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Archivio Ottobre 2005

"che lungo, inquietante, silenzio" – un contributo da Julie Monti

28 Ottobre 2005 3 commenti


Julie è una splendida ragazza che vive a Londra e che ho la fortuna di conoscere da parecchi anni. Lei riempie quaderni e quaderni di impressioni, appunti, poesie, canzoni. E’ una persona che ha saputo affrontare la sofferenza indicibile che deriva dagli abusi sessuali con una dignità incredibile.
“what a long, disquieting, silence” è una piccola poesia che mi ha inviato qualche tempo fa, scritta mentre si trovava in un rifugio alpino, questa estate. Chi è stato in un luogo solitario e maestoso come solo le Alpi possono offrire, probabilmente potrà capire le emozioni che Julie ha provato, nonostante la lingua inglese.

What a long, disquieting, silence.
Here and all around.
Inside and outside me.
It floats from the sky to the earth
and jumps up again
such like an illogical wind that blows out my fears
Finally I’m here
mirroring in my imperfections
like Narcissus
surprised to be turned
in a flower

Accompagna questo scritto un ‘opera di Paul Cezanne : “la montagna di Sainte Victorie”

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cattolico riformato o riformato cattolico?

26 Ottobre 2005 Commenti chiusi


Il quadro che illumina con il suo splendore questo scritto è il “San Girolamo” di Caravaggio

Caravaggio dipinse il quadro per il cardinale Scipione Borghese, probabilmente per procurarsi la sua benevolenza nel giudizio riguardante l?aggressione del notaio Pasqualoni, e ottenere la grazia. Il vecchio san Gerolamo, raffigurato come un emaciato eremita, per il quale Caravaggio si servì di un modello reale, è seduto a un rozzo tavolo ingombro di libri, coperto di un semplice mantello rosso anziché delle vesti cardinalizie. Il magro braccio destro allungandosi sui libri porta lo sguardo a soffermarsi sul teschio, simbolo della vanità del mondo. Una luce molto forte invade la penombra illuminando da sinistra il santo ed evidenziando con grande realismo la consistenza materica dei libri, dei panni, del legno e dell?impressionante teschio.

Ma chi fu Girolamo Emiliani?
Le vicende di Girolamo Emiliani si ricollegano a quelle di altri due Santi: Antonio Maria Zaccaria, di Cremona, e Gaetano Thiene, di Vicenza .

Essi dettero vita non a Ordini monastici, ma a Società o Congregazioni per il clero secolare, cioè per i sacerdoti: i Barnabiti e i Teatini. San Girolamo Emiliani, da parte sua, darà vita e anima alla Compagnia dei Servi dei Poveri che poi prese il nome di Società dei Somaschi, formata da laici e da preti, benché egli restasse sempre laico.

I principali obbiettivi di questi tre Santi fondatori furono l’istruzione e la formazione del clero; l’assistenza dei bisognosi; l?educazione dei giovani. Ma , soprattutto furono i Santi che anticiparono le risoluzioni del Concilio di Trento, e i motivi della cosiddetta Controriforma cattolica.

Con le espressioni Controriforma e Riforma cattolica gli storici definiscono la reazione cattolica alla Riforma protestante. Con la prima si sottolinea la dura opposizione al Protestantesimo, con la seconda si pone l’accento sul rinnovamento della Chiesa.

Il Concilio di Trento (1545-1563) riaffermò la dottrina cattolica, il principio del libero arbitrio, il valore di tutti i sacramenti e l’autorità del pontefice. Inoltre stabilì che solo la Chiesa, guidata dal pontefice, può interpretare le Sacre Scritture. La dottrina cattolica venne raccolta nel catechismo romano.
Il Concilio riformò l’organizzazione della Chiesa. La moralità del clero venne migliorata, obbligando i vescovi a risiedere nelle proprie diocesi, istituendo seminari per la formazione del clero e riconfermando il divieto di matrimonio per i sacerdoti. Per combattere il protestantesimo venne potenziato il Tribunale dell’Inquisizione e fu redatto l’indice dei libri proibiti.
Sorsero nuovi ordini religiosi. Particolare peso ebbe quello dei gesuiti: educatori, missionari, consiglieri di sovrani.
L’intolleranza religiosa si diffuse, senza distinzione, fra cattolici e protestanti. A Roma, fu bruciato sul rogo il filosofo Giordano Bruno; a Ginevra i calvinisti con dannarono a morte Michele Serveto
Frutto di intolleranza, fanatismo e superstizione, si diffuse la caccia alle streghe. Le accuse colpirono soprattutto povere donne malate di mente.

