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Archivio Novembre 2005

il lungo inverno davanti

30 Novembre 2005 Commenti chiusi


Questa è la canzone di una sensazione. E’ la celebrazione di un consolidato senso di sconfitta. Di ineluttabile, avvolgente e narcotizzante nulla.
Questo è “il lungo inverno davanti”

C?è un lungo inverno davanti
E il ragazzino torna a piedi dalla scuola
C?è tanto freddo che ci aspetta
Il tempo che guarda e si spreca
Come spreco io la mia vita
C?è un cielo grigio
E il ragazzino che porta i libri nello zaino come pietre
Le facce scorrono e non tornano indietro
Passo dopo passo , respiro dopo respiro
Vado e vengo senza meta
C?è la neve che scende e copre tutto
E il ragazzino disegna cerchi nel candore
La grande sfida che dovevamo vincere
L?abbiamo persa
E così sia

L’immagine che segue si intitola “inverno sulla pianura” ed è di Fabio Angella

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l’importanza di chiamarsi Ernesto

29 Novembre 2005 2 commenti


Qualche giorno fa mi è capitato fra le mani dopo tanti anni dalla mia prima lettura, “L’importanza di chiamarsi Ernesto” di Oscar Wilde
E dopo tanto tempo, tante battaglie e tante sconfitte, mi è sembrato, oggi come allora, un piccolo brillande gioiello
Tradotta in Italia, almeno nel titolo, con una certa difformità da editore ad editore per cercare di riportare il gioco di parole che in Wilde associa il nome Ernest all’aggettivo ‘earnest’ (sincero, onesto), la rappresentazione si basa sul canovaccio della classica commedia degli equivoci, sopra alla quale però Wilde impianta il suo stile sagace ed irruento. Non solo i tempi comici sono perfetti, di una precisione che qualunque commediografo potrebbe invidiare, ma tutta la trama si colora di un significato particolare quando la storiella d’amore, di facciata, lascia il posto alla puntuale e pungente critica alla vacuità della società nobiliare e alto-borghese, all’arrivismo e alla falsità con cui gli strati più alti della società di fine ’800 guardavano il mondo e attraverso cui fondavano le loro relazioni interpersonali. E, in questo senso, il personaggio più riuscito è sicuramente Algernon, che, un po’ come Wilde fino ad un certo punto della sua vita, in questa situazione vive e prospera senza però mancare di dimostrare, tramite la tagliente arma dell’ironia, il suo distaccato disprezzo.
E se la mia prima lettura avvenne nell’età dei grandi ideali e in un mondo tutto sommato più dotto. oggi, nell’età della disullusione e della volgarità
l’opera di Wilde parla con toni taglienti non già dell’ipocrisia vittoriana, ma di noi, della nostra pochezza e del nostro profondo egoismo.

L’immagine che segue è una caricatura di Oscar Wildee pubblicata su Vanity Fair nel 1884, quando era all’apice della sua fama

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essere liberi

25 Novembre 2005 Commenti chiusi


In un mondo lontano lontano la prima grande guerra si combattè quando la potenza economica dei grandi sistemi fu tale che occorse occupare il mercato del concorrente. E centinaia di migliaia di persone morirono nello stretto spazio che c’era fra due trincee. Poi venne il tempo dei dittatori che portarono la guerra al livello di ideologia. E morirono in milioni, usando il mondo come campo di battaglia.
Infine il potere tornò ai grandi sistemi , i quali pensarono di associarsi per determinare un controllo globale dell’economia. Le armi che usano per soggiogare questo mondo, ormai reso piccolo piccolo dalla tecnologia, sono il controllo delle informazioni.
La meta è il controllo assoluto del mercato e attraverso questo , la gestione totale del potere. Un potere che prevede anche guerre e rivolte, elezioni e democrazie, tutto viziato dal piccolo germe della mmanipolazione , dipendente dal fatto che tutti sono legati a fili invisibili e indissolubili. Può il burattinaio lasciare libero il suo burattino?
C’è una nuova tirannide, fondiamo una nuova resistenza
Questa è “essere liberi”

Essere vicini per vedere
Vedere per capire
Capire per essere

Lo puoi?

