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Archivio Maggio 2005

notturno

31 Maggio 2005 4 commenti


Adoro la luce della luna piena, i colori che infonde al mondo, la luminosità particolare a cui obbliga il cielo. Nelle notti calde d’estate , quando la calura ovatta ogni rumore e un alito di vento sembra animare le tende quasi fossero fantasmi, mi piace stare ad osservare, a pensare o forse solo mi piace ascoltare l’immenso silenzio che ci circonda.
Questa è “notturno”

tende animate dal vento
aria che scorre sulla pelle
illuminata dalla luce della luna piena
che incombe sul nostro riposo
che colora di blu il cielo
riposi tranquilla
lontana mille miglia da casa
circondata dal deserto
protetta dal tuo sonno
nessun momento può essere più sereno
un lieve sorriso increspa le tue labbra
sogni di essere felice
sogni di essere libera
e io sento crescere in me come una onda
un onda potente
come la voglia di piangere,
piangere di gioia.
Tende animate dal vento
l?aria che si mescola con il caldo di questa stanza,
che scorre sul tuo corpo,
che bacia il tuo sonno,
sotto questa luna piena
sotto un cielo trapuntato di diamanti

Il quadro che segue è di Romina Manoli e sembra proprio dipinto per illustrare un momento come quello della storia

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Il volto è tutto, Renato Guttuso

30 Maggio 2005 1 commento


“Il volto è tutto, sulla faccia della gente c’è la storia che stiamo vivendo, l’affanno dei giorni. La portiamo incisa più dei fatti che ci accadono in presa diretta o che avvengono lontano: noi siamo la vera pellicola della realtà; e io la dipingo.”

Queste parole sono state dette da Renato Guttuso nel 1971. I ritratti di questo artista straordinario sono così intensi che li associo sempre agli scritti dei grandi del novecento italiano, fra tutti , il Carlo Levi del “cristo si è fermato ad eboli”. Ho in mente una tela famosissima “il funerale di Togliatti” (che per ragioni di dimensione del file non posso allegare) nella quale i volti delle persone dietro al feretro , da Lenin che compare molte volte in mezzo alla folla, a Berlinguer, a Gramsci, alla Iotti pietrificata dal dolore sono come istantanee di un momento storico rappresentato dall’intenso rosso delle bandiere e dal grigio , dal nero e dal giallo dei visi. Visi di popolani, visi di intellettuali, di ragazze, di vecchi.

Ma Guttuso fu pittore dal talento capace di ritrarre sia il volto sia la sfera emotiva delle persone. Per questo ho scelto per questo post un quadro molto sensuale : “nudo sdraiato con calze nere”, dipindo dall’artista nel 1980. E’ un quadro che sta tutto nella figura dipinta. La scelta cromatica è minimalista, ancora il nero, il grigio, i toni di giallo.L’immagine precorre i tempi, mostra la sensualità femminile in un gioco di chiaroscuri, di ombre. Nulla è detto sul viso della donna ritratta, che è volto verso l’ombra, eppure tutto è detto della sua sensualità, della sua femminilità profonda.

Disse il pittore :

“umida bocca tonda – umida carezza
che mi sospende a una voce
la carne interrompe la sua vita
e i sensi si fanno cielo.”

Non esiste modo migliore per concludere , se non leggere le sue parole e perdersi nell’osservare il nudo sdraiato con calze nere

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Buio e appiccicoso

26 Maggio 2005 2 commenti


Il pezzo che segue parla della mutazione che accade fra bambino e adolescente, mutazione che porta alla perdità dell’ingenuità.
Tanto un bimbo non ha malizie tanto crescendo , vinti dalla tempesta ormonale dell’adolescenza si matura una complessità che comprende il bene e il male. Si diventa uomini.
Questa è “buio e appiccicoso”

