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Archivio Maggio 2006

La leggenda degli asié usu

26 Maggio 2006 Commenti chiusi


Gli ” asié usu ” sono delle creature stravaganti che abitano nella savana e prendono contatto con gli esseri umani in maniera occasionale. Sono maschi e femmine, hanno degli aspetti pittoreschi e spesso assumono nomi di persone. Si trovano sulle cime delle montagne, nelle valli dei fiumi, nei mari ed anche in certi grandi alberi della foresta. Sono capricciosi e vanno in collera facilmente e le persone, involontariamente, rischiano di provocare la loro collera. Ma possono ugualmente essere generosi e come dice Kouassi Aya : ” Se siete bravi cantanti e cantate nei campi, gli asié usu vi ameranno e scenderanno su di voi “. Vi ” possiedono ” ai funerali o, inaspettatamente, vi mettono in transes; possono anche seguirvi al villaggio e porvi dei problemi se voi stabilite un culto e divenite un “devin” per le transes che si chiamano “Komien”. La statuina Janus, che si vede bell’immagine successiva, abbastanza rara, come dice Susan M. Vogel, nell’arte Baoulé, certamente è stata scolpita per gli asié usu perché non può identificarsi con i “Blolo” che sono statue più grandi e complicate. ” Alcune persone, dice la Vogel, mi hanno raccontato che se le statue scolpite per gli asié usu non sono belle e raffinate, esse non sono efficaci perché gli asié usu si rifiuteranno di posarsi al di sopra di esse. Anzi molti pensano che se la statua è brutta può addirittura causare un’offesa agli spiriti che faranno del male o al proprietario o allo scultore.

“Vivere nel ricordo è il modo più completo di vita che si possa immaginare: il ricordo sazia più di tutta la realtà ed ha una certezza che nessuna realtà possiede. Un fatto della vita che sia ricordato è già entrato nell’eternità e non ha più alcun interesse temporale. ”
Soren Kierkegaard (Enten-Eller I)

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Te lo scrivo in chiaro

23 Maggio 2006 Commenti chiusi


L’uomo sta in fronte alle telecamere , sudato e trafelato, con una improponibile maglietta rosso sponsor e gli occhialini da professore. Giornalisti lacchè rispettosamente lo onorano e badano a non urtare la sua suscettibilità, mentre lui dispensa banalità con arroganza.
Poco gli importa se ha tradito tutti i sogni, se ha stuprato mille volte la lealtà. Questa è “te lo scrivo in chiaro”

aspetta un momento, uomo
hai pronunciato male il mio nome
ti sbagli se pensi di conoscermi
hai delle informazioni sbagliate sul mio conto
te lo scrivo in chiaro
non mi interessa la tua falsità
non mi piacciono le tue parole
non voglio le tue vittorie
mi prendi in giro, mi prendi per un bambino
mi tendi lamo, mi racconti le fiabe
te lo scrivo in chiaro
non mi interessa della tua anima
non cammino nelle tue scarpe
Ciao, ciao uomo
Ti hanno beccato con le mani nel miele
E mi sorprendo che ancora credano in te
Te lo scrivo in chiaro
È finito il tempo della prepotenza
È finito linganno
Gli occhi del mondo vedono ormai

L’opera che segue, di Antonella Saura è eseguita su un pannello removibile e si può a buon diritto considerare come l’arte dell’inganno, poichè la profondità, i colori e la dolcezza del paesaggio sono un abile trasposizione su un pannello della fantasia dell’autrice.
Gli inganni possono quindi essere dolci come quelli della bella Antonella, o crudeli o traditori, come quelli architettati da politici e da direttori sportivi che di sportivo hanno solo l’abbigliamento.

