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Archivio Aprile 2005

Il tuo giorno

29 Aprile 2005 2 commenti


Ieri sera con la mia compagna e i nostri figli siamo andati a vedere il concerto di Alanis Morisette. Noi fra mille. E quella folla festante era composta in larga misura da donne. Osservando la nostra piccolina e sua mamma cantare e ballare al ritmo della musica insieme a tantissime ragazze mi sono venute in mente i pensieri che hanno preso il nome di “il tuo giorno”

Aspetti il tuo tempo
Sognando una vita migliore
Aspetti il tuo tempo
E siedi composta sicura che verrà
Passi il tempo
Sai che sei seduta in riva al fiume del cambiamento
Passi il tempo
E sei così elegante

Presto sarà il tuo giorno
Presto sarà il giorno della donna

C?è nulla da dire
Il giorno della verità è dietro la porta
C?è nulla da fare
Apri il tuo cuore e lascia che l?amore esca
Dovrai essere così forte
Dovrai sapere dire le cose giuste
E sarai scossa dalla tua forza
E sarai consapevole di poterla comandare

Presto sarà il tuo giorno
Presto sarà il giorno della donna

Aspettiamo la libertà
Aspettiamo mani nella mano
Aspettiamo l?amore
Aspettiamo l?uguaglianza
Aspettiamo abbracciati

Donna nell?uomo
Uomo nella donna

Donna nell?Uomo
Uomo nella Donna

Il quadro che segue è di Magritte e si intitola “lovers”
Come si nota , i visi dei due amanti sono coperti da un drappo. Ho scelto questo simbolo proprio a significare che il giorno che attendiamo è concreto , ma ancora non ha i tratti delineati.

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99

28 Aprile 2005 2 commenti


Questa storia è dedicata all’unico parlamentare della Casa delle Libertà che non è riuscito a far parte del Governo. E’ dedicata anche a quei 99 che avranno poco meno di un anno per dimostrare che in tanti è bello, che è meglio un anno da sottosegretario che 20 da galantuomini. E’ dedicata infine a tutti quanti perderanno il posto di lavoro in questi dodici mesi a venire, perchè i 99 saranno impegnati a decidere l’arredo dell’ufficio, lo staff e la lunghezza delle minigonne delle segretarie , prima di iniziare ad occuparsi del loro mandato.
Questa si chiama “99″

Mi hanno detto che lotta era di civiltà
Per la Patria e la Libertà
Mi hanno spiegato che non c?era egoismo
Nel lottare contro il comunismo
Mi hanno detto che dispiaceva
che nessuno me ne voleva
Ma che per quella piccola colpa
non quella poltrona mi sarebbe stata tolta
ma di certo Lui non poteva
tenere nel suo Governo un ministro
che a scrivere era sinistro
e nemmeno da sottosegretario
perché conosceva tutto il vocabolario
e ben si sa che chi è mancino
in gioventù ha di certo mangiato un bambino
Potevan essere cento, giovani e forti
Ma per non esser morti
Novantanove ne chiamò
Tutti meno il mancino si portò

Il quadro che segue è “il gioco lugubre” di Salvador Dalì.
Questa tela, la prima di ispirazione surrealista provocò sconcerto e disapprovazione da parte del gruppo dei pittori che si ispiravano a quel modo di intendere l’arte. Il particolare incriminato è quello della figura in primo piano sulla sinistra in basso: un uomo che indossa delle mutande sporche di escrementi.