Fu rafforzato il Tribunale dell’Inquisizione che passò dal controllo degli ordini francescano e domenicano a quello dei gesuiti . Questo tribunale, riconosciuto solo nei paesi cattolici, doveva giudicare le persone sospette di eresia. Se le riconosceva colpevoli, doveva tentare di riconvertirle alla fede cattolica ovvero si chiedeva all’imputato l’abiura. Nel caso di rifiuto, le affidava alla giustizia dello Stato “braccio secolare” perché fossero punite, torturate, messe a morte.

La ferocia della santissima inquisizione era ben nota sin dai tempi delle eresie patarine, catare, dolciniane. I roghi comandati dai frati di san Domenico punteggiavano sin dall’anno mille le piazze d’europa. Una lettura particolarmente esemplificativa è il “manuale dell’inquisitore” scritto da Bernardo Gui, personaggio reso famoso dal romanzo di Eco.

A onore di verità i protestanti non si risparmiarono per efferatezze, basti pensare all’intolleranza dei Puritani e alle crudelta compiute contro le donne nella caccia alle streghe.

Fu anche istituita la Congregazione dell’Indice, che aveva l’incarico di compilare l’indice dei libri proibiti: era vietato stamparli e diffonderli
perché eretici o scandalosi.

Chissà se il San Gerolamo stanco e invecchiato ritratto da Caravaggio, stava meditando proprio su quanto lontano e in cattiva direzione avevano portato le sue idee di amore e soprattutto di tolleranza.

La suddivisione del mondo in base alle confessioni ha costituito la base fertile sul quale è germinato il nostro mondo.
Un mondo ricco e intraprendente dove prevalse l’intraprendenza dei cristiani riformati, un mondo fortemente limitato dalla presenza del clero nei paesi cattolici, un mondo fermo al medioevo dove prevalse l’islam

Eppure tutti, ma proprio tutti preghiamo dicendo “sia resa lode al Signore, che è cosa buona e giusta”, sia un cattolico integralista che non sa dire sorelle e fratelli ma solo fratelli e sorelle, sia un protestante pastore di se stesso e capace di non capire che siamo tutti lo stesso sangue, sia un mussulmano che chiama infedeli coloro che non adorano Allah (che si traduce in italiano come il Signore…)

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solo una notte

25 Ottobre 2005 Commenti chiusi


il tema di questa storia è la speranza. La speranza che si deve installare nei nostri cuori proprio quando tutto sembra perduto.
Dare credito alla speranza è come aspettare che dopo l’inverno giunga la primavera. Questa è “solo una notte”

Vorrei tanto farti capire,
farti capire come mi sento
ogni singolo istante da quando mi hai lasciato
ho pensato alle parole che avrei detto
per cercare di spiegare, per capire le ragioni
per questo ti prego
ti prego di darmi ancora una notte
solo una notte
solo una notte prima che me ne vada per sempre
sono stato qui seduto da così tanto
a perdere tempo
ad aspettare che questo telefono
mi dicesse che mi cercavi
solo per darmi ancora una notte
una sola notte
una sola notte prima di andarmene
ma in questo momento in cui tutto sembra perduto
come il fiume cerca il mare
io sarò sempre con te
come l?ombra è legata alla luce
io ti seguirò sempre
In questo momento in cui tutto sembra inutile
ma se mai cambierai idea
mi troverai appena dietro le tue spalle
che ti aspetto

Il quadro che segue è di una straordinaria artista argentina ,Lia Tejera e si intitola “camino cortado”

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Ricordi?

21 Ottobre 2005 1 commento


Questa è una storia di amore. Perchè l’amore non è solo passione e gioia, ma anche tristezza e sofferenza. Perchè l’amore spesso finisce. E quando un amore muore fa male. Questa è “ricordi?”

Non ne abbiamo parlato
Ma sento che la colpa è mia
Chiamerei per dirti mi spiace
Ma non vorrei solo sprecare il tuo tempo
Perché ti amo, ma posso più far nulla
I tuoi occhi parlano più delle parole
Se ci riproviamo come ci abbiamo provato altre volte
Ci racconteremmo solo bugie
Ricordi?

Non c?è modo di mascherare
Sembra che non ci sia altro da dire
Se non che il modo con mi hai parlato
Indica che hai dimenticato tutto
E come la distanza fra noi sia grande
grande come un mare che ci separa
Tutto sembra perso in questo mondo di niente e di nessuno
E dire che c?è stato un tempo in cui
Era tanto facile dirti t?amo
Ricordi?

