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Archivio Febbraio 2005

Guarda

28 Febbraio 2005 4 commenti


Non ci piacciamo, non ci amiamo, non ci consideriamo. E’ la vecchia cara storia della mia adolescenza, della mia vita. Credo sia capitato a tutti di pensare una volta così. All’inizio abbiamo una lunga strada davanti e pensiamo abbia mille incroci. Poi scopriamo che gli incroci esistono, ma spesso non siamo noi a guidare.
Questa è “guarda”

Accetta quello che fai
Non rimpiangere mai
Se non ti piace , vedrai
Non cambierai
Mai

Cerca quello che vuoi
E non nasconderti mai
Guarda dietro di te
Scopri come sei
E sei

Guarda che cielo che c’è
Guarda il sole come brilla
Guarda dove vai
La tua strada è tracciata
Sempre

Il quadro che accompagna è di Magritte e si intitola “chiave di ghiaccio”

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l’ omino

25 Febbraio 2005 1 commento


Immaginiamo di vivere in un Paese governato da un omino tanto piccolo da suggerire l’idea di un hobbit. Non è per le sue dimensioni ridotte che è famoso, nemmeno perchè è ricchissimo. E’ famoso perchè è perseguitato.
Sebbene lui si prodighi per il suo Paese, alcuni uomini cattivi lo perseguitano. Lui soffre molto per questa situazione. E più soffre e più si impegna e più si impegna più guadagna.
Questa è la sua storia, si intitola : “L’omino”

L’ omino piccino
Piccino picciò
Si alzò al mattino
“e tanto farò”
al lavoro prestino
prestino andò
a salvare lItalia
“solo io potrò!”
e presto una legge
e subito un timbro
che il piano mi regge
che mi inquinano il lambro
ma luomo cattivo
di toga vestito
non aveva un motivo
era uom di partito
disse all’ omino piccino
piccino picciò
che troppe persone per qualche soldino
per qualche affare sbagliato in passato comprò
che uomo cattivo che cuore ingrato
ci deve esser un motivo percui lo chiaman magistrato
ma torniamo al lavoro
dimentichiam questo orpello
che io nel bene dimoro
mi amo per quello
e se ti dico son unto.
nota, lo segue il punto
è perché non son sporco
Gesù non mi fa torto
Certo qualche soldino me lo son guadagnato
Ma in tutta litalia chi non ha mai rubato?
E se non so cosa dire, se non son preparato
Ti conto una storia e sei belle fregato

Accompagna questo scritto un quadro di Magritte intitolato “il telescopio”

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la predica

24 Febbraio 2005 5 commenti


C’è un affresco di Giotto che mi ha sempre affascinato. E’ noto come “San Francesco predica agli uccelli”.
Ho sempre trovato strano, forse anche esagerata l’idea dell’asceta di assisi che passava il tempo a predicare agli animali, gli uccelli, il lupo; al tempo stesso mi sono sempre chiesto come mai un pittore decidesse di dedicare tanto spazio della sua opera a questo episodio.
Infatti la vita del santo è così ricca di episodi che il pittore non avrebbe avuto difficoltà a trovare casi più eclatanti.
La prospettiva cattolica suggerisce che il pittore volle mettere in evidenza il fatto che il santo, mite e umile, predicava “anche” agli uccelli, ovvero tutte le “creature” figlie di Dio.
In realtà il contesto storico deve essere messo bene in evidenza.
Prima di diventare Santo, Francesco fu in odore di eresia, il papa ebbe non pochi ripensamenti prima di riconoscere l”ordine, specialmente per motivi legati alla volontà d.ei farti francescani di abbracciare la povertà assoluta, apostolica
Ricordiamo anche che in quei tempi era concesso se non per editto vescovile a nessuno di conservare un Vangelo in casa, che il testo evangelico era in latino e che praticamente tutti erano analfabeti.
Francesco predicava in volgare alle persone più umili, lui stesso era il più povero fra i poveri.
Nel suo affresco Giotto non poteva rappresentare uno straccione che predicava agli straccioni, avrebbe, infatti, rischiato molto e non solo perchè la Chiesa non avrebbe apprezzato i contenuti artistici, ma soprattutto per motivi religiosi e politici.
Nel medioevo il gusto per l’allegoria era molto maggiore che ai nostri tempi, Giotto infatti ricorre all’allegoria per illustrare il tratto saliente della attività di francesco : la predica ai poveri
Nell’affresco il santo non parla a degli “uccelli” , ma parla a dei poveri che sono allegoricamente rappresentati come uccelli.
Ciò che è oscuro ai nostri occhi era chiaro agli occhi della gente di quei tempi che proprio in quell’affresco si vedeva rappresentata e si sentiva alla pari con i ricchi e il clero.
San Francesco fu un innovatore. Da lui il movimento sfociò nell’ordine riconosciuto dal papa, ma anche nella pletora di frati minori che portarono in giro per l’italia idee e modelli fino a quel momento impensabili.
Il mondo moderno deve a lui molto, sebbene probabilmente lui non avrebbe voluto crediti