C?è un punto profondo, nel nero, nel buio
è li che nasce
c?è una caverna oscura, nascosta, segreta
è li che cresce
c?è lato di noi che non vorremmo mai fosse rivelato
ed è li che esce
è qualcosa di profondo
è qualcosa di buio e di appiccicoso
e giorno per giorno diventa sempre più forte
bevendo le mie lacrime
nutrendosi del mio sesso

Il quadro che accompagna è una pittura di claude le boul che si intitola : “the morning after”

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eccoti

25 Maggio 2005 2 commenti


Questa storia riflette un momento della vita di tutti i giorni, quando il tempo sembra fermarsi e ci si siede ai giardini, sotto una pianta a chiacchierare. La quiete che non è prima della tempesta e nemmeno dopo.
E’ un momento da condividere con chi si ama , un momento che lascia la mente libera di seguire, accarezzare i contorni dell’amore.
Questa è : “eccoti”

Eccoti
Come se fossi appena scesa da una giostra di cavalli a dondolo
Con gli occhi che brillano come quelli di una bambina
e l?aspetto che si fa serio mentre assumi il tuo ruolo di donna
felice per aver vissuto un istante di tenerezza
per aver notato solo il colore del glicine sopra la nostra testa
e aver dimenticato che esiste il mondo
o per lo meno aver scordato il mondo che non ti piace.
Ti osservo e scopro che sei femminile in ogni tuo gesto
in ogni tuo istante di fragilità e di forza
nel profondo dei tuoi occhi e nell?esilità delle tue mani
sei femminile in un mondo diviso in due
dove solo una parte comanda
sei come la fiamma di una candela che è tenue e impalpabile
ma diviene fuoco immenso quando è catturata dal vento
Così ti vedo andare mentre reggi in braccio le cartelle del tuo lavoro
E con lo sguardo ti specchi in una vetrina per vedere se la gonna non ti fa piega
E mi scopro a pensare che se il mondo fosse donna
Sarebbe un mondo migliore

Il quadro che accompagna , che ho scelto perchè rievoca un mondo onirico e coloratissimo, è di Viola Di Massimo

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ma vanno davvero tutti a casa di Pablo?

23 Maggio 2005 1 commento


Pablo Picasso è , a mio modo di vedere uno degli artisti più mutevoli e innovativi del 900.
La sua tensione creativa lo ha portato a stravolgere più e più volte le convezioni pittoriche, spingendo la sua arte sempre oltre le convezioni e il conformismo.
La sua vulcanica intelligenza nelle continue sterzate intellettuali è una cosa che , specie in questi giorni di servile sudditanza dell’arte, di tutte le arti, è perlomeno inusuale.
Picasso non rassicura. Mai. La sua arte destabilizza e pone dubbi continui.
Il suo stile è straordinariamente originale.