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Voglio che tu sappia

22 Maggio 2006 Commenti chiusi


Questa è una storia crudele , di rancore e odio, perchè non sempre piovono petali dal cielo. E’ una storia di una anima offesa e ferita, perchè spesso l’amore finisce per infierire sul cuore. E non c’è nulla che si può fare, nulla che si può dire. Il tempo passa e lenisce le ferite.
Piano piano il bello riemerge e compete con il rancore.
Questa è “voglio che tu sappia”

voglio che tu sappia
Che sono colpito al cuore, spezzato come una marionetta senza fili
e che non vi auguro tutto il meglio possibile
credo che sia tempo di chiudere questo teatrino
Che l’amore che ci siamo scambiati si è pietrificato
Che ogni volta che nomino il tuo nome spero solo che tu soffra
voglio che tu sappia
Che vorrei mostrarti tutto il fango che hai lasciato quando te ne sei andata
voglio che tu ricordi
Le parole e le promesse che hai sprecato
Proprio ora che stai facendo l’amore con lui
E vorrei che tu pagassi almeno la metà del male che mi hai insegnato ad amare
voglio che tu sappia
che ogni volta che chiudo gli occhi
vedo ogni istante della nostra fine
E che le parole bruciano più del dolore
voglio che tu sappia
che vivo solo per testimoniare
che sei stata crudele
quanto il silenzio

Diceva Pablo Picasso che : ” Ci sono pittori che dipingono il sole come una macchia gialla, ma ce ne sono altri che, grazie alla loro arte e intelligenza, trasformano una macchia gialla nel sole.”
Il sole che accompagna questo scritto è di un artista a me sconosciuto.

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quasi quasi scrivo un apocrifo

19 Maggio 2006 Commenti chiusi


Inizialmente il termine apocrifo non indicava uno scritto contraffatto o falsificato, bensì la destinazione. Infatti il contenuto particolare, sacro e misterioso, rendeva necessario tenere nascosta (apokryphos) l’opera al grande pubblico per riservarla agli iniziati di una setta. Per acquistare credito, poi, tali scritti circolavano sotto il nome di un apostolo o discepolo di Gesù. Di qui l’accezione oggi più frequente di opera falsamente attribuita ad un autore. Spesso l’intento è quello di colmare la lacuna lasciata dagli scritti canonici a proposito della vita di Gesù, degli apostoli, di Maria, a volte per edificare, altre per stupire i fedeli.

A. Apocrifi cristiani dell’Antico Testamento
IV Libro di Esdra (fine del sec. I) – carattere apocalittico ed escatologico, per lungo tempo fu considerato canonico.

I segreti di Enoch (integrazione cristiana al Libro di Enoch, testo ebraico del sec. II a.C.) pervenuto a noi in lingua paleoslava.

I Testamenti dei XII Patriarchi opera composita che pretende di riportare le ultime parole dei dodici figli di Giacobbe. Anch’essa presenta interpolazioni cristiane.

Apocalisse di Baruch simile per contenuto, lingua e intenti alla precedente.

Ascensione di Isaia il più bell’esempio di adattamento cristiano di un originale ebraico redatto nella sua versione finale sul finire del sec. I o inizi del II d.C.

B. Apocrifi del Nuovo Testamento

1. Vangeli

Il vangelo secondo gli Ebrei (nazareni) originale aramaico usato dai cristiani palestinesi di lingua ebraica, tradotto da Girolamo (sec. IV) in greco e latino. Risale al sec. II e secondo alcuni studiosi rappresenta un rifacimento ampliato dell’originale ebraico del vangelo secondo Matteo.

Il vangelo degli Egiziani in quanto in uso presso i cristiani dell’Egitto. Probabile origine gnostica per dare fondamento all’eresia di questa setta molto diffusa in Egitto. Sec. II.

Il vangelo ebionita (o dei dodici apostoli) dell’inizio del sec. III. Probabilmente intendeva fornire giustificazioni dottrinali alla setta degli Ebioniti.

Il vangelo secondo Pietro pervenuto a noi solo in frammenti che narrano la passione, morte e sepoltura di Gesù con qualche allusione che fa pensare all’eresia docetista. Si fa risalire alla seconda metà del sec. II.

Il vangelo di Nicodemo in cui si tenta di minimizzare la colpevolezza di Pilato in merito alla morte di Gesù e include gli Atti di Pilato cioè un presunto “rapporto ufficiale” di Pilato sul processo a Gesù. Questa parte circolava in molte versioni fin dal II sec. (Anaphora Pilati, Lettera di Pilato, Paradosis Pilati) e indusse alcune comunità cristiane a venerare Pilato come santo e martire (notevoli saranno tali influssi in tutto il Medioevo). Testo greco con numerose versioni in altre lingue antiche.

