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Archivio Aprile 2006

Istanti – Josè Louis Borges

29 Aprile 2006 Commenti chiusi


Cos’è la grandezza? Borges incarna per intero lo spirito argentino, con la sua voluta inattualità, con il suo miticismo esasperato.
Jorge Luis Borges conduce necessariamente a parlare delle forme del linguaggio, a narrare metalinguisticamente le peregrinazioni del concetto nella sua forma di espressione più importante -la comunicazione- che è lo strumento di condivisione con l’altro.

Jorge Luis Borges è lo spettro a volte oscuro di questo percorso; egli cede costantemente alle lusinghe di un dialogo in apparenza innecessario e gratuito. Ed è proprio l’improponibilità quasi fisiologica dei suoi giochi logici e mentali che gli conferisce gli attributi di un demiurgo disperso o smarritosi nel caleidoscopio culturale dalla sua città : Buenos Aires

Borges preferisce fingere di essere una finzione perché, in una continua biforcazione dei rimandi e delle connessioni della sua pagina il lettore trovi il tempo per giustificare il proprio smarrimento e la propria atarassia. Egli è il poeta dei rinvii, delle dimenticanze, delle improvvise resipiscenze: i controsensi, i paradossi, i dedali, i labirinti, sono strumentazioni concettuali piuttosto che archetipi mentali e hanno in sé qualcosa di più implacabile e impietoso di quanto non si immagini.

La poesia che segue, pare tanto luminosa e colorata nell’intreccio e nella leggerezza delle parole scelte,quanto diviene tragica nella sintetica definizione del futuro del poeta, un finale che pare un taglio netto, spietato, immerso nella comprensione logica del momento

Questa è : “istanti”

Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
Sarei meno igienico.

Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei in più fiumi.

Andrei in più luoghi dove mai sono stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali, e meno problemi immaginari.

Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto
della loro vita sensati e con profitto;
certo che mi sono preso qualche momento di allegria.

Ma se potessi tornare indietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni.
Chè, se non lo sapete, di questo è fatta la vita,
di momenti: non perdere l’adesso.

Io ero uno di quelli che mai
andavano da nessuna parte senza un termometro,
una borsa dell’acqua calda,
un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.

Se potessi tornare a vivere
comincerei ad andare scalzo all’inizio
della primavera
e resterei scalzo fino alla fine dell’autunno.

Farei più giri in calesse,
guarderei più albe,
e giocherei con più bambini,
se mi trovassi di nuovo la vita davanti.

Ma vedete, ho 85 anni e so che sto morendo.

L’immagine che segue è di Antoine Gaber e si intitola “garden in Givency”

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Stupendo

27 Aprile 2006 Commenti chiusi


L’uomo siede sulla sua poltrona preferita. Sorseggia un liquore e guarda fuori dalla finestra che gli mostra la strada, il traffico bagnato dalla pioggia, la sua città, che è una città di pensieri, di ricordi, di spettri.
Il lettore Cd è acceso e una musica tormentata gli parla….

È nei ritagli ormai del tempo
che penso a quando tu eri qui
era difficile ricordo bene
ma era fantastico provarci insieme.
Ed ora che non mi consolo
guardando una fotografia
mi rendo conto che il tempo vola
e che la vita poi è una sola…
E mi ricordo chi voleva
al potere la fantasia…
erano giorni di grandi sogni……..sai
erano vere anche le utopie
Ma non ricordo se chi c’era
aveva queste queste facce qui
non mi dire che è proprio così
non mi dire che son quelli lì!

E ora che del mio domani
non ho più la nostalgia
ci vuole sempre qualche cosa da bere
ci vuole sempre vicino un bicchiere!
Ed ora che oramai non tremo
nemmeno per amore…sì!…
ci vuole quello che io non ho
ci vuole “pelo” sullo stomaco!

