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Archivio Marzo 2005

questo è il senso

31 Marzo 2005 8 commenti


Talvolta , magari nascosti dietro a una birra, in fondo al più nascosto dei rifugio, si lascia la testa libera di inseguire i pensieri. Seduti attorno stanno i nostri fantasmi, che guardano e non parlano.
Anche per loro c’erano momenti come questo, condizione privilegiata dei vivi è sragionare.

Ogni volta che cammino sotto questa luna
E le fattezze del mondo cambiano
Arricchendosi di ombre misteriose
Ogni volta che respiro quell?aria che sa di pioggia
E sotto i piedi l?erba è tappeto morbido
Domandandosi se è vero che forse tutto è un sogno
Ogni volta che la vita non mi pesa
E non centro con la fatica di essere
Rimandando tutto a domani, che è meglio, che è più facile
Quindi a meno che non sia vero che ogni volta io mi sbagli
E non capisca mai cosa si deve fare per essere sicuri
Essendo e non sopravvivendo, questo è il senso
Questo è il senso.

Il bellissimo quadro che segue è di Adriana Rivas e si intitola “la ofrenda”

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il deserto di atacama

30 Marzo 2005 5 commenti


atacama è uno dei luoghi più aridi del pianeta, posto a cavallo del tropico del capricorno, nel nord del Cile, è un luogo segnato da paesaggi di una bellezza senza pari . L’altipiano e la grande cordigliera , piccole oasi e villaggi di indios antichi e incontaminati, ma anche le mine, che la follia degli uomini ha deposto per proteggere i confini cileni dal nemico, in questo caso boliviano.
Il deserto è un luogo che ispira emozioni che difficilemente si possono descrivere con le parole, l’anima pare dilatarsi e il pensiero farsi più netto. Il silenzio è così diffuso e spesso da costringere le persone a sussurrare.
C’è un bel sito , scritto da Maurizio Doro, (http://www.mauriziodoro.it/Cile.htm) che racconta un viaggio attraverso Atacama, che contrappone il viaggiatore, moderno odisseo e il deserto, sterminato mare nel quale perdersi, inseguendo i propri mostri
Questa è : il deserto di atacama

La sterminata distesa di pietre
Urlo angosciato del nulla
Sotto un sole incandescente
Frustata da un vento continuo
Arido universo in cui la solitudine è padrona
Orizzonte infinito riarso e aspro
In cui tutto
Compresi i pensieri
Si muove lentamente
Nuvole rare , in un cielo sempre blu
Bianche e virginali
Scendono fino a sfiorare la terra
Con i piedi nudi
Per scoprire che tutto quello splendore brillante
Altro non sono che sassi
Sassi che feriscono e fanno piangere
Pianto che si fa pioggia
Pioggia di vita che dura un giorno
Che colora il deserto di fiori
Come se il Signore
Volesse che per un attimo solo
L?arcobaleno giacesse sulla terra

il quadro che accompagna è di una artista argentina contemporanea, Leonor Arbarellos e si intitola : “La inmortalidad y el devenir”

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un quadro.. romantico

29 Marzo 2005 8 commenti


Una amica un giorno mi ha scritto : “Ci stava meglio un quadro romantico e basta, senza scuole di nessun tipo…” commentando un’opera di Fontanesi, intitolata “aprile”. Si trattava di un paesaggio cupo e immerso nella foschia, un pò funereo in effetti.

La malinconia è cosa comune a quasi tutte le opere definite come romantiche: infatti uno dei tratti più caratteristici del romanticismo è la rivalutazione del lato passionale ed istintivo delluomo. Questa tendenza porta a ricercare le atmosfere buie e tenebrose, il mistero, le sensazioni forti, lorrido ed il pauroso. Lartista romantico ha un animo ipersensibile, sempre pronto a continui turbamenti.

L’artista romantico è fondamentalmente pessimista. Il suo confrontarsi con la realtà è così ipersensibilizzato da portarlo , a volte a generare un’arte che, non di rado, ricerca l’orrore, come in alcuni quadri di Gericault che raffigurano teste di decapitati o nelle visioni allucinate di Goya quali «Saturno che divora i figli».