Il Protovangelo di Giacomo appartiene al gruppo dei cosiddetti “vangeli dell’infanzia” che riportano con dovizia di particolari episodi della giovinezza di Maria, la nascita a l’infanzia di Cristo. Probabilmente è della metà del sec. II e vi ritroviamo per la prima volta i nomi dei genitori di Maria (Gioachino e Anna), il racconto della consacrazione di Maria a Dio e la sua presentazione al tempio. Lo scopo è quello di dimostrare la verginità perpetua e inviolata di Maria (prima, durante e dopo il parto!) – l’attuale forma è in greco e risale al sec. IV.

Il vangelo copto di Tommaso di origine eretica, probabilmente gnostica, ci è pervenuto appunto in lingua copta (un dialetto greco-egiziano) e raccoglie una serie di detti attribuiti a Gesù.

Il vangelo dell’infanzia secondo Tommaso pervenuto a noi nella versione greca racconta varie storie della miracolosa scienza e potenza di Gesù. Nella forma attuale è posteriore al sec. VI.

Il vangelo arabo dell’infanzia, compilazione tardiva di vari elementi bizzarri sull’infanzia di Gesù.

Storia di Giuseppe, il falegname, scritto arabo miracolistico del IV sec.

Il vangelo di Filippo, pare esistesse già nel sec. III ed è di matrice gnostica neoplatonica con forte propensione per l’ascetismo – le particelle del divino sparse nel mondo devono essere riunite e strappate all’influsso della materia.

Il vangelo di Mattia, anteriore al IV sec. e di matrice gnostica (della setta di Basilide che disprezzava la materia e faceva crescere lo spirito con la fede e la gnosi).

Il vangelo secondo Barnaba, citato nel sec. IV è andato perduto, mentre sotto questo titolo circola in italiano un’opera scritta da un cristiano convertito all’Islam nel sec. XIV e in cui si dimostra che Muhammad è il messia e l’Islam l’unica vera religione.

Il vangelo di Bartolomeo (domande di Bartolomeo), in originale greco. L’anonimo autore del sec. III propone una serie di rivelazioni del Signore dopo la sua risurrezione e varie altre leggende che circolavano sui fatti successivi alla passione, morte e risurrezione di Gesù.

Abbiamo inoltre una serie di altri vangeli di difficile datazione e attribuibili in massima parte a sette eretiche per legittimare la loro dottrina: Vangelo di Andrea, di Giuda Iscariote, di Taddeo, di Eva, di Cerinto, di Valentino, di Apelle, secondo Basilide. In comune hanno un modo assai arbitrario di utilizzare il materiale canonico e propendono per speculazioni di tipo gnostico e si abbandonano a considerazioni cosmologiche a matrice apocalittica. Per questo sono anche definiti “vangeli-apocalissi”.

2. Atti

Atti di Paolo, che includevano altri tre scritti tramandati poi autonomamente (Atti di Paolo e Tecla, Corrispondenza di Paolo coi Corinzi, Martirio di Paolo). Scritti in greco prima del 190 contengono numerosi elementi romanzeschi sulla vita e l’opera di Paolo. Suggeriscono e suggerisce l’idea della vita cristiana come una milizia agli ordini di Cristo re.

Atti di Pietro, di autore siriano. L’opera ci è pervenuta frammentaria e risale alla fine del sec. II. Possediamo la traduzione latina e una parte dell’originale greco (vi ritroviamo il famoso racconto del “Domine quo vadis?”) – completato dal più tardivo Martirio del beato Pietro Apostolo scritto da Lino del sec. VI. L’autore sembra professare l’eresia docetista.

Atti di Pietro e Paolo, sembra del sec. III. Mettono in relazione i due apostoli evidenziandone l’amicizia e gli stretti rapporti; scritti in greco.