Però ricordo chi voleva
un mondo meglio di così!
sì proprio tu che ti fai delle storie…(ma dai)…
cosa vuoi TU più di così
E cosa conta “chi perdeva”
le regole sono così
è la vita! ed è ora che CRESCI!
devi prenderla così……

SI!!!!
STUPENDO!
MI VIENE IL VOMITO!
è più forte di me
NON lo so
se sto qui
o se ritorno
se ritorno
se ritorno tra poco, tra poco….tra poco

Però ricordo chi voleva
un mondo meglio di così!
ancora tu che ci fai delle storie…(ma dai)…
cosa vuoi TU più di così
E cosa conta “chi perdeva”
le regole sono così
è la vita ed è ora che CRESCI!
devi viverla così…….

il quadro che segue le liriche di vasco Rossi si intitola “The Angel of the Annunciation” ed è di William Bouguereau

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toh! ci sono degli ufo nel quadro? La natività come l’ha dipinta Mainardi

25 Aprile 2006 Commenti chiusi


La Madonna con Bambino e San Giovannino, esposta nella Sala di Ercole a Palazzo Vecchio a Firenze, è stata oggetto di diverse attribuzioni. Il cartellino del Museo dice Jacopo del Sellaio, ma nella scheda del catalogo (numero 00292620) si legge che il dipinto è attribuibile piuttosto a Sebastiano Mainardi (1466-1513), pittore della cerchia del Ghirlandaio attivo a Firenze alla fine del ’400. Si aggiunge che vi sono evidenti somiglianze con opere di Lorenzo di Credi, soprattutto nella figura della Madonna.

Se si osserva bene il dipinto nella scena in alto a destra, dietro le spalle della Madonna, pare evidente la testimonianza di un “incontro ravvicinato” con un oggetto volante non identificato. Nella scena in questione vediamo un personaggio che, con una mano sulla fronte, guarda verso una apparizione nel cielo. Con lui è un cane e anche l’animale guarda verso lo strano oggetto.

In un articolo di Daniele Bedini, pubblicato in Notiziario UFO – n. 7 (Luglio – Agosto 1996) si legge: «si rileva chiaramente la presenza di un oggetto aereo, color grigio piombo, inclinato sulla sinistra e dotato di una “cupola” o “torretta”, apparentemente identificabile come un mezzo volante di forma ovoidale in movimento.»

Ma questa non è la sola particolarità del dipinto, in alto a sinistra vediamo infatti la Stella della Natività accompagnata da altre tre piccole stelle o fiammelle.Un particolare molto simile è presente nella Madonna del Libro (1480) di Sandro Botticelli.

La simbologia religiosa presente in questa Madonna si rifà a una iconografia più antica, che nella Firenze dell’umanesimo e del neoplatonismo si era perduta. Le tre stelle ad esempio sono visibili in dipinti del secolo precedente, ma soprattutto nelle icone bizantine della Madonna. Si trovano raffigurate spesso nel velo (sulle spalle e sulla fronte); altre volte vengono sostituite da tre raggi, ma in tutti i casi sono un simbolo della triplice verginità della Madonna, prima, durante e dopo il parto. Le tre stelle, col medesimo significato, si ritrovano anche nello stemma dell’ordine degli Oratoriani di San Filippo Neri (Filippini), particolarmente devoti alla Madonna.

Questi particolari, “tre stelle” e “nube luminosa” ci fanno pensare che questo dipinto si rifà ad una iconografia antica, un modo austero e rigoroso di intendere non solo i soggetti sacri ma tutta la vita cittadina, in piena sintonia con la predicazione da Fra Girolamo Savonarola, proprio nella Firenze della fine del XV secolo. Dopo la cacciata dei Medici a Firenze venne instaurata la Repubblica, che Savonarola orientò in modo teocratico, esercitando una ferrea sorveglianza (oggi potremmo fare un paragone riferendoci ai fondamentalisti islamici ) ed arrivando perfino ai pubblici “roghi delle vanità” del 1496-97, quando vennero raccolti e bruciati in piazza carte da gioco, dadi, acconciature, ornamenti, libri considerati osceni, fino ai quadri e agli oggetti preziosi. La predicazione di Savonarola influenzò moltissimo le opere d’arte di quel periodo, e diversi artisti, come ad esempio Sandro Botticelli, arrivarono a rinnegare le loro paganeggianti opere precedenti per dipingere soggetti mistici in uno stile più “puro”, ma anche più rigido, arcaico e didascalico.