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Dispiaceri silenziosi su barche vuote

27 Aprile 2005 2 commenti


A volte mi capita di immaginare che le sensazioni riescano a prendere corpo nell’universo fisico in cui viviamo .
Questa idea ricopia un pò quella di Farmer , il quale aveva immaginato che le persone , dopo la morte , venivano rianimate in un mondo fantastico in riva ad un fiume all’apparenza infinito.
Così mi sono immaginato che i dispiaceri scendessero cupi e silenziosi lungo un fiume immaginario, verso un destino che la storia non dice.
Forse il tormento di un dispiacere è quello di rivivere per sempre la propria colpa.
Questa è ” Dispiaceri silenziosi su barche vuote”

Il fiume scorre
Lieve fruscia fra le canne
Sotto al cielo pieno di stelle
Profondo e buio
Attorno gli insetti inscenano i loro corteggiamenti
Le zanzare pretendono il loro tributo di sangue
E mentre la natura esegue il suo cerimoniale
Lenti e silenziosi scendono la corrente
I neri barconi del rimpianto
Scuotendo le fronde del salice
Sospinti da nocchieri oscuri
Portano i dispiaceri
In cerca del mare
In attesa di una quiete che
Non troveranno mai

Il quadro che segue è di Maria de las Mercedes Jaureguialzo e si intitola “mistica”

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l’inizio

26 Aprile 2005 2 commenti


A volte penso che il nostro tempo sia scandito da constatazioni e pensieri alternati a momenti di oblio e di assenza.
Seguitiamo a sfiorare e a sfuggire dalla nostra anima perchè forse sappiamo che se veramente la esplorassimo, ciò che ci sarebbe presentato non corrisponderebbe a ciò che vorremmo che fosse.
Questà è : “l’inizio”

Lacrime invisibili rigano la mia anima
Incomprensibili e dolorose
Ascrivibili alla mia desolazione
Alla pacata consapevolezza di quanto arida sia la mia vita
Senza rifugio al vento che ferisce
Che denuda e lascia spoglio il mio corpo
E mi sento un peccatore
Sotto un cielo severo e senza stelle
Poco più in la
Fra le ombre
Un ragno vaga tessendo la sua trama mortale
A caccia di bocconi distratti
La pioggia cade battendo sui vetri sporchi
Come un automa compio i gesti che hanno l?inutilità della consuetudine
Lo sguardo fisso a seguire tragedie domestiche
Limitate dalla illogica luce della finzione televisiva
Sono le sei sull?orologio del campanile
Un altro giorno volge alla notte
Un altro inizio o , forse , meglio, un?altra fine

Il quadro che segue è di Vincent Van Gogh e si intitola “Cipressi”
In questo quadro Van Gogh riesce a trasmettere una profonda carica di energia , ho quasi l’impressione che ci sia una sorta di corrente elettrica che percorre l’intera immagine e la rende profondamente viva. Si tratta dell’ultimo periodo della vita dell’artista e , stranamente, egli seppe dare vita e forza alla sua pittura quando queste sembravano svanire dal suo essere. Il colore è saturo e le linee perfette, curiosa separazione fra visione della vita e la vita stessa

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La vergine delle rocce – Leonardo eretico

