in prima persona; il corteo s’e svolto
abbastanza pacificamente, anche se ci sono state persone residenti che
dai giardini delle loro case ci lanciavano sassi e ingiurie del tipo ”
speriamo che vi mandino tutti in ospedale “!!!! Una volta arrivati ai
cancelli del Morini le cose sono davvero degenerate; quello che ho
potuto vedere io un piccolo gruppo di manifestanti ha lanciato verso il
blocco della polizia petardi e alcune manciate di ghiaia poi la carica
delle forze dell’ordine è stata violentissima, hanno iniziato a
manganellare tutti, cani compresi, persino persone con stampelle, sulla
sedia a rotelle, continuavano a picchiare anche le persone cadute a
terra e gia insanguinate!
Ci hanno accerchiato, non potevamo scappare in nessuna direzione, e
nonostante continuassimo a dire che non avevamo fatto niente, stavamo
con le mani alzate, le percosse non si arrestavano, anzi inseguivano chi
osava muoversi.
Alla prima avvisaglia di carica io sono scappata in una direzione
qualsiasi, sentivo arrivare manganellate da ogni parte e sono stata
colpita sulla schiena e sulla testa, la mia amica dopo un colpo violento
sulla testa e caduta a terra, perciò sono tornata indietro per aiutarla,
gridando alla polizia parecchie ingiurie perche si stavano comportando
cosi! Non so come siamo riuscite a ripararci dietro un muretto,poi
sempre gridando ho chiesto che facessero arrivare l’ ambulanza per la
mia amica che si sentiva svenire e stava davvero male e per una ragazza
che stava vicino a noi con tutto il volto insanguinato. Qualcuno della
polizia mi ha minacciato di picchiarmi ancora se non mi fossi mossa da
li o se per lo meno non avessi smesso di urlare, qualcuno dei
manifestanti mi ha detto che le ambulanze c’erano ma non potevano
passare perchè bloccate dai mezzi blindati della polizia. Dopo un bel
po’ di tempo, circa venti minuti è arrivata una persona della croce
rossa che s’e prestata a soccorrere la mia amica, allo stesso tempo una
poliziotta voleva trascinarmi sul furgone ma io ho fatto resistenza
nonostante mi tirasse per il capelli e per le braccia, e per quanto io
protestassi mi ha strappato la borsa dalle mani e mi ha preso i
documenti a forza ! Ci hanno gridato frasi altamente offensive, dicendo
tra l’altro, che se non volevamo venire pestate non dovevamo partecipare
alla manifestazione, alla faccia dei diritti civili e di dissentire e
manifestare !!!!!!!!!!!!!
Poi la mia amica ferita e stata portata al Pronto Soccorso di Montecchio
con l’ambulanza, dove le hanno riscontrato un trauma cranico, io invece
cercato con tanti altri di raggiungere l’auto per scappare, ma una volta
arrivati in piazza vediamo che la polizia ci carica un’altra volta per
cui cercavamo di proteggerci almeno la faccia mentre stavamo correndo in
cerca di un riparo.
Un’altra ragazza che era con noi ha trovato rifugio nel cortile di
un’abitazione privata, visto che gli animalisti inseguiti dalle forze
dell’ordine hanno praticamente sfondato la recinzione, un altro ragazzo
del nostro gruppo e riuscito a mettersi in salvo in una cantina privata.
Dopo 24 ore sono ancora sotto choc ,io non mi sono fatta visitare
all’ospedale abbiamo solo aspettato che venisse dimessa la nostra amica,
quella colpita più violentemente. Al Pronto Soccorso ho visto ragazzi e
ragazze di tutta Italia feriti, fratture al viso, ai polsi, alle
mani,alle caviglia, tagli più o meno profondi su ogni parte del
corpo,contusioni varie.
Non è la prima volta che partecipo ad una manifestazione animalista ma
di sicuro è la prima volta che vedo sfociare tanta violenza!
L’impressione che ho avuto io è stata quella che le forze dell’ ordine
abbiano voluto impartire una dura lezione ai manifestanti, forse
nell’intento di dissuaderli dal ripetere queste esperienze.