Tutto ebbe inizio con il cosiddetto «periodo blu»
Il nome a questo periodo deriva dal fatto che Picasso usava dipingere in maniera monocromatica, utilizzando prevalentemente il blu in tutte le tonalità e sfumature possibili. I soggetti erano soprattutto poveri ed emarginati e il quadro che accompagna questo scritto appartiene a questo periodo .
Picasso ritraeva le persone , in particolare i poveri , preferibilmente a figura intera, in posizioni isolate e con aria mesta e triste. Ne risultavano immagini cariche di tristezza, accentuata dai toni freddi (blu, turchino, grigio) con cui i quadri erano realizzati.
Dal 1905 alla fine del 1906, Picasso schiarì la sua tavolozza, utilizzando le gradazioni del rosa che risultano più calde rispetto al blu. Iniziò quello che, infatti, viene definito il «periodo rosa». Oltre a cambiare il colore nei quadri di questo periodo cambiarono anche i soggetti. Ad essere raffigurati sono personaggi presi dal circo, saltimbanchi e maschere della commedia dell?arte, quali Arlecchino.
La svolta cubista avvenne poco dopo, egli ebbe modo di ammirare la grande retrospettiva sulla pittura di Cezanne, da poco scomparso, che molto influenza ebbe su Picasso. E, nello stesso periodo, come molti altri artisti del tempo, anche Picasso si interessò alla scultura africana, sulla scorta di quella riscoperta quell?esotico primitivo che aveva suggestionato molta cultura artistica europea da Gauguin in poi.
Da questi incontri, e dalla volontà di continua sperimentazione che ha sempre caratterizzato l?indole del pittore, nacque nel 1907 il quadro «Les demoiselles de Avignon» che segnò l?avvio della stagione cubista di Picasso.
La fase cubista fu un periodo di grande sperimentazione, in cui Picasso rimise in discussione il concetto stesso di rappresentazione artistica.
Il pittore giunse a livelli di sperimentazione estremi, mostrando grandissimo interesse per la semplificazione della forma.
Dopo un viaggio in Italia, nel 1917, abbandonò la sperimentazione per passare ad una pittura più tradizionale. Le figure divennero solide e quasi monumentali.
Anche in questa svolta egli anticipò il resto del mondo che ritornò all’arte figurativa solo qualche anno dopo
Ma la vitalità di Picasso non si arrestò lì. La sua capacità di sperimentazione continua lo portarono ad avvicinarsi ai linguaggi dell?espressionismo e del surrealismo, specie nella scultura, che in questo periodo lo vide particolarmente impegnato. Nel 1937 partecipò all?Esposizione Mondiale di Parigi, esponendo nel Padiglione della Spagna il quadro «Guernica» che rimane probabilmente la sua opera più celebre ed una delle più simboliche di tutto il Novecento.
Negli anni immediatamente successivi la seconda guerra mondiale si dedicò con impegno alla ceramica, mentre la sua opera pittorica fu caratterizzata da lavori che in chiave musicale potremmo definire delle “cover” reinterpretando , in chiave del tutto personale, di famosi quadri del passato quali «Les meninas» di Velazquez, «La colazione sull?erba» di Manet o «Le signorine in riva alla Senna» di Courbet.

Il quadro che segue si intitola “poveri in riva al mare” ed è stato realizzato nel 1903.
Questo quadro appartiene al periodo «blu», come facilmente si può vedere dalla tonalità dominante nel quadro. Una famiglia povera, padre madre e figlio, sono su una spiaggia solitaria, a piedi nudi e con il capo chino. È un?immagine di grande mestizia, ed è questo il sentimento che prevale in tutta la produzione del periodo «blu».
Occorre ricordare che Picasso dipinse questa opera a 22 anni, dimostrando già allora di essere assolutamente padrone della tecnica e di uno stile unico

Temo che la casa di Pablo ultimamente sia ben poco frequentata

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Immobile

20 Maggio 2005 2 commenti


Il pezzo che segue è stato scritto in occasione di un mio viaggio nell’Egitto meridionale, a circa duecento km a sud di El Quesir.
La particolarità del deserto egiziano è la sequenza sterminata di piccole collinette pietrose che si susseguono senza soluzione di continuità.
Il viaggio , in jeep, condotta a velocità spericolata dall’autista egiziano su piste che erano appena accennate è stato una delle esperienze più suggestive e meravigliose che mi siano mai capitate. Il contatto col deserto , con gli animali che vi trovano comunque fonte di vita, il contatto con le tribù di beduini, i pozzi scavati dagli egizi, il silenzio, i pensieri, il cielo, il vento, il thè, il caldo resteranno per sempre dentro di me
Questa è “immobile”

Bianco
Immenso
Nudo
Arso
Pietroso
Immobile

Miraggio beffardo, fata morgana che invita a morire
Lontane antilopi corrono sfuggendo il rumore
Cespugli e piante isolate, isole d?ombra
Mentre veloce la jeep corre lungo la pista

Lontano il mare invia un vento che sa di salsedine
Mentre tutto attorno il candore acceca
E il silenzio spinge a cercare in se stessi
Forse a confrontare l?immensa solitudine che ci circonda
Con la nostra, prigioniera nelle anguste camere del nostro cuore