24 Aprile 2005 3 commenti


Vagando qua e la fra i libri mi sono venute agli occhi due opere di Leonardo che sono entrabe note come la “vergine delle rocce”, una conservata al Louvre e una alla National Gallery di Londra.
La Vergine delle rocce del Louvre data intorno al 1483, anno di stipula del contratto con cui l?artista s?impegnava a dipingere, per conto della Confraternita dell?Immacolata Concezione di Milano, la pala centrale di un trittico, ma, a dispetto del progetto originario, che prevedeva la raffigurazione della Madonna con il Bambin Gesù, attorniati da angeli e profeti, Leonardo decise di disattendere gli obblighi contrattuali, realizzando invece un soggetto a dir poco enigmatico, pieno di simbolismi e di diverse letture ed interpretazioni. Per Giulio Argan, La vergine delle rocce rappresenta senza ombra di dubbio un quadro a chiave, cioè carico di significati ermetici più che simbolici, che Leonardo preferisce adombrare nel misterioso gioco delle forme.
I quattro personaggi del dipinto colpiscono l?osservatore perché sembrano ?comunicare? tra loro attraverso il linguaggio simbolico delle mani: tra il gesto benedicente alla maniera orientale del piccolo Gesù e la disposizione in alto della mano aperta e un po? contratta della Madonna, a quello proprio sulla stessa verticale, dovuto all?indice dell?angelo, che indica chiaramente le mani giunte di San Giovannino.
Proprio le mani sembrano essere parte di un circuito dialogico che ha il suo fulcro nell’indice dell’angelo. Provando infatti a ?leggere? la disposizione delle mani dall?alto verso il basso, avremo che le dita della mano della Madonna suggeriscono il numero 5, seguito dal numero 1, rappresentato dall?indice puntato in basso dell?angelo: da cui 5 + 1 = 6.
Analogamente leggendo dal basso verso l?alto, si nota come l?indice e il medio di Gesù benedicente suggeriscono anch?essi un 5, espresso questa volta in numero romano (V); con lo stesso criterio (numero romano) leggeremo I il sovrastante indice puntato dell?angelo: da cui V + I = VI.
Ma si può trovare una conferma di questa chiave di lettura numerica osservando nella parte superiore destra del dipinto , una atipica disposizione a ?V? delle due travi rocciose poste sopra la nicchia, nel cui interno luminoso si staglia un blocco monolitico, che richiama l?indice puntato dell?angelo (ossia il numero romano I), quindi nuovamente la ricorrenza sel numero 6.
Ci sono numerose altre evidenze di questa ricorrenza del numero 6, che altro non dimostrano se non la nutura ermetica del ?significante? ?6?.
Ma qual’è il suo possibile referente simbolico?
San Luca , medico e discepolo di Gesù, scrisse : “Al sesto mese di gravidanza di Elisabetta Dio mandò l?angelo Gabriele in una città della Galilea chiamata Nàzaret? (Lc. 1, 26); e poi, più avanti dice : ?Ed ecco, Elisabetta, tua parente, ha concepito anche lei un figlio nella sua vecchiaia, e lei che era ritenuta sterile è già al sesto mese? (Lc., 1, 36).
Stabilito nel nostro gioco che l’antefatto sia ciò che accade nel sesto mese di gravidanza, l’effetto è costuituito dal fatto che Maria fa subito visita. Qui qui succede qualcosa di sensazionale e cioè Elisabetta che così le si rivolge: ?Ma perché mi accade questo, che venga da me la madre del mio Signore? Ecco, infatti, che appena il suono del tuo saluto è giunto alle mie orecchie, il bambino m?è balzato in seno per la gioia? (Lc. 1, 43,44).
A queste parole fa seguito il “magnificat” ovvero uno straordinario inno alla nascita della coscienza cui fa seguito una informazione di Luca che è molto utile nelle nostre speculazioni ?Maria rimase con lei [Elisabetta] circa tre mesi, poi ritornò a casa sua? (Lc. 1, 56).
Se sommiamo il periodo dei 6 mesi di gestazione di Elisabetta con quello del soggiorno di circa 3 mesi presso di lei di Maria, otterremo 9, ovvero il periodo di una normale gravidanza. E allora: perché mai Maria decide di tornarsene a casa sua proprio nel momento in cui sta per nascere il Battista, rischiando così di mancare di riguardo alla sua parente Elisabetta? Che cosa ci nasconde Luca?
Il fatidico sesto mese di gravidanza, di cui fa cenno nel suo Vangelo Luca, contraddistingue lo smegma embryonum che, interrompendo il primordiale caos intrauterino, inaugura il processo psicologico di distinzione, che coincide con la nascita stessa della coscienza. Luca probabilmente intuì queste cose e si trattò di una intuizione scientifica più che spirituale. Nel Vangelo dell?infanzia armeno, un apocrifo del V sec., è scritto: ?Ora, quando ebbe luogo l?annunciazione dell?angelo a Maria, la gravidanza di Elisabetta era già cominciata dal 20 di Tishri, cioè dal 9 ottobre. Da questa data al 15 di Nisan, cioè al 6 aprile, vi sono cento ottanta giorni, ciò che fa sei mesi. Fu allora che cominciò l?incarnazione di Cristo, con cui prese corpo dalla santa vergine?