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emozioni forti osservando " l’urlo" di munch

22 Novembre 2004 1 commento


Camminavo lungo la strada con due amici
quando il sole tramontò
il cielo si tinse all?improvviso di rosso sangue
mi fermai, mi appoggiai stanco morto a un recinto
sul fiordo nerazzurro e sulla città c?erano sangue e lingue di fuoco
i miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura
e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura.

In questo modo Edvard Munch descrive, nel suo diario, la sua opera più famosa : “l’urlo”.
L’uomo che urla nella pittura è proprio lui, l’artista.
Il quadro è tagliato in diagonale dal parapetto del ponte sul quale camminano Munch e i suoi amici. Sulla destra il paesaggio è innaturale, freddo. In alto il cielo è striato , con colori caldissimi. L’ambiente assume una connotazione molto drammatica
L’uomo che urla pare quasi sia privo di una struttura ossea, è sinuoso, molle, quasi sia una sorta di spirito. I tratti del viso sono appena accennati, è senza naso o quasi, lo sguardo esprime allucinazione, la bocca è colta quasi da uno spasmo innaturale. E proprio dalla bocca aperta che esce l’urlo che da il nome all’opera. Un urlo che si perde nei tratti sinuosi delle onde del mare, che determina le striature del cielo e l’ondeggiare sinuoso del corpo senza sostanza dell’uomo.
Il profondo contrasto che emerge da questa opera è rappresentato dal corpo dei due amici, che , al contrario di tutto il resto sono rigidi e impassibili, assolutamente incuranti dell’angoscia del protagonista.
L’Urlo è un quadro da leggere, racconta una storia tragica, una storia di rapporti umani, di falsità se vogliamo, di indifferenza e di profonda e intima disperazione
A mio modo di vedere è come una violentissima esplosione psichica, quasi che l’immane pressione dei tormenti del protagonista si scarichi in questo urlo capace di sconvolgere la staticità della natura, ma non l’indifferenza umana.
Non si tratta di liberazione, non un solo elemento in questa pittura meravigliosa porta a credere che ci sia una forma di consolazione per il protagonista : infatti il grido non può essere avvertito dagli altri.
E’ un urlo di dolore, dolore che vorrebbe uscire dall’anima del protagonista, che è colto dalla natura, ma non dagli “altri”
Per questo l’uomo porta le mani al volto, per questo lo sguardo è allucinato e incredulo : perchè per tanto urli solo il vento, il mare e il cielo sono capaci di capire il dolore
E così l?urlo diviene una cosa intima ed introspettiva.
Come al solito , si resta soli con il proprio dolore.

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due passi nel surreale , Dalì e Ferlinghetti

19 Novembre 2004 Commenti chiusi


L’occhio del poeta guarda in modo indecente? di Lawrence Ferlinghetti

L’occhio del poeta guarda in modo indecente
e vede la superficie del mondo rotondo
con i suoi tetti ubriachi
e oiseaux di legno sui fili del bucato
e i suoi maschi e le sue femmine d’argilla
con gambe bollenti e seni a bocciolo
in letti con le rotelle
e i suoi alberi pieni di misteri
e i suoi parchi domenicali e le statue mute
e la sua America
con le sue città fantasma e Ellis Island vuote
e il suo paesaggio surrealista di
praterie svagate
periferie di supermercati
cimiteri riscaldati a vapore
e cattedrali protestanti
un mondo a prova di baci di sedili di cesso in plastica tampax e taxi
cowboy da spaccio e vergini da las vegas
indiani espropriati e matrone pazze per il cinema
senatori non romani e obiettori senza coscienza
e di tutti gli altri fatali frammenti tranciati
del sogno degli immigrati diventato troppo vero
e smarrito

tra la gente stesa al sole

Ferlinghetti, ovvero uno dei poeti più letti negli Stati Uniti. Della poesia dice :

“Allora, oggi e sempre, esistono solo tre tipi di poesia: quella supina, quella seduta e quella in piedi.
La prima è sdraiata, arresa allo status quo, e perciò quasi irrilevante.
La seconda è quella che scrivono i cantori dell’establishment, e quindi è noiosa come tutte le cose già note e prevedibili.
La terza è l’unica capace di cogliere un’emozione, tradurla in parole, e trasformarla di nuovo in emozione quando qualcuno le legge.
E’ attiva e spaventosa.