Nell’arte sacra rinascimentale non venivano rappresentate solo scene tratte dai quattro vangeli canonici. Molto spesso si ricorreva anche a testi devozionali più recenti, pieni di personaggi e vicende di gusto più popolare e narrativo oppure si faceva riferimento ad una serie di “vangeli” (30) che erano stati redatti sin dall’inizio della critianità.

Solo molto più tardi il vescovo lionese Imeneo definì, in acordo con i quattro cardini del mondo, i quattro venti e i quattro punti cardinali, quali fossero i quattro vangeli canonici.

Le tante scene che raffigurano la Presentazione di Maria al Tempio o lo Sposalizio della Vergine (dipinti da Giotto), l’incontro tra Gesù e San Giovanni Battista durante la fuga in Egitto (dipinto da Leonardo nella Vergine delle Rocce) derivano da racconti estranei ai vangeli di Marco, Matteo, Luca e Giovanni. I pittori e i loro committenti, che sceglievano i soggetti, molto spesso mescolavano racconti tratti da testi diversi, come ad esempio la Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze, la Meditatione Vitae Christi di Giovanni De Cauli, o i molti vangeli apocrifi. La stessa presenza del bue e dell’asino, che pure vediamo in quasi tutte le natività, non è narrata dai vangeli canonici ma dall’apocrifo Pseudo-Matteo, uno dei testi più diffusi e utilizzati come fonte di soggetti dagli artisti di quell’epoca. Quel vangelo però a sua volta derivava dal Protovangelo di Giacomo, conosciuto solo in lingua greca fino alla traduzione latina di Guillaume Postel della metà del sec. XVI. Ai racconti contenuti in questi testi Giotto si ispirò per le storie dell’infanzia di Maria della Cappella degli Scrovegni. Proprio nel Protovangelo di Giacomo troviamo una descrizione della natività in cui non compaiono angeli ma una “nube luminosa”, come in molti altri brani biblici:

…[19, 2] Si fermarono nel luogo dov’era la grotta, ed ecco una nuvola luminosa adombrava la grotta. E la levatrice esclamò: ‘Oggi è stata magnificata la mia anima, perché i miei occhi hanno visto un prodigio meraviglioso: che è nata la salvezza per Israele’. E subito la nuvola si dissipò dalla grotta e apparLa Madonna con Bambino e San Giovannino, esposta nella Sala di Ercole a Palazzo Vecchio a Firenze, è stata oggetto di diverse attribuzioni. Il cartellino del Museo dice Jacopo del Sellaio, ma nella scheda del catalogo (numero 00292620) si legge che il dipinto è attribuibile piuttosto a Sebastiano Mainardi (1466-1513), pittore della cerchia del Ghirlandaio attivo a Firenze alla fine del ’400. Si aggiunge che vi sono evidenti somiglianze con opere di Lorenzo di Credi, soprattutto nella figura della Madonna.ve una grande luce nella grotta, tanto che i nostri occhi non la potevano sopportare… (I Vangeli Apocrifi, a cura di Marcello Craveri, Torino, 1969, p.21)

A differenza del vangelo di Luca in cui leggiamo che «la Gloria del Signore li avvolse di luce», in questo brano il narratore aggiunge che «gli occhi non potevano sopportare» quella gran luce. E in tanti dipinti vediamo che il pastore si protegge gli occhi con la mano.