Nel Trattato della pittura Leonardo scrive : ?Tirato dalla mia bramosa voglia, vago di vedere la gran confusione delle varie e strane forme fatte dalla artifiziosa natura, ragiratomi alquanto infra gli ombrosi scogli, pervenni all?entrata d?una caverna. Dinanzi alla quale restato alquanto stupefatto, e ignorante di tal cosa, piegato le mie rene in arco, e ferma la stanca mano sopra il ginocchio, colla destra feci tenebra alle abbassate e chiuse ciglia, e spesso piegandomi in qua e in là per vedere se dentro vi discernessi alcuna cosa. E questo vietatomi per la grande oscurità che là dentro era, e stato alquanto, subito si destarono in me due cose, paura e desiderio: paura per la minacciosa e oscura spilonca, desiderio, per vedere se là entro fusse alcuna miracolosa cosa?.
Leonardo, decide di assumere una posizione di tipo ?fetale?: una metafora che rinvia a un?immagine altrettanto metaforica di ?utero?, cui a sua volta rinvia il simbolo della caverna.
Sembra che egli intuisca come la più misteriosa di quelle forme sia proprio quella esteriore del suo stesso corpo, colta nell?atto, per così dire, psicologico, di fusione con il vuoto palpitante di quella ?Madre Caverna? che lo sta contenendo, così come il liquido amniotico lo ha una volta contenuto nel ventre di sua madre.
Potrebbe quindi essere che il misterioso scenario irreale della Vergine delle rocce, fatto di rocce cadenti e contrappuntato qua e là da lembi di cielo, sia stato creato appositamente dall?artista come allusione al carattere protettivo del ?grembo materno?.
Se questo contesto è giusto, allora il codice di comunicazione fra i tre personaggi (Gesù, Giovanni e l’Angelo) ci suggerisce che il destino dei due asceti venne segnato nel grembo materno di Elisabetta proprio durante quella visita di Maria, al sesto mese di gravidanza della madre del battista.
La Vergine che riporto è quella del Louvre, ovvero la prima realizzata da Leonardo. Vi sono alcune differenze fra questa e quella della National Gallery, non ultima la presenza nella seconda delle aureole sopra la testa dei personaggi, requisito questo preteso dagli irritati committenti della Confraternita che volevano un tripudio di angeli ed arcangeli e si ritrovarono quest’opera oscura, criptica, enigmatica e quanto meno stupefacente

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l’investimento

22 Aprile 2005 1 commento


Solo trenta anni fa in Italia il pensiero di persone come Fellini, Pasolini, Rossellini, Pavese, Fenoglio, Elsa Morante e tantissimi altri era vivo e l’incontro con le loro idee lasciava un senso tangibile alla nostra cultura personale. Oggi sul Corriere della Sera scrive Alberoni. Vespa scrive un libro all’anno e il film principale della stagione è quello di Boldi e De Sica. Lo svuotamento delle nostre menti si può notare tutti i giorni nella assoluta mancanza di critica. La censura è tale che molti giornalisti e artisti sono stati scacciati dalla televisione nazionale. Mi pare quasi superfluo dire che la censura è la nemesi della democrazia.
In effetti nel nuovo millenio i colpi di stato non si fanno più con i carri armati, ma con il controllo dell’informazione e con il progressivo annichilimento delle menti. In Italia una loggia massonica si proponeva il controllo e l’addomesticamento dell’informazione mediante la creazione o l’asservimento di testate giornalistiche e di televisioni .
Creare tutto ciò ha comportato un enorme investimento.
Questa è “l’investimento”