Leggendo per la prima volta le liriche che ho copiato sopra ho provato una sensazione di rappresentazione surreale del mondo, fatta di immagini sghimbesce, di luci irregolari, di colori vividi. E allora ho pensato a quale pittura mi ha dato una simile emozione, mi sono chiesto quale fra gli artisti ha dipinto il mondo usando questo modo, questa continua ricerca dello stupire e del prevaricare la realtà. Mi è venuto in mente Salvador Dalì, colui che si definì “l’unico vero artista surrealista esistente”.
Ho scelto “persistenza della memoria” , che è un’opera straordinaria.
Il pittore rappresenta il tempo. Lo filtra attraverso la sua sensibilità, le sue paranoie e lo mette in crisi. Il tempo secondo Dalì è dilatato o contratto dalla memoria. Per questo motivo nel quadro gli orologi sono flosci, deformati. La percezione del tempo è quindi soggettiva , legata a ciò che proviamo in termini di sentimenti ed emozioni.

Ferlinghetti e Dalì, ovvero un unico modo “indecente” di osservare il mondo

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"il ponte in pietra" di Rembrandt accompagnato dal grande bardo

18 Novembre 2004 1 commento


Il bello di internet, per un appassionato di arte come me, è che consente di “possedere” la più incredibile e bella collezione di quadri, senza avere il becco di un quattrino.
Oggi ho davanti a me un quadro stupendo, che mi da emozioni molto forti : “il ponte in pietra” di Rembrandt
Questo, secondo me, è un quadro che sa di vento e di temporale, come in quelle giornate di prima estate, quando un vento forte dona momenti di azzurro intenso circondato da nubi minacciose di pioggia.
Inoltre questa è una pittura particolare : si tratta infatti di uno dei pochissimi “paesaggi” realizzati da Rembrandt. Ma con una particolarità.
Tutti i “paesaggi” tendono a dare all’osservatore una descrizione del luogo molto ricca di dettagli, di elementi molto spettacolari; nel “ponte” di Rembrandt tutto ciò non succede. Egli punta a colpire direttamente la nostra sensibilità descrivendo un luogo anonimo ma pieno di luce, di odori, di umidità e così via.
Sebbene siamo in pieno barocco, questo quadro pare quasi anticipare gli elementi romantici del XIX secolo.

Per accomagnare questo quadro stupendo, ho scelto un sonetto di un autore che è così grande da rendermi incapace di ogni commento :

Il mio occhio si è fatto pittore (Sonetto 24) – William Shakespeare

Il mio occhio si è fatto pittore e ha tracciato
la forma della tua bellezza sulla tavola del mio cuore.
Il mio corpo è la cornice in cui essa è tenuta,
e, fatta in prospettiva, essa è la migliore arte del pittore:
perché attraverso il pittore devi vedere la sua maestria,
per scoprire dove sia la tua fedele immagine dipinta,
che sempre pende nella bottega del mio petto,
nelle cui finestre si specchia il vetro dei tuoi occhi.
Ora vedi che bei servigi gli occhi hanno reso agli occhi:
i miei hanno ritratto la tua figura, e i tuoi per me
sono finestre sul mio petto, attraverso cui il sole
si diletta a sbirciare, per ammirare, là dentro, te.
Ma agli occhi manca l’abilità che dia grazia alla loro arte:
ritraggono solo ciò che vedono, non conoscono il cuore.

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