E mentre il sole colora di verde l?ultimo istante di giorno
E la sequenza dei colli pietrosi si modella con il gioco delle ombre
Tutto il silenzio che ci circonda
Si abbellisce con una fantastica distesa di brillanti luminosi
Dispersi nel cielo più profondo e terso che l?immaginazione possa concepire

Nero
Immenso
Malinconico
Sospiroso
Stellato
Immobile

Per accompagnare questo scritto ho scelto un opera recentissima (2004) di Antonella Pagnotta, intitolata “naufraghi”

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io vi piacevo tanto

19 Maggio 2005 1 commento


Recentemente ho visto il film “la caduta”, ovvero la ricostruzione degli ultimi giorni di Adolf Hitler nel bunker a Berlino.
E’ un film che ha fatto discutere molto la critica, perchè insieme alla follia e alla crudeltà di Hitler ne mette in scena anche alcuni aspetti umani.
Premetto che concordo pienamente con Benigni quando dice che Hitler o Mussolini per forza di cose hanno “anche” fatto cose buone tipo un ponte, un ospedale, aperto una scuola ecc e che tutto il bene che possono aver fatto è annullato dalla mostruosità dei loro delitti e della loro spietatezza. Il film è un bel film che fa pensare.
E’ suggestiva, drammatica, dura la descrizione della vita nel bunker, l’apparente normalità dei gesti, l’assenza di speranza o la contemporanea fede cieca nella vittoria.
E’ cruda e violenta anche la rappresentazione del mostro, anzi del Mostro, nel nome del quale 50.000.000 di persone sono morte.
Ma subdola nasce anche la domanda : “il Mostro che ha sedotto un popolo, diceva anzi urlava le enormità che mormorava a mezza voce nel bunker anche 20 anni prima nelle piazze e nei raduni. Un mostro analogo sbraitava da Palazzo Venezia. E tutti, a partire dagli industriali, dai ricchi ai giornalisti fino al popolino erano tutti a tendere il braccio, a voler conquistare il mondo. Ma chi vuole veramente conquistare il mondo?”
Questa è “io vi piacevo tanto”

Mi parlano, mi giurano fedeltà
Sono attorno a me
Pensano io sappia
Cosa succede
Cosa fare
Mi incitano
Mi implorano
Non sanno che io posso fare nulla
Se non continuare a sognare
Sognare i miei deliri
A volte guardo il cielo minacciare pioggia e
Vedo le ombre circondarmi
E legarmi strettamente
Fino a serrare il mio cuore
Con la stessa moneta
Con cui io le pagai
Sento che sono vicini
Sento il rombo salire le strade
Colmare queste stanze
Grondare dalle pareti
Fino a bloccare i miei piedi
Fino a trasformarmi in una crisalide
Una nuda crisalide prigioniera della sua stessa follia
Cosa pensa la mosca prigioniera del ragno?
Guardo la mia gente
Che vive in una illogica allegria
E io non ricordo il motivo
Seppur ci sia stato
Per cui ho scatenato tutto questo dolore
O forse il motivo è che sono una anima perduta
In attesa che arrivi Caronte
In attesa della fine
E non ditemi di pentirmi
Non provo pietà per la sofferenza
Non concepisco la debolezza
Ed è per questo che vi piacevo tanto
Perché io vi piacevo tanto

il quadro che accompagna è il celeberrimo “Guernica” di Pablo Picasso.
Guernica è un villaggio basco dove il “Generalissimo” Franco permise all’aviazione tedesca di bombardare i civili. Morirono in 1.600