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la ragazza , il vecchio e il contadino

23 Febbraio 2005 2 commenti


L’uomo se ne stava coricato sull’erba verde e soffice del parco, con uno stelo in bocca a guardare il cielo. Come sempre capita quando il ragionamento cede al sonno, il corso dei pensieri divenne ben presto caotico e confuso e ciò che vide fu un gruppo di persone che danzavano unite in una sorta di trenino dell’amore. C’era qualcosa di insolito nel loro danzare, perchè, con sommo stupore egli notò che i piedi non toccavano terra.
Questa è : “la ragazza, il vecchio e il contadino”

La ragazza
Capelli neri e occhi grandi come la notte
Incontrò il suo sguardo e non ci vide amore
Incontrò il suo odio e capì che era tanto
Abbassò il capo e disperata pianse
Fu un pianto grande come grande è il mare

Il vecchio
Grande avventuriero stanco di passi e lotte
Vide che la strada deviava verso il nulla
Vide la fine in un orizzonte ardente
Abbassò il capo e disperato pianse
Lacrime amare che solcavano il volto

il contadino
Forte come un toro, come la quercia che resiste al vento
Capì che tutto andava a stagioni, stagioni brevi come la fioritura del pesco
Capì che intanto era solo fatica e mani sporche di terra ingrata,
Abbassò il capo e disperato pianse
In un silenzio che colmava il mondo

Per tutto questo non cè una soluzione
Non cè inganno e nemmeno consolazione
Ma solo grande è la consapevolezza
Che tutto passa e tutto passerà
E tutto torna e tutto tornerà
La vita gira in tondo e il centro è nulla

La ragazza , il vecchio e il contadino
Danzano lievi , un soffio sopra a tutti i libri
Alle parole e alle melodie che
Uomini pazzi han chiamato poesie
Danzano in cerchio, danzano l’amore
La vita , il destino o forse, meglio, solo
Il loro io

Il quadro che segue si intitola “la danza della vita” ed è di Munch

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Neruda

22 Febbraio 2005 4 commenti


Bruce Chatwin e Ernesto Guevara hanno saputo descrivere meglio di ogni altro il continente latinoamericano, che è un luogo di grandi complicazioni e semplificazioni. In latino america è semplice parlare perchè le lingue sono solo due, ma è quasi impossibile parlare perchè tante e tali sono le differenze fra le varie nazionalità. Anche geograficamente le cose sono “semplici” : c’è la grande foresta, le pianure infinte e la cordigliera. Alla fine c’è la Patagonia, piatta e brulla in argentina, maestosa ed emozionante in cile. Già, il Cile. Il Cile contraddice e conferma tutto quello che ho detto sopra, perchè esso stesso riflette mille differenze e contraddizioni, perchè è patagonia ed è deserto, cordigliera e mare.
Il Cile di Allende e poi di Pinochet. Terra di nemesi.
Questa è “Neruda”