Hanno ucciso le parole
Svuotandole di ogni significato
Iniziando da parlamento
Proseguendo con giustizia
Annichilendo il significato di cultura
Riempiendo la scuola di I…gnoranza
Ieri c?era chi diceva
?io so perché sono un intellettuale?
oggi ci insegnano a non sapere
a non chiedere il perché delle cose
a non collegare i fatti
così viviamo in mezzo
al deserto delle idee
al dominio della stupidità
convinti che la nostra realtà sia quella
dei reality show
che la cultura ci sia presentata
fra un consiglio per gli acquisti e l?altro
Viviamo circondati dal fuoco
un fuoco che brucia i libri
che distrugge il parlamento
che dichiara guerra
e uccide la pace
che crea santi ancor prima che sia stata accertata
Un fuoco che non vuole giustizia,
che occupa il cervello
che insegna a non sapere
che inventa una neolingua
buono e sbuono
che propone o la cattiveria o l?ipocrisia
guardate come stiamo finendo
guardate come stiamo morendo
Ma sotto le ceneri della nostra intelligenza
c?è un piccolo segno che prende a bruciare
una domanda ingenua
ma?
ma se per rincoglionirci
occorre tutto questo investimento
allora
allora che mondo meraviglioso sarebbe
se ci svegliassimo?

Il quadro che segue, di Carlo Maria Mariani, si intitola “la mano ubbidisce all’intelletto”. Le due figure speculari si dipingono.
E’ un quadro magrittiano, che lascia libera l’interpretazione.
Ma se noi siamo ciò che dipingiamo, forse è sarebbe meglio che non dipingessimo escrementi

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urubba

21 Aprile 2005 2 commenti


urubba è una persona . Una persona che vive in bianco e nero, sebbene sia coloratissima. Una persona fragile e delicata , ma forte e battagliera. Urubba è un modo di essere. Urubba è un profumo, una canzone , un inno.
Urubba è amicizia e urubba è desiderio.
Questa è urubba

Scrivo parole, parlano di te
Improvvisamente scivolano lontane dalla pagina
Finiscono nella polvere
E sembrano tracce nel deserto
Che portano lontano, che inseguono il miraggio
Di dipingerti, ma non puoi essere imprigionata
In un verso , su una tela
E alla fine capisco che
Sei un nuovo giorno di estate
che riempie i miei occhi
che scalda il mio cuore
cammino per strada
mi rendo conto che sono qui solo perché il vento
mi scivola sul volto
mi porta profumi e pensieri
e alla fine guardo il cielo
solo per sapere che tu
sei un nuovo giorno di estate
che riempie i miei occhi
che scalda il mio cuore

Il quadro di Silvana Sotgiu che accompagna si intitola “l’abbraccio”
Anche Silvana Sotgiu è urubba.

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La traccia

20 Aprile 2005 4 commenti


Sono parole semplici, scritte in un giorno di pioggia, quando seduto in poltrona , annoiato del guardare la città bagnarsi fuori dai vetri, ho lasciato che i pensieri girassero liberi per casa. Questa è : la traccia

È difficile amarti quando fai le cose che fai e dici le parole che dici,
Più e più volte
E quando cerco di essere distante tu riduci lo spazio fra noi
E una volta di più affondo nel profondo dei tuoi occhi

ogni giorno i sogni rinascono
e ogni sera sono sepolti sotto al peso della giornata
e così il tempo passa
passa e se ne va

ti vedo dormire, il respiro tranquillo
il viso coperto dai capelli , è difficile resistere al desiderio
ti accarezzare il tuo volto
di stringere fra le braccia la tua fragilità

sabato la solita storia, domenica celebriamo la gloria
come la traccia di un disco tutto si ripete
e tutto rotola lontano mentre beviamo una tazza di caffè
seduti a osservare la pioggia

e mi fai innamorare, mi fai innamorare ancora
mi fai arrabbiare, mi fai arrabbiare mille volte
e poi innamorare, ancora ed ancora

Il quadro che segue è “l’amore” di Gustav Klimt . in questa opera l?«amore» viene raffigurato ricorrendo al bacio intenso ed appassionato di due amanti, circondati da un buio intenso dal quale emergono spettrali figure a simboleggiare le età della vita, e quindi il trascorrere del tempo di contro alla sensazione di eternità che l?amore ispira.
In fondo non si dice “t’amerò per sempre” ?