Tra le cose che voglio ricordare
Ci sono le sensazioni che non ho mai provato
Le parole che si sono spente prima di essere dette
Le cose che avrei voluto vivere con te , ma che non abbiamo vissuto
Perché c?è sempre qualcosa di più importante
Da dire o da fare
Perché è facile sbagliare , troppo semplice ingannarsi
Ma ora è troppo tardi Il nostro tempo è passato e non tornerà più
E? stato così semplice lasciarti andare via
Ricordi

Il quadro che segue è di un artista divisionista, Giovanni Segantini e si intitola : “il trittico della natura – la morte”
La caratteristica di questa operaè l’esigenza di rappresentare il vero e gli effetti della luce, accostando i colori puri sulla scia di quanto era già stato elaborato dal puntinismo francese.

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Non buttare via il tuo cuore

20 Ottobre 2005 1 commento


La donna è seduta in cucina. Di fronte una tazza di caffè, la televisione trasmette le immagini di un reality show. Fuori piove e tutto è colorato di grigio. Sul tavolo un pezzo di carta manoscritto. Lei è immobile, ma dalla sua espressione si comprende la profonda malinconia.
Questa è : “non buttare via il tuo cuore”

Ti senti abbandonata e hai bisogno di un amico
Di qualcuno che dica le cose giuste e ti dia un sorriso quando serve
Che ti mostri che non sei sola
Che accenda il fuoco e ti avvolga con una coperta
Non devi buttare via il tuo cuore

Lascia che ti mostri la via
Tieni stretta la mia mano, senti com?è callosa e dura, sa di vita
Camminiamo insieme e che importa se piove
Troveremo di certo un modo per ripararci
Non devi buttare via il tuo cuore

Non chiudere la porta del tuo cuore
Non smettere di alimentare la tua fame d?amore
Non fare le valigie , tornerai a vivere nella gioia
Non togliere le tue foto dalle pareti , quella sarà sempre la tua casa
Non buttare via il tuo cuore

Non cambiare l?ordine delle cose, c?è molto che devi ancora capire
Dai anche solo una piccola chance alla speranza,
Non temere , ho ragione
Dopo il buio torna sempre il sole, l?ho visto accadere tante volte
Non buttare via il tuo cuore

L’immagine che segue, “en las piedras vive el tiempo” , è di Eleonor Albarellos

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aiutami ad aiutarti

19 Ottobre 2005 2 commenti


Nel mondo c’è chi è fermamente convinto che per vincere basta essere imprenditori di se stessi. Generalmente chi la pensa così è una persona che ha avuto una vita molto fortunata. Nel mondo ci sono tanti , troppi sconfitti. La sconfitta non sempre corrisponde ad incapacità o inadeguatezza, anzi il più delle volte è indipendente dalle capacità.
Per tutti questi sconfitti non c’è spazio per la speranza, bene che vada possono rassegnarsi. Questa è “aiutami ad aiutarti”

Aiutami
Aiutami ad aiutarti
Ti hanno insegnato come essere
Ti hanno detto come pensare
Non avresti mai pensato di poter fallire
Hai tentato duramente di inserirti
Hai provato a cambiare faccia
Hai deciso di cambiare pelle
Ma nessuno vuole un perdente
Aiutami
Aiutami ad aiutarti
Hai cambiato casa, hai cambiato città
Ma per ogni lavoro quanti uomini
Quanti uomini che nessuno vuole
Ma l?ultima cosa che puoi fare
È lasciarti andare
Noi sia mai che il tuo spirito si spezzi
Aiutami
Aiutami ad aiutarti

L’immagine che segue è di Enrique Grau e si intitola : ” muchacha de la sombrilla”

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la secessione di Gustav Klimt

17 Ottobre 2005 1 commento


Gustav Klimt ebbe una traiettoria artistica che coincise quasi per intero con la storia della Secessione viennese ovvero quel movimento artistico, nato a fine ?800 tra Germania ed Austria, che aveva come obiettivo la creazione di uno stile che si distaccasse da quello accademico.

La Secessione viennese fu un vasto movimento culturale ed artistico che vide coinvolti architetti (Olbrich, Hoffmann e Wagner) e pittori (Klimt, Moll, Moser, Kurzweil, Roller). La Vienna in cui questi artisti si trovarono ad operare era in quel momento una delle capitali europee più raffinate e colte. La presenza di musicisti quali Mahler e Schönberg, di intellettuali quali Freud e Wittegenstein, di scrittori quali Musil, rendevano Vienna una delle città più affascinanti d?Europa.