Nelle infinite casualità della vita
Visse
Non disdegnando improbabili estensioni alle
plastiche deformazioni della sua traiettoria
Unito, seppur distante osservatore, al suo popolo
Esiliato, sebbene vivesse nella sua terra
La vide irrigare di sangue
Fino a morirne per la disperazione

Il quadro che segue è di un artista che si chiama Benhur Sánchez Suárez e si intitola “Sueños de Ocobo”

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tango

21 Febbraio 2005 7 commenti


Il mio continente ha la forma di un cuore. Un cuore malato , magari, ma pur sempre un cuore. Il mio continente è difficile da capire, perchè è fatto di calciatori, martiri, eroi e grandi tiranni.
C’è una poesia di Gabino Coria Peñaloza che dice :

Stradina che il tempo ha cancellato,
che insieme un giorno ci hai visto passare,
sono venuto per l’ultima volta,
sono venuto a raccontarti il mio dolore…
Stradina, che allora eri
costeggiata di trifoglio e di giunchiglie in fiore,
un’ombra ben presto sarai,
un’ombra come me…

Da quando se ne è andata,
triste vivo io;
stradina amica,
anch’io me ne vado…
Da quando se ne è andata,
non è tornata più;
seguirò i suoi passi…
Stradina, addio!…

Stradina, che tutte le sere
percorrevo felice cantando il mio amore,
non dirle, se torna a passare,
che il mio pianto la tua terra ha bagnato.
Stradina ricoperta di cardi,
la mano del tempo la tua orma ha cancellato;
al tua fianco io vorrei cadere
e che il tempo ci uccida tutti e due.

Queste parole sono divenute l’inno del quartiere (“barrio”) di Buenos Aires denominato “La Boca”, e si intitola Caminito.
Quando Juan de Dios Filiberto gli aggiunse la musica, divenne una canzone popolarissima e un vero e proprio simbolo dell’argentina
Il tango rappresenta ancora oggi l’argentina. Il tango è la musica che illustra i dribbling di Sivori, il genio di Maradona, la liricità di Borges, il dolore delle madri di Plaza de Mayo. Il tango è sentimento e passione, dolore e rassegnazione, eleganza e stile, sensualità ed erotismo.
Non c’è nulla degli sculettamenti brasiliani, nulla delle armonie andine. Il tango è come gli argentini, non discenda da nulla se non dalle navi.

Per accompagnare questo scritto, ho scelto un bellissimo quadro di un artista argentino che si chiama Fernando Shapira, intitolato “tango in blu”

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Inca

18 Febbraio 2005 2 commenti


Il turista che giri per le strade della vecchia capitale del Perù , Cusco, si troverà di fronte a un dedalo di antiche vie e prima o poi finirà al cospetto di mura monumentali, realizzate con massi enormi . Sono le antiche vestigia Inca. Di fianco , altri muri con piccoli massi irregolari, costruite dagli spagnoli
In Latinoamerica si dice che le prime le hanno edificate gli inca e le seconde gli incapaci.
Questa è : “inca”

l’uomo col vestito sgargiante
masticava coca e beveva mate
camminava sul tetto del mondo
e non sapeva chi era Dio
Nel sospiro di un attimo
Comprese che era finito tutto
Che era il suo regno era perduto
L’uomo col vestito sgargiante
Aveva la bocca piena della sua terra
Destino crudele di chi perde la guerra
Ma ora sapeva chi fosse Dio
Nel momento stesso
In cui gli spiegarono che era morto su una croce
Perché solo un Dio offeso
Può decretare un olocausto così crudele
L’uomo col vestito sgargiante
Ora trasporta la vita sulle spalle
Ancora mastica coca e continua a bere mate
Così va la vita che continua imperterrita
Su queste terre
Sul tetto del mondo

accompagna un quadro di gaugain e si intitola “il Cristo giallo”