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monna lisa

18 Aprile 2005 1 commento


Monna Lisa, la Gioconda. Non credo ci siano al mondo immagini più popolari di questa. Eppure questa straordinaria opera d’arte non è solo enigmatica per via del sorriso della donna raffigurata. Esistono 60 raffigurazioni diverse di questo soggetto, lo stesso Leonardo dipinse tre diverse versioni una sopra l’altra. I grandi dell’arte e della cultura si sono trovati coinvolti con il mistero di questo quadro. Dal Vasari ad Appolinaire arrestato perchè sospettato di aver preso parte al furto del 21 agosto 1911, a Pablo Picasso, sospettato della stessa cosa, a Sigmund Freud il quale ipotizzò che il sorriso della donna fosse a simboleggiante l’attrazione erotica di Leonardo nei confronti della sua cara madre.
L’identità della donna ritratta nel dipinto non è del tutto certa, anche se recentemente lo studioso fiorentino Giuseppe Pallanti, confermato dalle testimonianze del Vasari, ha scoperto che apparteneva a Monna Lisa Gherardini, una cortigiana proveniente dalla piccola nobiltà rurale vissuta tra la fine del ’400 e l’inizio del ’500.
Per altri fu della benestante signora fiorentina, Madonna Lisa del Giocondo, da cui deriva l’altro nome con cui è conosciuto il ritratto.
Ma forse Monna Lisa altri non è che Leonardo stesso, in abiti femminili, affermazione questa legata alla omosessualità del genio di Vinci. In questo caso la più celebrata pittura del Louvre altri non sarebbe che un travestito.
Ma i misteri che avvolgono questo quadro non si limitano alla identità della donna. Bisogna infatti considerare la straordinaria geometria con cui sono costruite le figure ritratte, il fatto che il paesaggio alla destra della donna si trova su un piano diverso rispetto a quello di sinistra, che il sorriso della donna ha sempre incuriosito tutti gli osservatore e che si dice che Leonardo chiamò giullari e artisti durante la realizzazione del quadro proprio con l’intento di far sorridere la donna.
E poi ci sono le infinite speculazioni esoteriche, legate ad esempio al fatto che Leonardo fu Gran Maestro del priorato di Sion.
Infine lo stile del ritratto, l’uso dello “sfumato”, rende il volto e il paesaggio come separato dall’osservatore da un velo che rende la visione d’assieme ancor più avvolta dal mistero
Il mistero di monna Lisa

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l’amore è amore

15 Aprile 2005 3 commenti


L’amore a volte è essere travolti dalla dolcezza, a volte invece chiede distacco. Non esistono ricette per governare le emozioni, perchè le emozioni sono fatte di nulla. Come si può spegnere il fuoco quando la fiamma è prigioniera del vento?
Questa è “l’amore è l’amore”

non scusarti
l?amore è fatto di piccole cose
non cercare di cambiare
l?amore non esiste senza te
non servono cose meravigliose
quando l?amore è solo stare con te
non c?è bisogno di toccare per sapere che
l?amore è ovunque tu vada
apri gli occhi e vedrai che
il tuo amore è tutto per me

L’immagine che segue , “la tempesta di neve” di Turner è un quadro che in qualche maniera , a mio modo di vedere può ricordare nel suo impasto di colori e suggestioni, l’emozione dell’amore. O, almeno, per me è così

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