Siamo in realtà in un mondo crepuscolare, ormai prossimo alla conclusione con un tessuto culturale consapevole dell’inevitabilità di questa fine. Cosa che avvenne effettivamente con lo scoppio della prima guerra mondiale che decretò la dissoluzione dell?Impero Austro-Ungarico.

Questa coscienza della fine, tratto comune a molta cultura decadentista di fine secolo, pone anche la Secessione viennese nell?alveo della pittura simbolista. E tale caratteristica è riscontrabile anche nella pittura di Klimt che rimane il personaggio più vitale ed emblematico della Secessione viennese.

Il quadro che meglio rappresenta l’arte di Gustav klimt è “il bacio”

Come spesso accade nelle opere di questo artista l’immagine ha un formato quadrato. In esso le figure presenti sono due: un uomo ed una donna inginocchiati nell?atto di abbracciarsi. Un prato ricco di fiori colorati funge da indefinibile piano di giacitura, mentre l?oro di fondo annulla l?effetto di profondità spaziale. Il quadro ha quindi un aspetto decisamente bidimensionale, cosa questa che è come un’impronta digitale per le opere di Klimt.

Delle due figure, le uniche parti realizzate in maniera neturalistica sono i volti, le mani e le gambe della donna. Per il resto l?uomo e la donna sono interamente coperte da vesti riccamente decorate. Quella dell?uomo è realizzata con forme rettangolari erette in verticale, mentre la veste della donna è decorata con forme curve concentriche. La differente geometria delle due vesti è espressione della differenza simbolica tra i due sessi.

Dell?uomo è visibile solo la nuca ed un parziale profilo molto scorciato. La donna ci mostra invece l?intero viso, piegato su una giacitura orizzontale. Ha gli occhi chiusi ed un?espressione decisamente estatica. È proprio il volto della donna che dà al quadro un aspetto di grande sensualità.

Nell?arte di Klimt la donna occupa un posto decisamente primario. Rinnovando il mito della «femme fatale» per Klimt la donna è l?idea stessa di eros. Di quell?eros che è a un tempo amore e morte, salvezza e perdizione.

Occorre qui precisare che la visione che ha Klimt della donna è decisamente controcorrente rispetto alla mentalità dell’epoca che aveva connotazioni decisamente antifemministe.
In Klimt la posizione tende invece a ribaltarsi, assumendo la donna ruolo di decisa superiorità rispetto all?uomo. È lei la depositaria di quel gioco amoroso che rinnova continuamente la vita e la bellezza.

Nel bacio di Klimt non è l’azione a farla da padrona, anzi essa è relegata , quasi prigioniera nella rappresentazione bidimensionale, quanto la fioritura dei sentimenti e delle emozioni , che il pittore raccoglie e trasferisce nella tela sotto forma di colore e di ambientazione molto vivace e raffinata

Cosi’ come la Belle Epoque stava tramontando sfumando nella cruda realtà della Guerra Mondiale, la grande armonia formale di Klimt, insieme ai suoi contenuti di elegante erotismo, diventerà sempre più inattuale, superata e cancellata dall’espressionismoe dalla sue rappresentazioni crude e spietate

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piccola leggenda della signora miriam maddalena e del suo sangue reale

13 Ottobre 2005 2 commenti


La signora che è stata ritratta da Raffaello Sanzio è Maria Maddalena.

La storia che la riguarda è stata descritta nel Vangelo Apocrifo di Filippo , ritrovato nel 1947 a Qumran, e non riconosciuto dalla Chiesa di Roma. Si tratta quindi di una fonte non riconosciuta in termini di fede, ma importante in termini storici
Questa è la leggenda della signora Miriam Maddalena e del suo sangue reale