Nello stesso Protovangelo troviamo la descrizione della Stella, ma soprattutto, a differenza dei vangeli canonici, si dice che anche il piccolo Giovanni Battista dovette fuggire da Erode:

[22, 1] Accortosi di essere stato giocato dai magi, Erode si adirò e mandò dei sicari, dicendo loro: “Ammazzate i bambini dai due anni in giù”.
[2] Maria, avendo sentito che si massacravano i bambini, prese il bambino, lo fasciò e lo pose in una mangiatoia di buoi. [3] Anche Elisabetta, sentito che si cercava Giovanni, lo prese e salì sulla montagna guardandosi attorno, ove nasconderlo; ma non c’era alcun posto come nascondiglio. Elisabetta, allora, gemendo, disse a gran voce: “Monte di Dio, accogli una madre con il suo figlio”. Subito il monte si spaccò e l’accolse. E apparve per loro una luce, perché un angelo del Signore era con loro per custodirli.
Ecco che in questo brano del protovangelo di Giacomo la “luce” viene identificata con un angelo custode, senza che questo appaia come un personaggio vero e proprio. Nel’apocrifo Vangelo dell’infanzia arabo-siriaco invece è la stella dei Magi ad essere identificata con un angelo: « In quello stesso istante apparve loro un angelo, sotto forma di quella stella che era stata la loro guida nel viaggio; ed essi se ne andarono, seguendo l’indicazione della luce».

La raffigurazione della nube senza l’Angelo è rara ma possiamo vederne un esempio in una Adorazione del Bambino dipinta del Maestro Franke. In alto nel cielo, all’interno della nube si vede la stella. Lo stesso autore in un’altra opera raffigura invece Dio all’interno della nube, mentre l’angelo fa l’annuncio ai pastori

Possiamo così ricondurre anche il tondo con la Madonna con Bambino e San Giovannino alla tradizione iconografica dell’epoca, quella della fine del ’400 a Firenze. Il particolare arcaico delle tre stelle, simbolo della triplice verginità di Maria, e la raffigurazione non antropomorfa ma simbolica dell’Angelo come “nube luminosa” possono far pensare ad una adesione dell’autore alle tesi di Gerolamo Savonarola, il frate domenicano che predicava un ritorno alla tradizione e ad una maggiore purezza nell’arte e nella vita cittadina.

Nella scheda del Museo di Palazzo Vecchio dedicata al dipinto si dice che vi sono evidenti somiglianze con opere di Lorenzo di Credi. Proprio questo artista era uno dei più devoti seguaci di Savonarola, tanto che arrivò a bruciare tutti i propri disegni di nudo e a diventare frate egli stesso.

Quindi posso concludere che la ” Madonna con Bambino e San Giovannino”, attribuito a Sebastiano Mainardi, artista della cerchia del Ghirlandaio, le tre piccole stelle, che in questo dipinto accompagnano quella più grande della Natività, venivano spesso usate per simboleggiare la triplice verginità di Maria; il pastore che guarda l’apparizione in cielo proteggendosi gli occhi con la mano è simile a moltissimi altri tratti da dipinti dallo stesso soggetto; la nube luminosa deriva dal racconto della Natività nell’apocrifo Protovangelo di Giacomo. Lo stesso Protovangelo, che contiene le storie dell’infanzia della Madonna, è uno dei testi più citati nella definizione del dogma della verginità di Maria.

