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Archivio Gennaio 2005

i giorni della memoria

29 Gennaio 2005 3 commenti


Oggi la memoria è come un vecchio che giace in un ospizio. I familiari che lo vanno a trovare sempre meno spesso ne ricordano i meriti parlando con gli estranei, per alleviare il senso di colpa delle proprie mancanze. Per contro, quando si trovano in intimità, magari intorno alla tavola imbandita, ne rammentano i difetti, per giustificare con sé stessi lo stato di abbandono in cui hanno lasciato il vecchio congiunto.

Mentre questo ciclo di sentimenti contrastanti si compie, qualcuno attende che il vecchio muoia, e con lui i suoi compagni di degenza. Questo qualcuno pensa che quell?ospizio sarebbe meglio chiuderlo, e nei suoi locali aprire qualcosa di più redditizio, di più fruttifero.

La mia opinione è che quando il vecchio e i suoi compagni moriranno, il signor qualcuno non riuscirà a mettere in atto i propri propositi. Questo perché l?edificio vuoto servirà presto come ospedale da campo, per i feriti di una nuova guerra che il signor qualcuno per primo avrà contribuito a far scoppiare. Devil Buio

Eppure troppo spesso il tempo cancella i ricordi. Troppo spesso la quotidianità smussa gli spigoli della storia. Troppe volte la crudeltà si misura sul numero di vittime, quasi che solo oltre una certa cifra ci si debba commuovere. Tante volte si associa la memoria alla retorica.

Le prevaricazioni razziali sono solo la vetta di un monte altissimo fatto di spocchia, di ipocrisia e di pregiudizio. Ogni volta che non si tollera che il prossimo possa pensarla in un modo diverso, ogni volta si perseguitano delle persone per le loro idee, per il loro modo di essere, per la loro religione, ogni volta che cediamo all?intolleranza creiamo i presupposti affinché la storia sia accaduta per nulla. I milioni di vittime del nazismo e del fascismo non possono e non debbono essere dimenticati.

I crimini contro l?umanità che si sono perpetuati e si continuano a perpetuare non devono essere perdonati.

Questo è secondo me il senso dei giorni della memoria. Renato

Ma l? ?odio per il diverso? comprende l?antisemitismo senza definirlo specificamente. E?, infatti, una definizione così generica da abbracciare senza distinzioni qualunque ostilità verso gli ?altri?, dal campanilismo fino al razzismo. Nell?immaginario antisemita, più che un diverso l?ebreo è un deviante che, grazie a un suo potere globale, conforma ai suoi interessi l?andamento della politica, della cultura, dell?economia.

Come ci si difende dall??odio per il diverso?? Difendendo la Libertà.

Bisogna rivendicare i diritti di tutti: la libertà e la dignità di ognuno a garanzia anche della propria. Credo che i più importanti esiti di emancipazione si siano verificati quando nelle leggi e nel senso comune hanno prevalso princìpi universalisti. Spetta a ognuno di noi, poi, valorizzare le nostre differenze, le nostre tradizioni e la nostra fede. Miriam

La diversità, infatti, è ricchezza, la diversità è vita, in tutta la natura e perché no tra gli uomini?! Tempo fa ho avuto modo di parlarne con giovani studenti che hanno immaginato una cosa bellissima, a mio parere, e molto utile per ?non dimenticare?, senza retorica e senza parole vane, eccola, ve ne regalo una piccola parte:

?Finalmente si può riprendere la traversata, la “Diversità” si avvia in mare aperto, le vele che la spingono hanno nomi evocativi: “Dichiarazione dell’ Unesco su identità, diversità, pluralismo”;”Convenzione di Rio de Janeiro sulla diversità biologica”;
“Viaggio alla fine del millennio”, di Abraham B.Yeoshua

La “Diversità” leva le ancore e si dirige in mare aperto, alla ricerca di qualche segnale per definire la rotta che, ancora una volta risulta incerta!
Dopo aver percorso un breve tratto di mare, i naviganti, che sono saliti tutti sul ponte, avvistano due luci intermittenti che lampeggiano in lontananza come se volessero richiamare la loro attenzione.

Il timoniere dirige la nave verso i due punti luminosi ed i viaggiatori si sporgono dal ponte per vedere meglio e capire di cosa si tratta; man mano che la distanza diminuisce scorgono due navi ed i nomi di ciascuna sulle rispettive fiancate: “Diversità biologica” e “Diversità culturale”.

La curiosità è tanta, supera la paura dell’ignoto! Senza ascoltare i suggerimenti del capitano, la maggior parte dei viaggiatori si precipita a bordo della “Diversità biologica”, mentre, solo pochi salgono sulla “Diversità culturale”.