Essere vicini al buio
Per seguire le tracce
Che lasciano nella notte

Lo sai?

Essere vicini per sentire le loro voci
Che parlano con voce seducente
E dicono solo menzogne, dal loro buio

Lo vuoi?

Occorre fermarli prima che sia tardi
Prima che tutto sia perduto
Mostrare la propria coscienza ora e sempre

Lo fai?

Il quadro che segue è di James Johnson e si intitola “not much pieta”

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lil Minotauro che accusa pubblicamente sua madre

24 Novembre 2005 1 commento

? Noi preferiamo le vie tortuose per arrivare alla verità.?
(F. Nietzsche, Ecce homo)

??Idee pure come pietre hanno accompagnato la via d?entrata,
apparendo dall?alto, i sentimenti disegnati di verde e bianco
mostrano una via d?uscita? E un?uscita da dove???

(R. Morris, Il labirinto)

Il labirinto.

Un tema che accompagna da sempre la storia dell?uomo, apparso in varie culture, epoche e luoghi della terra è rappresentato dall?emblema del labirinto: un simbolo antichissimo che si manifesta attraverso una millenaria tradizione figurativa. Sin dall?epoca in cui è nata la saga legata ai miti di Dedalo, di Teseo, di Arianna e del Minotauro nella leggendaria Creta del re Minosse, questa immagine è stata fonte di numerosissime citazioni letterarie e poetiche, nonché protagonista di una vastissima iconografia che, iniziando dal periodo preistorico (dal Neolitico), giunge fino al mondo contemporaneo.

La storia del labirinto è testimone di una notorietà che non è certamente dovuta al caso. In effetti, la forza primigenia profondamente radicata in sé ha permesso a questo segno iconografico di significare un?idea archetipa universale e assoluta. Il labirinto evidenzia cioè, nella sua stessa forma figurale, quell?itinerario mentale che ha accompagnato l?uomo nella storia e nel suo tortuoso cammino di conoscenza.

Nella sfera culturale della Grecia classica il labirinto era concepito come planimetria o tracciato di un edificio (a forma quadrangolare), ma era soprattutto il risultato dell?opera ingegnosa e straordinaria dell?architetto Dedalo. Il percorso al suo interno diventa la materializzazione di una prova iniziatica traducibile come viaggio che conduce al centro , ovvero al luogo sacro per eccellenza che esprime la speranza di una rinascita.

Tale substrato di pensiero, contrassegnato da un vivo sentimento mistico ? religioso, si conserva immutato anche nel Medioevo cristiano. E? solo l?oggetto dell?iniziazione che muta; anziché Teseo è Cristo che libera l?anima dall?errore e dalla perdizione.

Il Medioevo incarna la seconda delle tre grandi epoche di fioritura del labirinto, in particolare fra il XII e il XIV secolo. La struttura mentale dell?epoca era indirizzata verso una nuova interpretazione religiosa ma anche magica, accanto all?amore per l?allegoria. Dai mosaici delle cattedrali ai manoscritti miniati queste componenti confluiscono.

Dopo il Due ? Trecento l?immagine del labirinto perde lentamente la carica penitenziale e spirituale impressa dalla rilettura cristiana per volgere a significati profani e ormai laici.

Scevra di qualsiasi connotazione mistica o religiosa, la forma del labirinto, per il vigore del suo impatto visivo mantiene la sua tradizionale struttura, ma si apre alle nuove realtà culturali della classe cavalleresca, alle tematiche mondane e nobiliari del mondo cortese, sottolineandone valori e qualità. Ma sarà soprattutto a partire dalla metà del Cinquecento che il labirinto troverà spazio nel clima edonistico e gaudente della corte. In quella temperie culturale l?idea del labirinto si decanta, appare ?desacrata? diventando una moda culturale.