Quindi in campo figurativo il “romanticismo” è incredibilmente legato alla passionalità e alle passioni intese come armonia fra uomo e natura, come religiosità, come esaltazione dei caratteri nazionalistici , distaccandosi così in modo enorme dal neoclassicismo che lo precedette e dall’impressionismo che lo avrebbe seguito.

Sembra quindi che ciò che noi intendiamo come romantico non corrisponda a quanto produssero i pittori romantici nella prima parte dell’ottocento.
Falso.
C’è un’opera , fra tutte, che è la quintaessenza del romanticismo.
L’autore è Francesco Hayez e l’opera si intitola : “il bacio”

Si tratta di una immagine che si è prestata ad usi e abusi mediatici nel corso di questi ultimi anni, che è diventata il simbolo di un romanticismo forse banale, ma che ha, in realtà, radici profondissime : vestita di abiti medievali porta a richiamare alla memoria molti di quei grandi amori tramandati da novellieri e drammaturghi, da Paolo e Francesca a Giulietta e Romeo, e così via.

In fondo se l’animo romantico era incline alla malinconia , cercava le lande brumose e viveva passioni tumultuose e tragiche (chissà perchè penso a Emily Bronte e alle sue cime tempestose), questo bacio, catturato sulla tela per l’eternità non rappresenta al meglio quelle emozioni?

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lei

25 Marzo 2005 6 commenti


Quanto dobbiamo alle nostre compagne? quante cose condividiamo tutti i giorni, quanti pensieri, buoni o cattivi, quante volte quella persona che vive un pezzo di vita insieme a noi passa inosservata come un’ombra dispersa fra mille pensieri?
Questa è “Lei”

Ascolta
Non voglio neanche raccontarti
Che ti cerco perché ti amo
Perché sono vecchio per vivere
Un amore da film francese
Triste che finisce male
Non ti ho insegnato io
A far tremare il cuore,
ma il mio è abbandonato fra le tue mani,
domani forse rimpiangeremo la realtà
ma intanto è meglio viverla
guarda
non mi sembra nemmeno vero
che sia proprio io quello a cui
ti aggrappi forte per resistere al vento
chissà cosa è successo
chissà come mai
una come te ha scelto uno come me
vuoi che sia sincero?
Penso solo a noi due
Che siamo qui
Qui in questa storia di amore eterno
Che durerà quanto può durare un amore
Ti guardo che cammini per la strada
E nemmeno guardi dove vai
Avvolta nella tua femminilità
Ti abbraccio forte
Mentre fuori piove
E nei tuoi occhi grandi
Grandi e profondi
Vedo la vita
La vita in equilibrio
Fra la gioia e il dolore
E forse proprio questo è il senso
Il senso di tanto vagare
Un istante di serenità
Circondati da tutti i nostri i fantasmi
Mentre fuori piove

Il quadro che accompagna è di Antonio Fontanesi e si intitola “aprile”

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Mirabili abbagli

24 Marzo 2005 2 commenti


In un mondo che cambia è duro fissare un momento. Tutto cambia , le sabbie del tempo svaniscono e si modificano lasciando uno scenario che non corrisponde a ciò che era prima che gli eventi accadessero. Che sia una forma compiuta o una assenza di forma, che sia semplicità o complicazione, nulla o tutto possono essere egualmenti profondi o immagini bidimensionali.
Questa è “mirabili abbagli”

Nella curiosa simmetria dell’uovo
Oppure nell’angosciante vuoto che accompagna i silenzi
C’è l’inevitabile curiosità della vita
Fatta di oggetti e di emozioni
Di semplicità e indicibili complicazioni
Tanto che il poco o il tanto
Di cui l’anima si nutre
Sono come l’effimero bruciare di un amore
Che passa e lascia il campo
Alle ceneri del rimorso