Maria non era semplicemente un nome ma un titolo di distinzione, essendo una variazione di Miriam (il nome della sorella di Mosè e Aronne). Le Miriam (Marie) partecipano a un ministero formale all’interno di ordini spirituali. Mentre i “Mosè” guidavano gli uomini nelle cerimonie liturgiche, le “Miriam” facevano altrettanto con le donne. Maria Maddalena viene dapprima descritta nel Nuovo Testamento come una donna “dalla quale erano usciti sette demoni” (Luca 8:2) e più avanti lo stesso Vangelo dice che era una peccatrice. Ma, oltre a ciò. Viene ritratta in tutti i Vangeli come una leale compagna preferita da Gesù. Prima del matrimonio, le marie erano soggette all’autorità del capo degli Scribi, che al tempo di Maddalena, era Giuda Sicariota. Il capo degli Scribi era anche il demone sacerdote “Numero 7″, e i sette “Sacerdoti Demoni” costituivano un gruppo formale di opposizione ai sacerdoti che rappresentavano le “sette luci della Menorah”. Questi sacerdoti avevano il compito di sorvegliare le donne nubili della Comunità. Dopo il matrimonio Maddalena non fu più sottoposta a tale sorveglianza. Quindi “i sette demoni uscirono da lei” e le fu consentito di avere rapporti sessuali secondo le regole spiegate prima.

Come accennato, il suo non era un matrimonio qualunque e Maria fu soggetta a lunghi periodi di separazione dal marito: periodi durante il quale non veniva considerata una moglie, ma una “sorella” (in senso religioso). Nella società le sorelle avevano lo stesso rango loro assegnato nella comunità ed erano considerate vedove (donne menomate), un gradino sotto quello di “almah”. Così un almah (vergine) si sposava e saliva al rango di madre, ma durante i periodi di separazione coniugale veniva retrocessa a un rango inferiore a quello originario di donna nubile.

Il padre di Maddalena era il capo dei sacerdoti (subordinato al sommo sacerdote) Siro il “Giairo”. Il sacerdote Giairo officiava nella grande sinagoga marmorea a Cafarnao e la sua carica era ereditaria, riservata esclusivamente ai discendenti di Giair (Numeri 32:41). Nel Nuovo Testamento Maddalena viene menzionata per la prima volta quando i Vangeli raccontano la storia della sua resurrezione come figlia di Giairo nel 17 d.C.

Essere “resuscitata” (simbolicamente dalle tenebre eterne) si riferiva alla promozione ad un rango più elevato all’interno della “Via”. Per Maddalena si trattava di una iniziazione spirituale: se le prime “resurrezioni” per i ragazzi avvenivano all’età di 12 anni per le ragazze avveniva a 14.

Secondo le fonti alternative che stiamo considerando , Maria Maddalena sposò dunque Gesù all’età di 27 anni (nel 30 d.C), rimase incinta nel dicembre del 32 d.C e l’anno seguente diede alla luce Tamar.

Nel 37 d.C diede alla luce Gesù il Giovane e nel 44 d.C, quando aveva 41 anni, nacque il suo secondogenito Giuseppe. A quel tempo Maddalena era a Marsiglia, in Francia.

Il suo esilio venne raccontato da Giovanni, nella “Rivelazione” (12:1-17), in cui descrive Maria e suo figlio e narra della sua persecuzione, della sua fuga e della caccia al resto del suo seme (i suoi discendenti) condotta senza tregua dai Romani.

Oltre a Maria Maddalena, fra gli emigrati in Gallia nel 44 d.C, c’erano Marta e la sua serva Marcella. C’erano anche l’apostolo Filippo, Maria Iacopa (moglie di Cleofa) e Maria Salomè (Elena). Il luogo dove sbarcarono in Provenza era Ratis, divenuto poi noto come Les Saintes Maries de la Mer. Tra le fonti scritte sulla vita di Maria Maddalena in Francia troviamo “La vita di Maria Maddalena”, di Raban Maar (776-856), arcivescovo di Magonza (Mainz) e abate di Fuld.

Una copia del manoscritto fu scoperta all’Università di Oxford all’inizio del 1400 e ispirò a William di Waynflete l’idea di fondare il Magdalen College nel 1448. “Sainte Marie Madelaine”, del frate domenicano Père Lacordaire è un’opera particolarmente istruttiva, al pari de “La légende de Sainte Marie Madelaine” di Iacopo da Varazze, arcivescovo di Genova (n.1228). Il culto più attivo della Maddalena s’insediò infine a Rennes-le-Chateau, nella regione della Linguadoca.