Un progressivo mutamento nell?essenza del segno, per cui il labirinto diventa un luogo in cui ci si può smarrire, nasce dall?età manieristica e barocca, unitamente alla coscienza tragica dell?uomo imprigionato in un sistema ineluttabile di cammini intricati e fuorvianti, dove la via si frantuma, si biforca, nasconde l?inganno e da cui solo la grazia divina o la sua intelligenza o perspicacia potranno preservarlo dall?oblio. E? avvenuta la perdita del centro, il labirinto è erranza senza direzioni. Una visione del mondo, perciò, tutta nuova, incerta, tormentata, aggrovigliata che proiettò il suo sentire nella ricca iconografia di quel periodo.

Dopo la trionfale esplosione labirintica del ’600 – ’700, l?interesse per il simbolo decade rapidamente, retrocede pressoché in tutte le sue molteplici espressioni. L?Ottocento fu, nel suo complesso, un secolo manifestatamente antilabirintico. Significativi fatti sociali, quali l?avvento al potere della nuova classe borghese e l?esordio della civiltà industriale, stabilirono un mutamento della moda e del gusto. In effetti, l?epoca, palesemente intrisa di positivismo e pragmatismo non poteva che provare indifferenza e aperto disprezzo per un tema tacciato di frivolezza e ambiguità.

Un rinnovato interesse per il concetto di labirinto, tuttavia, venne successivamente accolto dal Novecento; ma è principalmente l?epoca odierna il territorio in cui, per molti frangenti, questo segno millenario celebra uno dei suoi massimi fasti e appare più che mai presente in campo simbolico, filosofico e artistico. La sua grandiosa eredità simbolica, che si è prolungata attraverso le epoche modulando in cambiamenti sostanziali il suo potere iconico, si riscopre dunque vigorosa e vitale nel panorama artistico del ’900.

L’artista , nuovo Teseo, si aggira nell’enorme , mostrouso labirinto del conformismo e dell’ipocrisia moderni per trovare una via di fuga che liberi la sua arte, le idee nuove verso la luce.

Un opera che illustra bene quanto detto è “il Minotauro che accusa pubblicamente sua madre” di Fabrizio Clerici

E’ con un realismo magico che Clerici rievoca il mito del Minotauro

Paradigmatica appare la versione del Minotauro che accusa pubblicamente sua madre (1952).

Un?aria carica di eventi pesa sulla pista dell?accusa. Un tribunale, un anfiteatro, un antico stadio in rovina?

Al centro di un palcoscenico circolare si erge con tutta la sua imponenza la figura del Minotauro. Tutto attorno, nei palchi e nelle terrazze di un?alta tribuna in rovina, si accalca una folla indistinta e stipata che si allontana verso un orizzonte alto.

Tutto ciò che circonda il protagonista, tutta la folla stipata fa pensare a un immenso arsenale di formiche. Di contro canto il grande vuoto che circonda l?accusatore, ai cui piedi si spalanca il labirinto, ne determina un isolamento non solo scenico, ma quasi suggerisce una idea fissa di condanna.

Nel tema del processo, Clerici ci mostra il dramma, la sofferenza dell?essere ibrido, incrocio fra bestia e uomo, il sentimento di colpevolezza e il presentimento di una prossima accusa.

L?opera racchiude, evocando la catastrofe interiore del Minotauro, l?angoscia contemporanea, l?inquietudine odierna. E? questo il messaggio significativo che Clerici vuole trasmettere. Il senso di precarietà che colpisce questo mondo condannato viene ulteriormente esplicitato dalle rovine.

Allora l?edificio in rovina, questa sorta di Torre di Babele in legno, gremita di esseri che la occupano, nel suo equilibrio è messa in serio pericolo visto che l?impalcatura di legno potrebbe sgretolarsi da un momento all?altro. E contemporaneamente gli sforzi umani sono inutili perché la distruzione ha avuto inizio nel momento stesso in cui si è avviato il processo di costruzione.