Niente ufo, quindi, ma tanta , tanta arte

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mangiafuoco

20 Aprile 2006 1 commento


Hai ricevuto il libro di Silvio?
Vai a pagina 154: c’è una serie di informazioni interessanti, tra cui,
quella che più mi ha colpito è la prima.
E’ scritto che nel oggi il reddito medio degli Italiani è pari a 27.119
dollari, mentre nel 2001 era di 24.670 dollari. Facendo due conti, perciò,
risulta che il reddito medio degli Italiani è cresciuto di circa 2.500
(2.449) dollari.
Sul sito internet www.uic.it , che è il sito dell’Ufficio Italiano dei Cambi, si possono tradurre le cifre in euro.
Con il convertitore messo a dispozione (che tiene conto delle variazioni nel tempo) si può calcolare che il 22 maggio 2001 (il giorno dopo le ultime elezioni politiche) 24.670 dollari (reddito 2001) erano pari a 28.405,27 EUR, mentre la situazione al 3 aprile 2006 è tale che 27.119 dollari (reddito attuale) corrispondono a 22.481,19 EUR.
In altre parole qualcuno vuole farmi credere che il reddito medio sia aumentato, mentre, a conti fatti è diminuito di 5.924,08 EUR !!

Questa è ” Mangiafuoco”

Credi sia vero?
Credi che si debba credere in te?
Lo sento, hanno contato male
Credimi se te lo dico
Venderei ghiaccio agli esquimesi per dimostrarti che ho ragione
Credi ti menta?
Credi ti inganni?
Ti ho promesso che avrei tolto l?ici
Ho promesso di mutare l?acqua in vino
Ho camminato sulle acque
Mi credi se ti dico che non hanno contato bene?
Credi in quel che ti dico
Sono nato per dire la verità non lo vedi dal mio faccino simpatico?
Può sembrare che sia ingessato
Può darsi che il doppio petto non mi doni
Può darsi che sia stato pure un golpista
Ma è solo per il tuo bene
Credimi , hai sentito bene
Sei al Superenalotto per tutti
Così sarà
Una villa al mare al posto della tredicesima
E delizia, una puntata speciale della ruota della fortuna
Non c?è fine al pozzo delle meraviglie
Credimi, nessuno ha fatto meglio
Tutti ci invidiano le cose meravigliose che ho fatto
E se sono stato a mezzo con i razzisti
Era solo per il tuo bene
E se ho candidato chi nega l?Olocausto
È solo perché la divisa a righe non è trendy
Coraggio perché indugi
Non vedi che bello che è il Paese dei Canditi
Lascia che mi presenti
Sono Mangiafuoco

L’immagine che segue è un manifesto pubblicitario del “The Great Stromboli di Marionette Show”, che è uno spettacolo di burattini

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Amore, che cosa strana

18 Aprile 2006 Commenti chiusi


Una canzone sull’amore. Nulla più. Questa è : “Amore, che cosa strana”

L?amore è una cosa strana
Rende qualche uomo forte e qualcun altro debole
Cambia il tuo cuore e ti fa tremare le gambe
Guarda piccolo diamante
Dolce come la crema
L?amore rende la notte eterna
E il giorno caldo.
Forte e duro
come il peggior sogno
oppure delicato come un petalo di rosa
Questo è il potere dell?amore
Non c?è carta di credito
Non ci sono santi in paradiso
Accade all?improvviso
E cambia la tua vita
Talvolta è crudele
E lascia ferite profonde
Strano sentimento è l?amore
Una volte è un sentimento che sa di latte
A volte è aspro come un limone
Dicono che sono tutti innamorati di te
Ma non ci badi
Perché il vero amore
È come una paura che ti coglie
È ansia e gioia pura
Non si sbaglia nel riconoscerlo
L?amore è una cosa proprio strana

Il quadro che segue è di Bill Biragga e si intitola “the architect”

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Nelle altre cose mute

14 Aprile 2006 1 commento


Nel deserto, quando il sole giunge al tramonto e rapidamente scompare dietro all’orizzonte ci si sente soli con se stessi alle prese con un silenzio che non ha pari in nessun altro luogo. Gli occhi saturati da una moltitudine di colori cangianti e le orecchie assordate dal silenzio. Il respiro, i pensieri, anche lo sguardo disturbano la quiete immensa, maestosa di un luogo sterminato, aspro, seducente.
Questa è “nelle altre cose mute”