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Cielo Blu

17 Febbraio 2005 3 commenti


Spesso mi sono chiesto quale sia il legame che tiene unito l’esporatore con la sua terra. Perchè si può esplorare per la grandezza della propria patria, ma spesso si esplora per sfuggire a un mondo, una società che è soffocante. Sono giunto alla conclusione che il legame siano solo i ricordi.
Questa è “cielo blu”

Ho perso il senso del tempo
Ho perso l’orizzonte
In questo cielo blu
Blu come i tuoi occhi
Che ti illuminano
Nessun altro luogo dove andare
Niente di meglio da sperare
Respirare il vento che soffia
Seguire la linea del destino
Sotto questo cielo blu
Così stanco di tutto questo viaggiare
Miglia e miglia lontano da casa
Mi muovo per cercare stabilità
Libero di meravigliarmi , libero di conoscere
Fino alla fine della terra, fino alla fine del cielo
Cielo blu
Blu come i tuoi occhi limpidi
Posso sentire la tua voce che mi chiama dal profondo del mio cuore,
posso vedere che mi aspetti a braccia aperte alla fine di questo viaggio
E quando saremo insieme sarà un pianto di gioia
Un pianto che non si può fermare
Ohhh
Sotto questo cielo blu
Blu come i tuoi occhi

Ho scelto “golconde” di Magritte per accompagnare questo scritto. E’ un quadro celeberrimo che tutti penso hanno visto in qualche libro.
Ognuno filtra le emozioni della pittura in accordo con la propria sensibilità; per me Golconde rappresenta il senso del viaggio e del ricordo

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L’amore e l’indifferenza del cielo

16 Febbraio 2005 4 commenti


L’uomo vive rinchiuso in una bolla. All’interno della sua bolla ha tutto quello che desidera e serve per condurre una vita normale. Questa moltitudine di bolle riempie il mondo, osservando indifferenti il destino delle altre. Ogni tanto succede che due bolle si avvicinino tanto da permettere alle persone all’interno di comunicare e giungere ad amarsi.
Ma si tratta di un equilibrio instabile, tutti sanno che le bolle prima o poi scoppiano, specie quelle così complicate. Questa è “l’amore e l’indifferenza del cielo”

Quando l’amore si spezza
È come un’onda quando incontra la scogliera
Le parole che si dicono
Si infrangono contro le rocce più taglienti
Ruggendo rabbiose
Quando l’amore si spezza
È come il temporale che colora di viola il cielo
E furioso soffia il vento
Tanto che non si può dire nulla, tanto che si ha paura
Quando l’amore si spezza
È come se i fili che governano il nostro recitare venissero tagliati
E senza forze, inanimati, a terra,
Restiamo con il sorriso dipinto a mirare il cielo
Un cielo tanto indifferente da permettere
Che gli amori si spezzino

Il quadro che accompagna questo scritto è di Monet e si intitola “la donna con il parasole”

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drunk blues

15 Febbraio 2005 Commenti chiusi


Il nostro eroe ha girato tutti i bar e i pub in una notte di depressione e difuga. Non è facile per un cuore spezzato quando la notte e il suo assordante silenzio inizia a farla da padrona. Così dopo aver annebbiato la sua mente con l’alcool, si ritrova sotto la casa della sua amata, proprio come un gatto randagio che canta in strada.
Questa è “drunk blues”

Si, amore
Sono ubriaco, credo, ma solo un poco
E non dovrei essere qui
Sotto casa tua, appoggiato al lampione
A mostrarti in che stato sono,
Ho bevuto qualche bicchiere
Qualche bicchiere di troppo
Ho tirato, da un mio amico,
Ho tirato ad andare avanti
Per non girarmi indietro
Per non voler capire di essere
Colpevole!
Colpevole per tutta la mia vita
Perché non ho mai fatto
Quello che dovevo
Non ho mai cercato di essere giusto
E così ti ho persa
Ho perso tutto quello che avevo
Così me ne sto sotto casa tua
A vedere la luce che si spegne
E immaginare, furibondo,
che ora tu sei con lui

Accompagna una pittura di John “crash” Matos intitolata “mixed signals”

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