Questa immagine porta a pensare ad un mondo precario che respinge la diversità verso la base stessa della nostra società : un labirinto intricato dal quale è impossibile uscire

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Girotondo gira il mondo

22 Novembre 2005 Commenti chiusi


A volte sogno ed è un incubo, che non si possano più spegnere le televisioni, le radio, i televidio, le newsletter. E i giornalisti, gli uomini politici, gli opinionisti, i direttori si mettono a cantare.
Il coro è condotto dagli uomini di regime, che cantano in gruppo sprizzando gioia da tutti i pori, accennando appena ad un passo di danza. Come controcanto seguono gli uomini di opposizione, che si attaccano agli acuti dei primi per accennare gorgheggi.
Ma se bene ascolti, nessuno di loro dice una sola parola che abbia senso compiuto. Questo è “girotondo, gira il mondo”

L?ho sentito oggi alla radio
È iniziato il tempo dell?uomo perfetto
Non è più il momento di incertezze
Di contemplazioni sotto questo cielo pieno zeppo di stelle di cristallo
Buttiamo via quanto non serve, liberiamoci del superfluo
E cominciate a crescere voi che non lo siete già
Senza vacillamenti
Le cose potranno andar male
E forse si potrà non capire le nuove regole
Di questo nuovo mondo di opportunismo che chiameremo per comodità buonismo
L?ho sentito oggi alla radio
Sorge un nuovo mondo di gioia
Plastificato nella perfezione innaturale della pubblicità
Avremo finalmente la nostra estasi
Fatta con le figurine del calcio e parole del vecchio compagno conservatore
E non vacilleremo
Le cose potranno anche andare male
Ma come si può fallire in questo mondo di perfezione?
L?ho sentito oggi alla radio
È iniziato il tempo della nuova etica
Dell?amore alla moda
Saremo tutti testimoni e giudici e non chiederemo a noi
Ciò che imporremo agli altri
Boicottiamo la bevanda con le bollicine per il bene dell?umanità
Nel nome della pace imponiamo la nostra volontà
E dichiariamo guerra all?intolleranza
Non sia mai detto che la via sia diversa da quella che abbiamo deciso

Il quadro che segue è di Laura Ferretti e si intitola “calda antinomia”

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la passione rossa

21 Novembre 2005 Commenti chiusi


Ho scoperto Fabrizia Zammatteo gironzolando fra i siti che si occopano di arte. Mi ha colpito l’uso del colore , l’impatto violento che cattura, la scelta quasi monotematica di un rosso smagliante. Colore forte, deciso, con segni chiari e profondi.
Questa artista è dotata di brio creativo che si evidenzia in forme aggressive dove la disposizione dei colori, a volte contrastanti, sono mitigate da un atteggiamento sensibile, che pare sofferente verso gli eventi della vita e si riversa nell’arte la ricerca di una serenità interiore.
Si tratta di immagini che raffigurano i corpi
Il corpo parla intensamente , il segno esalta il movimento, la sua forza ed espressività
Sia nelle opere pittoriche e nelle sculture sono chiari il linguaggio
“seminformale” nonché il recupero dell’effimero e dell’eredità espressionistica.
Infine, ultima impressione che ho tratto , è la presenza di molta concretezza, del tentativo di portare l’immagine a radicarsi nella quotidianità.

L’opera che segue è “la pelle al sole”

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serve aiuto

17 Novembre 2005 Commenti chiusi

ricevo e pubblico :

L’ospedale pediatrico Bambin Gesù sta cercando persone che possano donare il sangue ad un bambino che deve fare 4 trasfusioni al giorno (equivalenti a 4 donazioni). Il bambino che ha bisogno delle donazioni si chiama David Piazza.

Il problema maggiore che stanno affrontando i suoi medici è che questo bimbo ha il gruppo sanguigno più raro di tutti:

Gruppo 0 Rh negativo (ossia può ricevere il sangue solo dal suo stesso gruppo).