Sole
Rosso
Immenso
Sabbia e polvere
Silenzio
Lenta discesa
Fiato trattenuto
Rapida mutazione dei colori
Un solo corpo e mille anime
Unite ad ammirare la maestà
Di una discesa vorticosa
Di un tramonto nell?immensità del deserto
Con un orizzonte infinito
Con valli e monti
E colli e rocce
E fondali di vecchi mari scomparsi
Suono assordante del silenzio
Sinfonia di ottoni e timpani
Pietrificati
Immobili
In attesa che il maestro dia il la
In attesa di rendere vivo lo spartito
Lunga esile linea verde
Notte

L’immagine che segue è di Susan Schildkamp

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un altro mondo

13 Aprile 2006 Commenti chiusi


L’uomo sogna ad occhi aperti, confondendo se stesso con il cielo, complice e seducente, immerso nella notte. Come catturato da questo riflesso celeste egli prende a penetrare in un mondo alieno dove trova conforto nella presenza di migliaia come lui.
Questa è “un altro mondo”

Ero lento
La gente che già mi aveva fatto provare a crescere
Mi disse di no
Poi mi sono girato e ho visto che qualcuno mi sorrideva

Cado
Cado
In un altro
In un altro
Cado
Cado
In un altro
In un altro
In un altro mondo

Non c?era luce
E andavo sempre nei posti sbagliati
Confondendo il giorno con la notte
Poi improvvisamente ho visto migliaia di volti

Cado
Cado
In un altro
In un altro
Cado
Cado
In un altro
In un altro mondo

il riflesso celeste, opera di Andrea Capucci , accompagna questo scritto

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la tua prima parola

11 Aprile 2006 2 commenti


Questa poesia, scritta da Licio Gelli, è dedicata a coloro che ieri e ier l’altro hanno partecipato in buona fede alla competizione elettorale, scegliendo il campo che poi ha perduto.
Licio Gelli è stato il Gran Maestro della Loggia Massonica segreta P2 (propaganda 2) alla quale furono affiliati, fra gli altri, Silvio Berlusconi e Maurizio Costanzo.
Scopo della Loggia era assumere il controllo dell’informazione (stampata e visiva), riformare la Costituizione e assumere il controllo della Magistratura. Per avere una idea del loro programma basti leggere il testo di riforma della giustizia, redatto dall’ex ministro Castelli.
Gelli, smascherato, ha mutato la sua attività da Gran Maestro a poeta.
“La tua prima parola” è una sua poesia.

Nei tuoi occhi profondi, dove
mare e cielo festosi s’incontrano
leggo la tua prima parola,
prima che affiori sulle tua labbra,
prima che tu la pronunci.

La Parola è vita
e tu sei la mia
vita, la Parola
è canto e tu sei
il mio canto, la Parola
è l’ambrosia degli dei,
che in eterno spegne la sete,
la Parola è ciò che fummo,
che siamo, che saremo.
Dalla parola nasce il mondo,
con il suo universo.
La Parola è Verbo,
di spirito immortale.
La Parola siamo noi,
tu e io uniti
per ascoltarla e viverla.

Quando dai gironi del mondo,
inferno della nostra vita e di quanti
non hanno capito la Parola, nasceranno
fiori dai nomi nuovi e per gli alberi
sarà sempre verde estate,
e verde la speranza nostra
d’un terrestre Paradiso,
noi saremo pronti ad abitarlo,
nella legge del Signore.