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Danzan solas

17 Maggio 2005 3 commenti


Ci sono esperienze che segnano l’anima profondamente. Un mio caro, carissimo amico è un esule cileno che a 24 anni venne arrestato dalla polizia segreta di Pinochet e sottoposto a torture. Da ormai 20 anni vive in Italia ed è in questo paese che l’ho conosciuto. Lui e altri suoi compatrioti vivono in una grande città del nord e a volte passiamo assieme qualche ora a bere mate e a parlare di calcio. Sebbene io parli malissimo il castilliano e fatichi a capirlo per loro sono l’argentino.
Da tempo sapevo che una cerimonia che accumunava quel gruppo era quella di celebrare la notizia della morte di uno dei torturatori del regime di Pinochet. L’altra sera , improvvisamente, le parole normali , l’allegria, la serenità si sono fermate. Nel silenzio più impressionante ed emozionante che abbia mai vissuto li ho visti stare in piedi attorno al tavolo, gli occhi chiusi e le mani serrate fino a divenire bianche. Poi hanno, abbiamo brindato alla morte di un torturatore.
Per un attimo ho capito quanto profondo più essere il dolore.
Per un attimo è stato chiaro che non può esserci ne mai ci sarà perdono.
Migliaia di latinoamericani sono stati torturati e uccisi senza che nessuno possa piangere sulle loro tombe. I responsabili di questi eccidi sono liberi e non sono mai stati processati. I torturatori uccidevano e seviziavano senza distinzione di età , sesso e nazionalità.
I torturatori sono ancora attivi in numerosi paesi del continente latinoamericano. I versi che seguono sono dedicati da Sting alle madri delle vittime . La canzone si intitola “ellas danzan solas”

Ellas danzan con los desaparecidos
Ellas danzan con los muertos
Ellas danzan con amores invisibles
Ellas danzan con silenciosa angustia
Danzan con sus pardres
Danzan con sus hijos
Danzan con sus esposos
Ellas danzan solas
Danzan solas

Il quadro che segue è di un artista messicano , Fernando Olivera e si intitola “desaparecidos”

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il Cristo morto di Sandro Botticelli

16 Maggio 2005 2 commenti


Il compianto su Cristo morto è un tema caro agli artisti del medio evo e del rinascimento . Nella cappella degli Scrovegni il Cristo giace adagiato con il capo appoggiato al braccio di Maria ,mentre tutto intorno gli Apostoli , gli angeli e la folla delle pie donne osservano affranti. Un ruolo importante lo svolge anche Maddalena che è raffigurata in ginocchio, sostenente i piedi di Gesù, vestita di rosso come i lunghi capelli fluenti e recante alla cintola la bottiglietta di essenze con le quali aveva unti i piedi del Signore.
Il Compianto venne rappresentato anche da Sandro Botticelli, che al contrario di Giotto era uomo del rinascimento, cresciuto fra la cultura medicea e l’integralismo del Savonarola.
E il compianto di Botticelli è una pittura colma di simboli e allegorie.
Intorno al corpo inerte di Cristo si stringono la Madonna, san Pietro e la Maddalena, le pie donne, san Giovanni Evangelista, san Gerolamo e san Paolo. La scena presenta un alto contenuto di patetismo nei gesti e negli sguardi addolorati degli astanti. Questa intensificata attenzione per l?espressione dei sentimenti rappresenta un cambiamento di registro delle opere a soggetto sacro della produzione botticelliana rispetto al tono erudito delle opere a soggetto mitologico. Si sente qui l?influsso spirituale di Gerolamo Savonarola, predicatore domenicano che esercitò un? indiscutibile influenza su Botticelli il quale via via abbandonando i temi che lo avevano reso gradito alla cerchia intellettuale medicea, come sofisticato allegorista, negli ultimi anni della sua attività tradusse in pittura la sua intima e dolorosa riflessione religiosa.
Ma c’è qualcosa che non quadra in questa opera, conservata nella pinacoteca di Monaco di Baviera, qualcosa che non rispetta le gerarchie.
Il corpo di Gesù , ad esempio, nell’affresco di Giotto ha il capo appoggiato al corpo di Maria, qui pare sostenuto dalla madre come un bimbo che dorma, inerte (indifferente?) appoggiato con le renu sulle ginocchia e il capo a penzoloni. San Gerolamo, uno dei padri fondatori della chiesa che è nelle sembianze del peninente che si colpisce il torace nudo con una pietra, san Paolo uno raffigurato con la spada che venne sempre usata per come simbolo per questo santo e San Pietro , un pò in disparte
E poi alla base del dipinto due pie donne. Una con la veste bruna sorregge i piedi e l’altra bacia il viso del Cristo. Entrambe hanno i capelli rossi, quindi non si può desumere da questo particolare quale sia Maddalena, ma mentre una sostiene con reverenza i piedi del Maestro, l’altra abbraccia teneramente il capo di Gesù e lo bacia .
Se osservate bene nessuna persona ritratta osserva la Maddalena baciare Gesù. Lo stesso San Pietro ha lo sguardo abbassato.
Ricordo che nell’apocrifo di Tommaso si scrive che un apostolo sdegato racconta che Gesù amava Maddalena e la “baciava sulla bocca”
Infine chi sarà l’apostolo con il mantello nero, vicino alla Madonna che sembra inorridire all’idea di osservare l’immagine del Maestro morto? Perchè copre il volto con il mantello? cosa rappresenta la sua figura?
Alcuni , più esperti di me , mi hanno assicurato che si tratti di una pia donna.
A quanto sembra , se le fonti sono corrette e credibili, Sandro Botticelli fu gran maestro del Priorato di Sion. Molti sostengono che il Priorato abbia conservato una idea della Maddalena e dei suoi rapporti con Gesù ben diversi da quelli canonici, sostenuti dalla Chiesa di Roma
In questo quadro ci sono gli elementi che in qualche maniera riassumono il contrasto fra Priorato e Chiesa Cattolica : Pietro e Paolo, i fondatori, San Gerolamo, ovvero il padre della chiesa e Maria Maddalena, che se si ammettono come veri alcuni apocrifi fu la sposa di Gesù.
In questo quadro, che esprime il dolore, a mio modo di vedere solo una figura esprime amore ed è quella di Maria Maddalena