Se potete fare una donazione o se conoscete qualcuno con lo stesso gruppo sanguigno che possa donare il sangue, inoltrate questa comunicazione o prendete contatti direttamente con l’ospedale.

Questi sono i riferimenti:
Dottor Di Carlo
Centro Trasfusionale
06-68591

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grazie a tutti

17 Novembre 2005 2 commenti


L’ambientazione di questa storia può essere un qualsiasi bar di periferia, il protagonista una persona fra mille, che , magari, si vede passare per strada o che entra in un negozio proprio mentre si esce.
Si tratta di una persona che vuole ricostruire la sua vita secondo il suo cuore a dispetto dei tanti buoni consigli che riceve.
Perchè quando si tratta di amore è come se non valessero la prudenza e la logica. E’ come un gorgo, una vertigine che cattura e che porta lontano.
Questa è “grazie a tutti”

La gente mi dice
Sei matto
Certa gente dice che son scemo
Solo perché cerco di tornare da te
Perchè la ministra riscaldata non è buona
Ma io mai ho pensato di lasciarti
Semplicemente perché ho bisogno di te
Qualche volta può succedere
Che i sentimenti siano più importanti di quel dice il buon senso
Quindi non voglio più sentire una sola parola
Lo so bene che non è la sola donna al mondo
Ma succede che la amo più di quel che pensassi
Perciò grazie a tutti per i consigli
Ma voglio provare a correre dietro al cuore
La gente mi dice uuuh sei matto
Matto perché ti corro dietro
Ma non voglio più sentire una sola parola
Voglio fare un errore da solo
Non ho bisogno dei vostri avvisi
Dei buoni consigli che mi regalate
Quindi grazie a tutti
Ma mi voglio affondare da solo con lei

Accompagna questa storia un’opera di Laura Ferretti intitolata “autunno in giallo e viola”

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Leda e il Cigno

14 Novembre 2005 Commenti chiusi


Per gli antichi greci, la costellazione del Cigno era collegata al mito di Zeus e della dea Nemesis. Per sfuggire al focoso padred degli dei, Nemesis si trasmutò in diversi animali. Alla fine di molti cambiamenti la dea scelse l’oca e Zeus, saputolo , divenne uno splendido cigno e così potè infine avere l’amore di Nemesis .
La dea restò in cinta, partorì un uovo e lo abbandonò . Per pura fortuna un pastore trovò l’uovo e lo donò a Leda, la moglie di Tindaro, Re di Sparta.
Dall’uovo nacque una magnifica bambina che Leda chiamò Elena. Tanto era bella la ragazza che la regina la pretese sposa di suo figlio, Menelao, futuro re di Sparta.
La costellazione del Cigno venne creata per celebrare l’amore fra Zeus e Nemesis .
Un’altra versione del mito ci dice che Zeus si trasformò in cigno per corteggiare la regina di Sparta, Leda . Da questa relazione nacquero due figli Polideuco ed Elena
Leda fu anche madre di due altri personaggi che entraro nella tradizione greco/latina : Castore e Polluce. Castore è il figlio che la Regina ebbe da Tindaro, re di Sparta. Polluce altri non è che Polideuco, il fratello di Elena.
Il mito di Leda assorbì molto dell’interesse di Leonardo, che la ritrasse sia nel dipinto “Leda e il Cigno” che ne “Leda e Castore e Polluce”
Nel primo quadro si nota come l’immagine sia sudidvisa in due parti : su un lato la protagonista, Leda è ritratta nuda abbracciata al cigno/zeus, sull’altro compaiono quattro bambini nati dalla schiusa di due uova, sono Castore e Polluce ed Elena e Clitennestra.
Il paesaggio alle spalle delle figure è reso in modo struggente, così come alcuni particolari del corpo di Leda , che sono curati e minuziosi.
Mi riferisco al seno e soprattutto alla capigliatura, della quale ci sono pervenuti alcuni studi preparatori e che , pare , sia stata inventata dallo stesso Leonardo.