Ma anche altrove, in Francia, sorsero molti santuari dedicati a S.te Marie de Madelaine, fra cui il luogo della sepoltura a Saint Maximin-la-Sainte Baume, dove i monaci dell’ordine di San Cassiano vegliarono sul suo sepolcro e tomba in alabastro dall’inizio del 400. Un’altra importante sede del culto della Maddalena fu Gellone, dove l’Accademia di Studi Giudaici fiorì durante il IX° secolo. La chiesa a Rennes-le-Chateau fu consacrata a Maddalena nel 1059 e nel 1096, l’anno della Prima Crociata, ebbe inizio la costruzione della grande Basilica di Santa Maria Maddalena a Vézelay. Fu qui che nel 1146 l’abate cistercense Bernardo di Chiaravallle predicò la Seconda Crociata al re Luigi VII°, alla regina Eleonora, ai loro cavalieri e ad una congregazione di 100.000 persone. Nel redigere la Costituzione dell’Ordine dei Cavalieri Templari nel 1128, san Bernardo menzionò specificatamente il dovere di “obbedienza a Betania, il castello di Maria e Marta”. E’ quindi molto probabile che le grandi cattedrali di “Notre Dame” in Europa, tutte sorte per volere dei Cistercensi e dei Templari, fossero in realtà dedicate a Maria Maddalena.

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onda blu

11 Ottobre 2005 1 commento


“onda blu” è un’opera di Gaetano Barba, che è un artista campano che ha attiduni in in pò tutte le arti figurative. Questo quadro ha una sorta di influenza ipnotica, con le circonvuluzioni di colore monocromatico che si inseguono verso il centro. Una sorta di vertigine nella quale si prova una tentazione a precipitare dentro alla pittura.
Ho provato ad immaginare questo vortice trasformato in parole.
Ciò che ne è uscito è : “onda blu”

Amore, amore , amore
Che succederà fra noi se mi guardi negli occhi?
Amore amore amore
Cosa diventeremo?
Amore amore amore
Non farmi impazzire
Amore amore amore
Resta con me stanotte, perduti in questa onda blu
Amore amore amore
Lasciati baciare
Amore amore amore
Mi fai sentire così confuso
Amore amore amore
Perduti nella meravigliosa incertezza di te e me
Amore amore amore
Tu vuoi me
Amore amore amore
Io voglio te
Amore amore amore
Abbandonati nella languida pace dell?indeterminazione

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Chi è solo è tutto suo

10 Ottobre 2005 4 commenti

Quest’opera, quasi monocromatica, è senza dubbio l’ultimo quadro di Leonardo, il suo testamento.
Come al solito ci troviamo di fronte ad un’opera criptica, ambigua, piena di doppi sensi e di allusioni

Vi ritroviamo il gusto per il mistero e l’ambiguo. Quello che Leonardo ha scelto di dipingere è un San Giovanni Battista molto diverso da quello dell’iconografia classica. La tradizione lo rappresenta bambino (oppure vecchio profeta) perso in mezzo al deserto; Leonardo ne fa un giovane uomo dalla bellezza androgina che assomiglia in modo stupefacente al “Bacco” dipinto poco tempo prima.

Il sorriso del Battista è quasi inquietante. Alcuni critici lo hanno persino definito diabolico, sardonico, ammaliatore. Ben si addice a chi annunciava l’imminente giudizio di Dio su Israele e invitava tutti al battesimo nel Giordano, per ottenere il perdono e sfuggire all’ira divina con la confessione dei propri peccati.

L’androgino, che risponde al gusto di Leonardo ma anche ai canoni estetici del Rinascimento, riflette la filosofia antica dell’essere perfetto: uomo e donna uniti in una sola persona. Il “San Giovanni Battista” di Leonardo, è tuttavia più di questo, sintesi mirabile e misteriosa che rinvia alla metafisica. Come mostra quel dito puntato verso l’aldilà del visibile.

Il Battista è un personaggio ricorrente nell’arte di Leonardo. Lo troviamo che interpreta un ruolo dominante nella “vergine delle rocce”, lo ritroviamo in braccio alla vergine in “Sant’Anna, la Vergine, il Bambino e l’Agnello” e lo ritroviamo in due opere nelle quali sfoggia un aspetto androgino e statuario, sempre nell’atto di indicare il cielo, quindi la spiritualità con un dito.

In qualche maniera sembra che Leonardo attribuisca al Battista un ruolo ben più importante di quello che traspare dalle Scritture canoniche, segno questo che egli è venuto a contatto con le filosofie gnostiche e catare

Infine c’è da chiedersi perchè Leonardo abbia scelto proprio San Giovanni Battista così giovane, inquietante e androgino come soggetto di un’opera compiuta in tarda età, quando l’artista era stato colpito da un ictus ed era quindi una persona anziana e delibitata.

Indicando il cielo forse il Santo indica in che direzione l’anima androgina, geniale e inquietante dell’artista si stava muovendo

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