Atti di Giovanni, scritti in Asia Minore tra il 150 e il 180, sono i più antichi di quelli a noi pervenuti, anche se possediamo solo frammenti dell’originale greco. Tendenze docetiste. Abbiamo la documentazione più antica di una liturgia eucaristica per i defunti, di cui presenta una bellissima anafora (= preghiera eucaristica).

Atti di Andrea, forse scritti dall’eretico Leucio Carino nel 260 e pervenuti in modo frammentario nell’originale greco e versioni latine.

Atti di Tommaso, è il solo libro pervenuto completo nel testo siriaco, composto verso la prima metà del sec. III. Narrano che l’apostolo predicò in India diffondendo un vangelo a sfondo gnostico manicheo. Riportano moltissimi inni liturgici assai belli, oltre ad elementi favolistici di grande fantasia.

Atti di Taddeo, scritti in Siria e tradotti in greco da Eusebio, sono anteriori al sec. IV. Riportano tra l’altro la famosa corrispondenza tra il re Abgar di Edessa e Gesù. Si tratta di una serie di leggende locali attinenti l’antichissima comunità cristiana di Siria.

Esiste poi una serie di altri atti più recenti e quindi non significativi per il periodo storico di cui si stiamo occupando (Atti di Matteo, di Filippo, di Bartolomeo, di Barnaba, di Timoteo, di Marco ecc.).

3. Lettere

La Lettera degli apostoli (nota come epistula apostolorum) scritta tra il 130 e il 170 in greco ma pervenuta a noi nella versione etiopica è piuttosto un’apocalissi e propone una serie di rivelazioni di Gesù dopo la risurrezione. Esempio di letteratura religiosa non ufficiale che si rifà agli scritti canonici, con qualche tratto di carattere antignostico, soprattutto dove si parla della risurrezione della carne.

Lettere apocrife di Paolo: ai Laodicesi (sec. IV), III Corinti (anteriore al sec. III), Corrispondenza tra Paolo e Seneca (14 lettere anteriori al sec. III).

Lettera di Tito, discepolo di Paolo, de dispostione sanctimonii, omelia sulla verginità degli asceti di ambo i sessi in cui si combatte l’abuso della convivenza di costoro. Scritto probabilmente in Spagna presso i priscillianisti. Sembra che l’originale fosse in greco, mentre a noi è pervenuta in latino.

4. Apocalissi

Apocalisse di Pietro, composta in greco tra il 125 e il 150, per molto tempo fu considerata uno scritto canonico. Il testo integrale ci è pervenuto solo nella versione etiopica. Racconta una serie di visioni sulla bellezza del cielo e sull’orrore dell’inferno. Influssi di natura pitagorica e orfica.

Apocalisse di Paolo. Circolavano varie versioni di un originale scritto in greco tra il 240 e il 250, probabilmente in Egitto. Possediamo una revisione greca del 388. Riporta una serie di visioni (per questo le versioni latine spesso l’intitolano Visio Pauli) alle quali si accenna nella 2 Cor. Vi attinse a piene mani l’immaginazione medioevale e non mancano riferimenti in Dante.

Apocalisse di Stefano, di cui conosciamo solo il nome perché viene condannato in quanto eretico nel sec. VI.

Apocalisse di Tommaso, scritto greco del sec. IV di matrice gnostica manichea – rivelazioni sulla fine del mondo molto note e usate dalle setta dei priscillianisti.

Le apocalissi di Giovanni, diverse da quella canonica furono attribuite all’apostolo Giovanni varie altre apocalissi contenenti dottrine molto particolari sulla fine del mondo e sull’Anticristo.

Le apocalissi della Vergine, di origine recente. Maria riceve rivelazioni sull’inferno e intercede per i dannati.