I più sono stati attirati dalla “forma” della nave: vedono alberi, fiori, uccelli, piante ed animali bellissimi e variopinti disposti in modo armonico intorno allo scafo, sul ponte, sulle paratie ed intorno all’albero maestro, non si accorgono dei suoni e dei rumori cupi che, insieme ad odori sgradevoli provenivano dalla stiva. Ai pochi che salgono sulla ?Diversità culturale? si presenta uno spettacolo che li sgomenta: tutto aveva la forma di corpi umani, alcuni erano snelli, longilinei, altri più massicci e brevilinei, capelli biondissimi, accanto a chiome corvine, pelli chiare, rosee e diafane, altre brune, nere, gialle; negli occhi, sguardi perplessi e sospettosi, dalle bocche uscivano suoni e parole che si mescolavano in una sorta di nuova Babele.

Lo scambio di opinioni, che avviene nel salone principale, fa cambiare idea ad alcuni dei viaggiatori che erano saliti precipitosamente sulla “Diversità biologica” e che sono spinti, così, ad unirsi a quelli che avevano deciso di proseguire il viaggio sulla “Diversità culturale”?.? Mirisole

Che altro possiamo fare, noi, sensibili a questo destino che ha travolto milioni di genti incolpevoli se non del diritto di “credo”, massacrati da pazzi guidati da un pazzo. E ora, 60 anni dopo, cosa è cambiato? Forse la tecnica omicida, forse le armi più intelligenti (!), genocidi perpetrati su gente che non ha altro che un telo per sdraiarsi e una latta per dell’acqua sporca.

Forse abbiamo già dimenticato le tragedie dei Balcani, del Caucaso, del Sud-Sudan, del Centrafrica, della Sierra Leone, del Mozambico, dei dittatori di paesi asiatici, di un ?cowboy? che dichiara che non se ne andrà: “sino a che non avremo finito”. Finito cosa? Di una Terrasanta, culla delle maggiori religioni monoteiste, che si ostinano a insanguinare.
Dovremmo ogni giorno dichiararlo giorno della memoria per ogni morto per mano di despoti, dittatori, premier, capi di stato, presidenti… sanguinari.
shalom, pace, peace, pax……. Alessandro

Una bella sfida, trovare qualcosa che dall?Olocausto possa congiungersi all?Utopia.

Tra i tanti che passarono dai campi di sterminio, ci fu uno psichiatra ebreo, Viktor Frankl. Il trattamento subito non fu differente da quello degli altri. Racconta che l?immaginazione lo aiutò a sopravvivere. I suoi carcerieri potevano togliergli tutto, tranne i suoi pensieri ?Egli avrebbe potuto decidere da sé in quale misura quanto gli stava accadendo avrebbe potuto influire su di lui.? Per tutta la sua detenzione, si immaginò libero, quando quella storia avrebbe avuto fine (perché anche gli incubi possono finire), in una sala per le conferenze, ampia e riscaldata, a raccontare la sua storia. Questa sua forza intellettuale fu di aiuto a lui, a chi condivideva la sua situazione, persino ai suoi aguzzini. E la fine della guerra lo ritrovò vivo, nella situazione che si era immaginato e che l?aveva condotto proprio in quella sala. Fabrizio

Così come ogni uomo ha, nella comprensione del proprio vissuto, la
chiave di volta per realizzare la propria personale individuazione,
anche nell’analisi della Storia si trova lo strumento per essere
consapevoli di ciò che accade nel tempo presente. Memoria significa
ricordare per essere in grado di riconoscere. Stefano

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mostro spaventoso, superincubo

28 Gennaio 2005 6 commenti


Nel corso della vita ci si imbatte in numerosi principi, che , nel bene e nel male condizionano la nostra esistenza.
Uno dei beni più preziosi che ci capita di scoprire per poi cercare , spesso inutilmente, per tutta la vita è la Libertà.
Ma quante volte noi siamo in grado di coesistere con la Libertà e le sue esigenze? Quante volte sappiamo rispettare le necessità altrui?
Questa storia si intitola : mostro spaventoso, superincubo

Lei sembra una signora
Lei sembra una mantide
Lei è un mostro spaventoso
Che mi fa correre
Correre spaventato
Lei stabilisce le regole
Lei adora socializzare
Lei è gelosa della sua natura
Lei non fa differenze fra i suoi amanti
E muore se la si imprigiona
Mostro spaventoso
Superincubo
Mi fa correre
Correre spaventato
Oh si
Lei è la mia passione
Si chiama Libertà