Il quadro di Salvator Dalì, “Donna con la testa di rose”, ha ispirato le parole che ho scritto sopra. E’ un’opera surrealista , quindi difficilmente è possibile dare una spiegazione. L’immagine deve suggerire emozioni e le emozioni devono saper coniugarsi con l’immagine, dove l’onirico e il mondo reale devono saper coesistere.
Ho visto nel piano di giacitura innaturale, nella presenza dell’omino bianco in distanza , nella prospettiva infinita un luogo dove depositare anche i miei mirabili abbagli

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l’inevitabile

23 Marzo 2005 3 commenti


Può succedere in qualsiasi momento, magari quando si cammina con le mani in tasca in cerca di niente e di nessuno, o quando si ascolta una musica o si legge un libro e improvvisamente appare chiaro che c’è sempre un qualche cosa di inquietante che ci accende. Non sappiamo cosa sia, ma sappiamo che ci aspetta. Questa è “l’inevitabile”

Mi siedo in poltrona
A guardare nel blu
Seguo la teoria dei fari
Le poche persone che camminano sprofondate nei loro cappotti,
Le auto che corrono veloci,
Il cane che battezza i lampioni
È notte
in questa città buia
in questo silenzioso deserto pieno di persone
che non si parlano , che non si vedono
mai
e a meno che non sia vero
che ogni respiro dimostra che sono vivo
tutta questa pace, questa solitudine
altro non è che l’ assurda quiete prima della tempesta,
quando il vento smette di soffiare
e tutta la natura aspetta l’inevitabile
seduto in poltrona
guardo nel blu
e aspetto

Ho scelto un quadro di un artista celeberrimo, Vincent Van Gogh , per accompagnare questo scritto. Si intitola “la chiesa di Auvers”.
E’ un quadro duplicemente inquietante : prima di tutto per il tratto, la pennellata tipica di Van Gogh, la scelta dei colori, ma anche perchè proprio a Auvers-sur-Oise il pittore si tolse la vita.
La sensazione che provo nell’osservare questa immagine è che l’edificio tenda a “rammollirsi” e sembra quasi animarsi di vita propria, quasi che l’artista sia così ipersensibile da vedere con occhi sovraeccitati tutta la realtà che lo circonda.

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La pace interiore di Tiziana Sotgiu

22 Marzo 2005 1 commento


Ieri ho scritto di quel bellissimo quadro che si intitola “indisturbato sonno blu”. Della stessa artista è “la pace interiore”, un olio su tela dalle caratteristiche molto gradevoli e profondamente intimistiche.
Il quadro, coloratissimo e colmo di toni caldi, mostra la protagonista intenta a meditare in riva alle acque chete di un ruscello. La presenza dei due astri nel cielo dona un carattere alieno al paesaggio, mentre in ogni dove si coglie una sensazione di tranquillità.
Se “indisturbato sonno” era una pittara blu, quasi algida, sebbene permeata di femminilità e di intimità, questa è una pittura rossa, vitale , ricca di riferimenti simbolici.
In entrambe appare chiara la dichiarata volontà della attrice di fare della protagonista femminile il fulcro attorno al quale ruota l’intero impianto pittorico.
In definitiva una opera che riposa il pensiero, che colma di tenerezza l’osservatore, il quale assiste in riverente silenzio alla contemplazione della pace fatta dalla protagonista

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indisturbato sonno blu

21 Marzo 2005 5 commenti


Indisturbato sonno blu è un quadro. Un quadro che colpisce per la tenerezza dei colori, per la femminilità del tratto.
L’autrice, Silvana Sotgiu è una ragazza che sa usare i colori a olio come pochi. Nel suo modo di dipingere ci sono riferimenti simbolici e surrealisti, testimoniati nel quadro dal pavimento di nubi che sostiene il sonno della protagonista, quasi a voler dare una visione non oggettiva ma intima e sogettiva. Non ci viene mostrata la ragazza dormiente , ma il sogno della ragazza dormiente, o, meglio l’ambientazione del sogno.
I colori predominanti , viola , ciclamino e blu, contribuiscono a rendere la visione nottura e a infondere una sensazione di profonda rilassatezza e di tranquillità anche nell’osservatore.
La caratteristica di tutte le opere di questa artista è la prevalenza della ricerca del sorriso, il desiderio di rendere sulla tela le impressioni del sogno attraverso un candore esistenziale che si esplica nel ‘simbolo’ in una ricerca cromatica molto efficace.
Indisturbato sonno blu è un quadro, dicevo in apertura. Mi dona emozioni e invita lo sguardo a vagare nella ricerca dei dettagli. Conforta per la dolcezza dei tratti e abbraccia con l’eleganza dei colori
non è , per ora, un’opera famosissima, ma è , sin da ora, una espressione artistica molto ben riuscita