Questo testo è accompagnato dal celeberrimo quadro di Goya intitolato “il sonno della ragione genera mostri”

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L’angelo di Leonardo

7 Aprile 2006 Commenti chiusi


L’opera che segue questo testo è “L’Angelo incarnato”, uno dei più conturbanti e misteriosi disegni di Leonardo

Si tratta di un foglio azzurro (del tipo di quelli usati da Leonardo per studi anatomici dal 1513-15 circa fino alla fine dei suoi giorni in Francia), che misura cm 26,8 x 19,7, su cui è disegnata a carboncino una figura apparentemente maschile, che ostenta un turgido membro virile in audace erezione; senonché il seno, la morbida capigliatura, le braccia esili e delicate, sembrano quelle di una giovane donna, mentre il viso, dal sorriso beffardo, dalle profonde inquietanti ombreggiature, è quello di un efebo smaliziato, la cui tipologia ricorre in molti disegni di Leonardo, sparsi tra le Raccolte di Windsor e del Codice Atlantico, il cosiddetto “Profilo Salai” che rappresenterebbe l’allievo prediletto di Leonardo, che in effetti, per stessa ammissione del maestro e da una descrizione vasariana, sappiamo essere stato avvenente e spregiudicato, un diavolo dalla faccia d’angelo, insomma…

Ma che si tratti o meno di Salai sotto mentite spoglie, questo personaggio allusivo e ammiccante, che emerge dall’oscurità per imbrigliarci con il suo sguardo seduttore ed equivoco, ha per molto tempo lasciato interdetti i critici: il dilemma non riguarda l’autografia del disegno (tanto più che sul retro del foglio sono tre vocaboli in greco alludenti alla mitica capacità di Apelle di dipingere l’invisibile e indubbiamente di mano di Leonardo), bensì la sua interpretazione, come per altri simili capolavori leonardiani, ad esempio il San Giovanni Battista del Louvre, spesso scambiato per un Bacco, data la floridezza pagana delle membra e l’ambiguità non solo fisica ma “mentale” dell’ermafrodito, che, come “testamento spirituale” dell’artista, può essere interpretato come un suo probabile “autoritratto psicologico”.

Già l’invenzione dell’angelo annunziante in veduta ravvicinata, frontale, anziché nella canonica posa di profilo e per di più non carico di sontuose vesti, ma seminudo e senz’ali, doveva risultare di una novità iconografica sconcertante a quei tempi, immaginiamoci poi cosa dovesse originare l’ulteriore provocazione di Leonardo del pene eretto, rivolto al cielo esattamente come la mano indicante.

In realtà è molto probabile che il disegno dell’angelo itifallico dovesse avere una destinazione privata, anzi privatissima, o addirittura costituire solo un pensiero di Leonardo, uno dei suoi tanti “ghiribizzi”, che non mancarono di suscitare piccoli scandali: se è vero che questo disegno ha fatto parte delle raccolte della regina Vittoria, insieme agli altri fogli di Leonardo a Windsor Castle, potremmo pensare a una voluta “sparizione” dello stesso, che potrebbe aver suscitato l’imbarazzo della sovrana, nota per la sua pruderie….!

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malintesi

6 Aprile 2006 1 commento


Lui, Lei. Lui ama lei. Lei non ne vuole sapere. O, forse, lui è in stato confusionale e lei proprio non lo conosce. Un’ultima possibilità è che lui e lei si conoscono benissimo, ma il loro amore è finito, almeno per uno dei due. Questa è : “malintesi”

Ciao
Ti ho vista
Ti conosco
Ti ho sempre conosciuta
Credo di poter ricordare il tuo nome

Ciao
Mi spiace ma sono proprio confusa
Credo tu mi confonda con qualcun altro
Potremmo parlare del tempo?
Potremmo parlare del governo, ladro che è?

Ciao
Come stai?
Ti conosco , mi conosci
Sembri più bella
Credo tu possa ricordare il mio nome
Sono quello che ti ha portata fino all?orizzonte

Ciao
Amore mio, sono proprio invisibile oggi
E la cosa è proprio così strana
Perché sono pieno di buone intenzioni e vesto una bella cravatta a fiori
Potessi almeno abbracciarti
Almeno mi guardassi

Ciao
Mi spiace ma proprio non ti considero
Credo tu ti illuda
Potresti andartene, o , almeno lasciarmi in pace?
Potresti sparire o chiamo una guardia?

Accompagna questa storiella, la splendida “notte stellata” di Van Gogh

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