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dentro al giardino

13 Maggio 2005 2 commenti


Tutti conosciamo la storia del Re Nudo, come credo tutti abbiamo visto il film con Peter Sellers “oltre il giardino”.
Questa storia immagina gli eventi al contrario, ovvero visti dagli occhi di quelli vestiti, di quelli che stanno dentro al loro giardino, che escludono il mondo, che vivono di club esclusivi, che hanno vanto nel dire “tu non sei dei nostri”.
Questa è “dentro il giardino”

La gente ne parla
Sembra che lui giri nudo
Che non abbia vergogna
Sembra che non possa fare altrimenti
Pare che abbia detto che si fermerà a vivere qui
Pare che stia cercando un po? di affetto

La gente ne parla
Sembra che lei abbia la pelle scura
Che parli una lingua strana
Che vesta colori sgargianti
Pare che abbia detto che si fermerà qui
Pare che voglia partorire qui, perché qui è sicuro

Qualche volta piove
La grandine distrugge le rose
Le nostre abitudini sono compromesse
se le rose perdono i petali
E questa città non è un buon posto per decidere di fermarsi
Perché questa città è il nostro giardino e non vogliamo intrusi
Che ci rovinino le rose

La gente ne parla
Sembra che arrivino con una grossa valigia
Sembra che abbiano viaggiato di notte per arrivare di nascosto
Pare che nessuno li voglia vedere arrivare
Perché il loro arrivi ricorda la povertà
E vogliono restare, vogliono lavorare
Perché qui c?è la miniera e c?è da faticare

La gente ne parla
Sembra non voglia che il sole superi il muro
che ha costruito per tenere fuori dal giardino
tutte queste stranezze che la rendono debole
Che la fanno sentire così perfetta da offendere Dio
Basta! niente sole sulle nostre rose!

Niente può corrompere la nostra serenità
Niente può essere frapposto al nostro cammino
Abbiamo le idee
Su quello che compriamo e
Su quello che vogliamo
E non siete dei nostri
Ne siamo così sicuri
Ne siamo così sicuri?

Il bellissimo quadro che accompagna questa storia è di Romina Manoli

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