Il quadro che accompagna è “oak leaves” ed è di Georgia O’Keeffe

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Nessuna gara

27 Gennaio 2005 1 commento


C’è un’umanità che urla e un’altra che se ne sta con la testa bassa, appoggiata all’angolo di una strada. In un mondo soggetto alle luci al neon, perennemente bagnato dalla pioggia, il nostro eroe gira per le strade di una città perfettamente identica a mille altre, in cerca, forse di una via di fuga. Fuga che non è possibile , perchè ormai c’è nessuna gara

Ci sono le ombre,Tante
Che si formano grazie alla luce vivida dei lampioni
Mentre la città si scioglie corrosa dall?acido
E non c?è gara

Non sono più
Quello che ero prima
Devastato e annichilito dai reality show e dall?abuso di stupidità
E non c?è più gara

Cercano sempre un target
La donna sulla strada si frantuma in mille pezzi
La lapide sulla mia tomba porta scritto Inutile
E non c?è più gara

Così aspettiamo domani
Tenendo insieme i pezzi rotti
Guardando il profilo distorto dell?umanità
E la bambina all?angolo della strada vende fotografie dell?orrore
Nessuna gara ormai

Il quadro che accompagna è di Laurence e si intitola “a l’oreè du bois”

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Lo sterminio (shoah)

26 Gennaio 2005 2 commenti


la fotografia si intitola “Une exécution massive de Juifs en Ukraine occupée”

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fra il tic e il toc

25 Gennaio 2005 4 commenti


Alcune volte nella vita tutto diventa frenetico e si fanno azioni che si succedono le une alle altre senza che si approdi ad altro posto che quello di partenza. Questa storia si chiama “fra il tic e il toc

Sto correndo via
Devo cercare una casa
Sono perso nella folla
Ma mi sento solo
Guardo avanti
Ma sto sempre indietro
Non sto diventando lento
Ma solo gentile
Chiudo i miei occhi
Nessuna sorpresa
Sono sempre qui
Non conto il tempo
Ho provato a sperare
E non ho ottenuto nulla
Tengo un profilo basso
Ma le botte cadono dall?alto
Ho i piedi per terra
Ma la testa è smarrita nel cielo
Guardo al futuro
E sono impantanato nel passato
Penso che non potrò perdere
Quando lo scopo è arrivare ultimo
Realizzo
Senza sorpresa
Che nulla è chiaro
Anzi, sono all?oscuro di tutto
Sono sulla palla
Ma non segno mai un punto
Il sole mi brucia
Ma ho paura del buio
Ho comprato una torre d?avorio
Un panorama come quello che vede Dio ogni mattina
Ma soffro di vertigini
E con il sacco di tempo che ho
Ho nulla da fare
Così mi compiango e mi riesce bene
Il più grande dispiacere
E la cosa non mi sorprende affatto
È sparire
Per scoprire che anche nel luogo più nascosto
Tu non ci sarai
E dovrò correre via
Di nuovo

Accompagna il tutto un quadro intitolato “dark tree trunks” di o’keeffe

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Dada: ovvero l’arte che sculaccia se stessa

24 Gennaio 2005 5 commenti


Il quadro che ho allegato si intitola “la Vergine sculaccia Cristo bambino davanti tre testimoni: André Breton, Paul Eluard ed il pittore” ed è di Max Ernst.
i tre testimoni osservano l’azione da una finestrina e sembrano piuttosto imbarazzati, la Madre invece pare sia piuttosto arrabbiata, segno che il Bambino deve averla combinata grossa, tanto che il pittore sottolinea l’evento dipingendo l’aureola dell’infante ai piedi della donna e non nella classica posizione sospesa sopra la testa. (e infatti l’aureola di Maria è al suo posto, segno che lei ha ragioni da vendere)
Che avrà combinato Gesù? forse una delle cose terribili che descrivono i Vangeli apocrifi, forse , probabilmente è solo un bambino che fa i capricci.
Ma lo scopo del quadro, a mio modo di vedere, non è quello di mostrare i capricci di Gesù, ma di irridere a tanta “cultura” che ha sempre rappresentato questa coppia nell’atto di autocelebrarsi. La cultura che non riesce a uscire dagli schemi e dalle consuetudini.
La corrente dada trovò linfa vitale in modo pressochè contemporaneo in svizzera e negli stati uniti, fra il 1916 e il 1930 col programma di demistificare, ironizzando , tutti i valori costituiti della cultura, attraverso un’azione che riportasse il soggetto sull’idea di primitivismo, di spontaneità , di non integrazione dell’artista col mondo che lo circonda. Il nome stesso del movimento , che nel suo non-senso stava a significare l’inutilità della scrittura nella creazione poetica rappresentò una provocazione e una innovazione culturale.
Il linguaggio , la provocazione, l’innovazione (si deve al dadaismo l’invenzione del fotomontaggio), la rottura degli schemi sono gli insegnamenti che si traggono da queste opere, da questi sperimentatori appassionanti