Tratto da testi e scritti di Luciano Zappella

L’immagine che segue è la “natività di Maria ” di Giotto

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potessi essere dove sei

15 Maggio 2006 Commenti chiusi


A mio padre (1924,1984)

dove sei in questo momento?
solo nei miei sogni
mi manchi, ma sei sempre nel mio cuore
sono perso senza di te
perchè non so dove sei
continuo a guardare, continuo a sperare
ma il tempo ci separa

c’è modo di ritrovarti?
c’è un segno da decifrare?
c’è una strada da seguire
per arrivare fino a te

l’inverno mi circonda
nel buio dei miei sogni
la sola luce è il tuo ricordo

e se potessi mai essere ancora con te
e se potessi mai sentire la tua voce
e se potessi mai toccarti per una volta
sarei come un bimbo che scopre la gioia

ci sarà mai modo di ritrovarti?
ci sarà mai un segno da decifrare?
ci sarà mai una strada da seguire
per riportarti a casa
da me

L’immagine che segue è una stupenda miniatura di Rachele Ascanio

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uova strappazzate

12 Maggio 2006 1 commento


Uova strappazzate, caffè fumante, toast e marmellata. Fuori, la primavera.
Lei, avvolta nel suo profumo così femminile. Lui, così com’è, senza infamia e senza lode. Questa è “uova strapazzate”

Ti ho mai stressato con le mie paranoie
Che vanno e vengono
In un modo così appropriato?
Ti ho mai portato nel luogo più segreto dei miei desideri
Che salgono e scendono
In un modo così indecente?
Mi piace essere frustrato nelle mie speranze
Mi piace essere affascinato dalla tua femminilità
Ed essere sempre in ritardo con le occasioni
Non parliamo di me , ma parliamo di te per una volta
E non parliamo di te , parliamo della vita
Parliamo delle campane sante, dei punti morti
Delle frontiere che non vogliamo superare
E per una volta proviamo ad uccidere lassassino
Ed è rilevante che le cose che ci circondano siano confortevoli
Ed è giusto che chi sia infine un po di giustizia

Terra nella terra, aria nellaria
Infine le uova sono strapazzate
E la colazione è pronta

L’immagine che segue è “colazione nell’atelier” di Manet

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toh quel sant’uomo vola, no cade. Lapidiamolo

9 Maggio 2006 Commenti chiusi


l’inizio

«Or vi era un tale, di nome Simone, che già da tempo esercitava nella città le arti magiche, e faceva stupire la gente di Samaria, spacciandosi per un qualcosa di grande.

Tutti, dal più piccolo al più grande, gli davano ascolto, dicendo: Questi è la ?potenza di Dio?, quella che è chiamata ?la Grande?» (Atti degli Apostoli, 8, 9-10).

Simone, ancora prima di essere battezzato da Filippo, annunciava un insegnamento dal carattere esoterico, secondo cui l?uomo iniziato ai misteri è ?potenza di Dio?; il termine ?potenza di Dio? attribuito a Simone e a quanti seguivano i suoi insegnamenti denota il carattere antropoteistico della sua dottrina: l?uomo, che partecipa della natura di Dio, diventa ?potenza di Dio? quando viene iniziato ai sacri misteri. Simone dava un certo credito alle arti magiche. Queste due caratteristiche, cioè il carattere esoterico della dottrina di Simone e l?uso delle arti magiche, ci fanno pensare che Simone fosse un ?mago? nel senso più arcaico del termine, cioè uno degli ultimi sacerdoti dell?antico zoroastrismo ebraico.

Nerone è venuto a conoscenza degli insegnamenti di Simone, come di quelli di Paolo e Pietro, dal senatore Marcello e – come ci rivelano gli Atti di Pietro – finchè nella comunità cristiana è rimasto egemone l?insegnamento gnostico di Simone ha deciso di non intervenire.
Negli Atti di Pietro e Paolo è riportata una tradizione antichissima secondo cui Nerone, venuto a contatto con Simon Mago, avrebbe accolto il suo insegnamento gnostico. Naturalmente gli Atti, scritti più di cento anni dopo i fatti, riportano una tradizione che per lungo tempo è stata trasmessa solo per via orale all?interno della comunità cristiana di Roma e che quindi ha subìto notevoli deformazioni soprattutto legate all?intento di demonizzare Simone, i suoi seguaci e lo stesso Nerone. Questa tradizione, come tutte le tradizioni di questo genere, però, ha comunque un fondamento storico reale.
Ecco come gli Atti dei beati apostoli Pietro e Paolo attribuiti dalla tradizione al senatore Marcello ci descrivono l?incontro tra Nerone e Simon Mago:

«E così la parola giunse al Cesare Nerone il quale ordinò di condurre da lui Simone Mago. [35] Entrato si pose davanti a lui e, essendogli complice il diavolo, cominciò a cambiare forma tanto che divenne improvvisamente un bambino, poi, dopo un poco un vecchio, e quindi un giovane. A tal vista Nerone ritenne che fosse davvero figlio di Dio» (Atti dei beati apostoli Pietro e Paolo, 34-35). (Gesù stesso in molti Vangeli gnostici parla ai discepoli con l’aspetto di un bambino, simbolo di linguaggio semplice. NDR)

Da questo passo risulta evidente che Nerone riteneva che Simon Mago fosse portatore di un insegnamento divino rivolto a pochi uomini dotati di un cuore divino, i cosiddetti ?eletti?. Egli stesso probabilmente sentiva di essere uno di questi uomini di cui parlava Simone portati per natura alla conoscenza del proprio cuore divino. In questo senso, Nerone riteneva che Simone, in quanto portatore di una nuova via alla conoscenza, ?fosse davvero figlio di Dio?.
L?aristocrazia senatoria, però, ha visto in questa simpatia di Nerone per l?insegnamento esoterico di Simon Mago un tentativo dell?imperatore di affermare il carattere divino della propria natura spirituale. In effetti, una dottrina come quella di Simone, secondo cui certi uomini depositari di un insegnamento segreto – gli gnostici – partecipavano della natura divina, poteva apparire funzionale al rafforzamento del potere dell?imperatore.
La calunnia rivolta dalla aristocrazia senatoria a Nerone, secondo cui egli si considerava un Dio, affondava le proprie radici nello sgomento che aveva colpito i senatori, quando hanno preso coscienza che l?imperatore aveva abbracciato un insegnamento segreto, la gnosi simoniana, che affermava la natura divina dell?essere umano. Per gli aristocratici, dunque, Nerone vedeva nella dottrina di Simone secondo cui gli uomini pneumatici partecipano della natura divina un modo per affermare la natura divina dell?imperatore, l??uomo pneumatico? per eccellenza, e una giustificazione teologica del carattere divino del proprio genio. In conclusione, i senatori temevano che Nerone abbracciando la dottrina di Simone giungesse ad affermare che il proprio potere era strettamente legato al carattere divino della propria natura.
In realtà si trattava solo di calunnie: Nerone, un imperatore estremamente moderno per i suoi tempi, si dimostrava semplicemente molto attento ai cambiamenti culturali in atto nella società romana, in cui si stavano diffondendo numerosi culti misterici di origine orientale, diffusi soprattutto tra i militari (si pensi al culto di Mitra) e le classi sociali subalterne. Gli aristocratici vedevano in questi culti un pericolo per i valori tradizionali della società romana e per la propria stessa esistenza in quanto classe sociale dominante.
Simon Mago nel periodo in cui stava a Roma risiedeva nella casa del senatore Marcello, che in un primo momento era entrato a far parte della comunità cristiana e con ogni probabilità teneva informato Nerone su quanto avveniva all?interno di quella setta, mentre in un secondo momento, sotto la spinta dell?ammirazione dell?imperatore per le idee della Gnosi Simoniana, era entrato a far parte del gruppo gnostico che faceva capo a Simon Mago.
Ora, Marcello, in un momento di alta tensione politica tra l?aristocrazia senatoria, di cui egli era un importante esponente, e l?imperatore, il cui potere era sempre più vacillante, con l?intento di colpire l?uomo che aveva permesso, a giudizio degli aristocratici, a Nerone di affermare l?origine divina del proprio spirito e del proprio potere, ha fatto bastonare Simon Mago e lo ha consegnato ai cristiani che facevano capo a Pietro e Paolo, che per ordine di Pietro lo hanno buttato giù da una torre:

«E cadde dall’aria spezzandosi una gamba in tre punti. Allora gli tirarono addosso delle pietre e ciascuno se ne ritornò a casa sua; e tutti ormai credettero in Dio.
[3] Uno degli amici di Simone, il cui nome era Gemello, che aveva una moglie greca e dal quale Simone aveva ricevuto molto, sopraggiunse poco dopo da un viaggio e, vedendolo con una gamba spezzata, gli disse: ?Simone, se la forza di Dio è spezzata, lo stesso Dio del quale tu sei la forza non sarà forse un’illusione??.
Ed anche Gemello corse al seguito di Pietro, dicendogli: ?Anch’io ti supplico di essere tra coloro che credono in Cristo?. Pietro rispose: ?E chi sarà contrario, fratello mio? Vieni e prendi posto tra noi?.
[4] Simone, nella sua sciagura, trovò uomini che lo portarono, su di una lettiga, da Roma ad Ariccia, ove soggiornò e donde fu poi condotto a Terracina presso un certo Castore, che era stato bandito da Roma sotto accusa di magia: qui fu amputato, e qui trovò la sua fine Simone, angelo del diavolo» (Atti di Pietro ? Ms. di Vercelli).

La notizia della morte di Simon Mago ha sconvolto Nerone, che ha fatto conservare per alcuni giorni il corpo del grande maestro gnostico in modo tale da potergli rendere le dovute onoranze funebri:

«Nerone [?] ordinò di conservare con cura per tre giorni il corpo di Simone» (Atti dei beati apostoli Pietro e Paolo).

La cosa più importante, però, è che dagli Atti dei beati apostoli Pietro e Paolo traspare il motivo della condanna a morte di Pietro.
Nerone ha riconosciuto in Pietro il mandante dell?omicidio di Simon Mago:

«Nerone gli domandò: “Chi ti ha permesso di compiere un tale misfatto?”. Pietro rispose: “La sua contenzione, la sua mentalità malvagia e le sue bestemmie lo hanno condotto alla rovina”. Nerone disse: “Mi siete persone sospette, perciò vi farò perire malamente”. Pietro rispose: “Ciò che avviene non è quanto tu desideri, bensì è necessario che si adempia quanto ci ha promesso Cristo.”» (Atti dei beati apostoli Pietro e Paolo).

La conferma finale del fatto che Pietro è stato condannato per omicidio ci viene dalle parole del prefetto Agrippa:

«Il prefetto Agrippa rispose: “A quanto mi pare, ritengo giusto che a Paolo sia recisa la testa come irreligioso, mentre Pietro, che è anche reo di omicidio, sia innalzato in croce”. Nerone rispose: “Hai giudicato egregiamente”» (Atti dei beati apostoli Pietro e Paolo).

Da un punto di vista politico, per l?aristocrazia senatoria, che aveva consegnato Simon Mago in mano ai cristiani, il linciaggio di Simone rappresentava un attacco all?idea stessa che un uomo, in questo caso l?imperatore, potesse partecipare della natura divina.
Per Nerone il linciaggio di Simone, per i motivi che lo hanno indotto, rappresentava una rivolta contro lo Stato, che doveva essere repressa con la massima durezza. L?importanza che Nerone dava all?insegnamento di Simon Mago e degli Gnostici sul piano religioso, ma anche sul piano politico, è descritta in maniera esemplare nel primo libro delle Memorie Apostoliche di Abdia nel passo in cui si parla della reazione dell?Imperatore alla notizia della morte del Maestro Gnostico:

«Quando venne riferito ciò a Nerone, mentre si rammaricava di essere stato ingannato e deluso, indignato perché era stato tolto un uomo utile e necessario allo Stato, cominciò a ricercare dei motivi per uccidere Pietro» (Memorie Apostoliche di Abdia ? I,18)