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nel deserto

11 Novembre 2005 3 commenti


Immenso. Silenzioso. Quando la notte scende e si accendono le stelle, Dio non è lontano, è lì. E l?anima si commuove. E piange
Lontano dal mondo, lontano dal dolore, può sentire il fiato del Padre e non prova spavento, non più
Ecco che viene la tempesta. La paura di non saper resistere, la certezza che di mille anime sarà il solo corpo ad essere sacrificato
?Signore, viene la tempesta, devo dire addio alla mia carne e al mio corpo, dovrò essere solo e tradito, avrò il coraggio??
Un vento leggero scuote la polvere. Tutto intorno è blu e nero
Un puntino nell?universo può essere così grande da contenere il Figlio di Dio?
Un peso al cuore , le preghiere che non riescono ad esprimere la disperazione della consapevolezza.
?vai e fa quello che devi fare?
Arbusti scossi dal vento, luci brillanti nel cielo, stelle lontane, soli infuocati persi nel vuoto di un universo immenso.
?mi ingannerò? Le mie visioni sono un delirio mistico o sono veramente l?inviato del Signore? Posso farmi così grande rimpicciolendomi fino alla morte , posso ergermi a Maestro, possono queste grosse mani callose tenere delicatamente le anime di questa povera umanità vittima del dolore e della crudeltà del mondo??
Le sue lacrime bagnano il deserto e nel deserto si confondono , gocce di pianto nella sabbia.
Il silenzio è immenso e i ricordi rimbombano nella sua mente, quanto rumore ci può essere nel vuoto di una notte
Facce e suoni ritornano chiaramente. Casa sua.
?Piangi, piangi, lascia che tutto accada. Sto parlando con te, dovresti cercare di salvare la tua anima, dovresti studiare per poter essere, sei quello che leggi, sei quello che dici.
Piangi, piangi, fatti coraggio. Ti diranno menzogne, ti colpiranno duramente, la speranza ti sfuggirà e piangerai. Sto parlando con te!?
Così disse e si allontanò, sghignazzando e la sabbia coprì le lacrime
Così disse e sorrise, lo sguardo crudele e la sabbia fece un deserto attorno a lui
Qualcosa di solido si forma nel cielo, è come un muro che sovrasta la città e le sue mura. Opprime e soffoca, spingendo un?aria umida e fumosa verso il basso, ma tutta la gente sembra non rilevare la sua presenza.
Vaga per le vie sporche della sua città , come smarrito. L?odore acre dei cortili, le galline che razzolano, i bimbi che corrono intorno, tutto sempre ignorare il fatto che il mondo è cambiato e che c?è una oppressione tremenda sopra le loro teste, un muro, grigio, pesante, immenso , sospeso appena lassù, di poco sopra le torri che presidiano le fortificazioni.
Tutto è caldo e umido. Le voci sembrano echi nella sua memoria, la dimensione stessa in cui vive è diversa da quella in cui si muovono gli altri. Le stesse mani che , così forti e grandi, gli davano sostentamento ora erano luminose ai suoi occhi, aliene . Lui era alieno in un mondo che gli era tale.
D?improvviso suoni e voci di parata, lui accorre e si mescola nella folla che urla e strepita parole di Osanna. Un uomo, a dorso di mulo, entra in città e tutti gli rendono omaggio con canti e rami di palma. Lui chiede chi sia e molti lo ignorano, altri lo spingono altri gli sorridono dicendo che il Signore degli Eserciti è tornato, ?non lo vedi?? gli dice una ragazza ?nella mia bocca Lui sta urlando..?
Un anziano, che fuma la pipa e sa di vino gli dice di andare in una casa dietro l?angolo della via, perché li stanno quelli che possono spiegare, lì sanno quelli che sanno.
Lui accorre, spingendo ed essendo spinto, perché nella confusione molti seguono la sua destinazione e molti invece corrono a vedere la parata.
E in quel momento torna nuovamente di fronte a lui la maestosità del deserto. Un momento, che momento, di quiete

L’opera che segue è di Giorgio Morandi e si intitola “fiori”

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