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notizie su Lovetown

24 Gennaio 2005 1 commento

Lovetown è una città della fantasia. Un luogo dell’immaginazione dove tutto è perfetto, ogni cosa è pensata a misura d’uomo.
In questa città smisurata e bellissima l’umanità è servita di ogni cosa si possa desiderare. Non manca proprio nulla.
E’ un mondo senza desideri perchè tutti i desideri sono soddisfatti.
Il governo di Lovetown pensa solo agli interessi della res publica, con una dedizione e uno spirito di servizio tali da rendere la vita di tutti agevole e semplice.
Ma a Lovetown c’è in realtà un problema, un problema la cui natura è avvolta nel mistero e al quale gli scienziati non hanno saputo dare una risposta. Succede, non a tutti e non tutte le volte, che le persone si sentano tristi. Succede che quel mondo perfetto risulti ai loro occhi di plastica e falsificato, succede che le musiche che accompagnano la giornata di tutti, diventino una cacofonia. In quei casi lo spirito della persona si anima e parla della sua sofferenza.
Si tratta del male oscuro del benessere oppure è il mondo di Lovetown ad essere solo una immensa operazione di facciata?

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lovetown utopia

21 Gennaio 2005 3 commenti


Il sole brilla alto su Lovetown. La televisione ha annunciato il taglio delle tasse, la riconoscenza della popolazione è tangibile. Uno nuovo spot informa che per l’estate è di moda inseguire la fidanzata fino a Miami, solo per restare scornarti e scoprire che lei è volata a Bogotà.
La pace regna sovrana e tutto va bene, è tempo di Lovetown Utopia

Ii ammma oo ii ammma oo
ii ammma oo ii ammma oo
ii ammma oo ii ammma oo

Cammini sotto lo stesso cielo
Dormi sotto le stesse stelle
Respiri della stessa aria
Bevi la stessa acqua

Mai più
Mai più
Mai più

Differenze fra noi

Mai più, mai più
Mai.

il quadro che accompagna è di una artista americana, Mitchell e si intitola Chord

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Lovetown girl

20 Gennaio 2005 1 commento


La giornata si accende insieme alla televisione, donne di plastica e satiri stagionati augurano il buongiorno ai cittadini di Lovetown.
Quale giornata in quale posto del mondo potrebbe iniziare meglio?
Questa è lovetown girl

L?acqua della doccia, come pioggia
Scende il suo corpo
Fino a sparire nel vapore
Lo sguardo degli uomini, come un rampicante
Sale dai piedi
Stringendola in spire di desiderio
Davanti a lei, come il suo passato
Il futuro è una linea che porta da nessuna parte
Si perde nell?orizzonte
Attorno, prigioniere dei cartelloni della pubblicità,
Ragazze ammiccanti le promettono il paradiso
Dietro al tappo della bibita
La tv sempre accesa le ha spiegato
Che lei sogna di essere femminile
Perché al suo uomo piace così
Va tutto bene , dice fra se
Va tutto bene, non fosse che piange
E non sa il perchè

Il quadro è di una artista americana che si chiama Elisabeth Murray e si intitola “can you hear me?”

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lovetown river

19 Gennaio 2005 2 commenti


Ogni fine settimana il nostro eroe, cittadino di Lovetown, passa molto tempo in riva al fiume, sostenendo di essere pescatore.
La solitudine e il silenzio suscitano in lui pensieri che possono crescere e fortificarsi presso il Lovetown river

Seduto sulla riva del fiume
Del cambiamento costante
Guardando da dove arriva la corrente, che scorre rovinosa,
Capace di erodere le sabbie del tempo
Lascio volare distante il mio Io
Affinché sia lontano per osservare la mia vita
Oltre la collina dei rimpianti, oltre la piana della consuetudine
Oltre le cime innevate della speranza
E l?uomo seduto con il viso fra le ginocchia
Chiede l?elemosina
E ottiene due noci e un bottone
Perché questo mondo è spietato
Perché le scelte sono compiute
E non siamo stati noi a scrivere la nostra parte
Seduto sulla riva del fiume
Del cambiamento costante
Scopro che tutto cambia meno il mio destino
Meno il mio destino

Il quadro, di Colette Hugot, si intitola “ma petit”

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