Nerone si è sentito «ingannato e deluso» da Simon Mago?
Ci troviamo di fronte ad una frase che rivela l?atteggiamento psicologico di Nerone nei confronti di Simone e della sua Gnosi: l?imperatore credeva nell?insegnamento gnostico di Simon Mago, ma per la sua mentalità tipicamente romana e scarsamente incline al misticismo chi sta nella verità non può perdere!
La delusione di Nerone per la morte ingloriosa del maestro gnostico non lenisce la sua rabbia nei confronti di Pietro, perché in ogni caso ?era stato tolto di mezzo un uomo utile e necessario allo Stato?.
Lo studio attento delle tradizioni cristiane più antiche riportate negli Atti apocrifi però ci fa trarre la conclusione che la cosiddetta persecuzione dei cristiani realizzata da Nerone sia consistita solo nell?esecuzione di quanti hanno partecipato al linciaggio di Simon Mago, come attestato anche dal seguente passo:

«[2] Ma nella notte vide un uomo che lo fustigava dicendo: “Nerone, tu non puoi ora perseguitare o fare perire i servi di Cristo! Astieniti dunque dallo stendere la mano contro di essi”. Spaventato da una tale visione, Nerone lasciò stare i fratelli anche nel tempo in cui Pietro aveva abbandonato la vita» (dal Martirio di Pietro).

La crocifissione a testa in giù di Pietro, ci fa pensare che Nerone lo abbia condannato ad un supplizio degno di uno che capovolge la verità, cioè di un eretico. In effetti, per gli esseni di Giacomo come per gli gnostici di Simon Mago, Pietro era nulla più che un eretico.

Testo di Massimo Cogliandro

Immagine di Filippino Lippi è un particolare della “disputa di Simon Mago e della crocefissione di S. Pietro” 1484 – 1485 circa – Firenze, Chiesa di Santa Maria del Carmine, Cappella Brancacci

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E’ come

4 Maggio 2006 Commenti chiusi


Estate. Dalla finestra aperta esce la voce di Celentano che canta il suo nuovissimo successo, “Azzurro”.
E’ un interminabile, caldissimo ferragosto. Due ragazzini camminano in mezzo alla strada che si fa notare unicamente per la totale assenza di traffico. La gente è al mare, in pochi sono restati in città. I due ragazzini parlano, mani in tasca. E sognano le grandi cose che faranno da grandi. Questa è : “è come”

E? come un ?mi dispiace? arrivato un minuto troppo tardi
È come un giorno di mare stupendo, quando ormai si deve partire
E? come bucare la gomma della bicicletta proprio quando inizia la discesa

E? come una pioggia torrenziale quando indossi il vestito della festa
È come andare al ristorante e non avere fame
E? come fare un goal e perdere di otto

E? come avere in casa cento forchette quando quello che serve è un cucchiaio
E? come il vecchietto col cappello che guida in mezzo alla strada quando hai una fretta matta
E? come uscire da una festa proprio quando entra la donna dei tuoi sogni

La vita ha proprio mille modi divertenti per non aiutarti

Il quadro che segue, di Jaime Moxey, si intitola “la caminante”

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Dissipazione paterna

2 Maggio 2006 Commenti chiusi


I due uomini stanno seduti su una panchina e guardano indifferenti il fluire delle persone e delle automobili. Stanno in silenzio. Quanto significato nel loro tacere.
Questa è “dissipazione paterna”

Spesso non è abbastanza
Se sei integro, vincerai il mio amore
Non dimenticare di vincere il primo premio
Non dimenticare di tenere quel sorriso stampato sul tuo viso
Sii un bravo ragazzo
Provaci con impegno
E cresci
Così che io sia orgoglioso di te
Quante volte ti devo riprendere
Quante volte ti devo dire di non restare indietro
Con tutto quello che ho fatto per te
Come minimo mi dovresti rispetto
Sii un bravo ragazzo
Provaci con impegno
E se non basta, riprovaci
Così che io sia orgoglioso di te
Io vivrò attraverso la tua vita
Io sarò grazie a te quello che non sono stato mai
Quello che sarai, quello che penserai
Un po? sarà quello che io avrò pensato
E se le sconfitte saranno più delle vittorie
Quale sarà il problema, io ho sempre perso
E tutto scivolerà lontano
Come le nuvole sul mare
E sarò nebbia, che si dissolve al mattino

Il quadro che accompagna è una tenera opera di Monia Sarnella intitolata “mimose e cappello”

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