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l’amore spezzato

18 Marzo 2005 2 commenti


Quando l’amore si spezza le cose che si fanno appartengono ad un mondo a parte. Si diventa profondi o semplicemente ci si commisera. Si vorrebbe urlare, si piange. Si diventa cinici oppure ipersensibili. Si rifiuta sempre il concetto di ineluttabile, per quello si passa da un amore all’altro.
Quesa è “l’amore spezzato”

Ho speso i giorni della mia vanagloria
Ho perso il paradiso e sono smarrito sulla terra
Tutta la mia vita scorre in momenti appena tratteggiati
In ombre nelle quali non credo, vacui fantasmi del passato,
semplici etichette di vita educata
Non credo più a ciò che vedo
Aghi bucano occhi
specchi sulle pareti deformano solo la mia anima
Un vento gelido congela il mio corpo nudo
Tutto è svanito nel silenzio
Ciò che tieni fra le mani è una vecchia immagine ingiallita

Le ninfee di Monet accompagnano queste parole tristi, perchè al dolore, al rimpianto devono far seguito la calma e la quiete.

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senza titolo

17 Marzo 2005 4 commenti


A volte succedono cose che non si possono racchiudere in una classificazione, in una etichettatura. I fatti succedono ai fatti e non c’è modo di relazionarli a un significato, a una idea.
Se la vita è un cammino più o meno lungo, spesso non conosciamo la meta e la direzione. Questa è “senza titolo”

Se ora sono dolce
È perché la tristezza mi ha insegnato
A gustare ogni piccola pillola di gioia
Se ora sono malinconico
È perché ho cercato consolazione
In un goccio di whiskey a buon mercato
Se ora sono a pezzi
È perché ho fatto troppi errori
Che hanno spezzato il mio cuore
Seduto in fondo a un bar
Fra gente che bestemmia e vecchi seduttori di lungo corso
O camminando mani in tasca sotto la pioggia,
Scollegando la mente per non provare dolore
La mia vita è come l’acqua
Serve solo a diluire il sapore del drink
è facile barare, quando perdi sempre le scommesse
Inganni te stesso, ma sempre con stile
E così le cose continuano
Infinite sequenze di eventi inutili
In attesa di niente
Di nessuno

Il quadro che segue è di Mimmo Paladino non ha titolo e il suo soggetto va quindi letto direttamente nell’immagine. In essa compare una persona seduta ad un tavolo con innanzi una grande scodella. In essa si intravede una testa. Sul tavolo compaiono a destra delle immagini, a sinistra una serie di oggetti, tra i quali sta per aggiungersene un altro lanciato dalla mano destra della persona seduta. Il quadro ha una spazialità molto contenuta, ma non del tutto assente. Il rosso che colora il tavolo è lo stesso dello sfondo, dando al quadro un aspetto apparentemente bidimensionale.
Ma senza voler interpretare il significato di questa opera, le emozioni che si ricavano osservandola sono notevoli : il protagonista, bianco, dal volto impassibile evoca suggestioni spettrali. L’uomo ritratto pare quindi un fantasma, seduto al tavolo di un banchetto destinato a consumare e a trasformare oggetti arcani per sostenere le sue esigenze vitali, quasi l’artista abbia voluto così trasmettere un concetto evolutivo .
In ciò c’è l’aggancio alle ultime parole della poesia : “…in attesa di niente e di nessuno…”

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