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Archivio Giugno 2006

chiudi gli occhi

28 Giugno 2006 Commenti chiusi


Dal torto viene il dolore, da dolore la pena, dalla pena l’odio.
Noi lo sappiamo, io lo so, tu lo sai, è così che funziona. Cerchiamo un posto al quale anche noi apparteniamo.
Questa è “chiudi gli occhi”

chiudi gli occhi
chiudi gli occhi
respira l’aria
siamo liberi
possiamo essere
completamente aperti
se apro gli occhi
e vedo la bellezza che mi circonda
pregherò che non svanisca
e vivremo completamente liberi
non cercare di analizzare
non girare intorno
non smontare le illusioni
oh
dolcissimo momento
di tenerezza e amore
per un pò questo cielo non è gelido
per un pò c’è calore anche per noi
chiudi gli occhi
chiudi gli occhi
e annusa i profumi
fantastica
e godi di questo grande momento
di quiete
lasciati andare alla bellezza
c’è un posto al quale anche noi apparteniamo

L’immagine che segue, di Antoine Gaber , si intitola “la Seine near Giverny”

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oh mia diletta – poesia Tuareg

27 Giugno 2006 Commenti chiusi


Quella che segue è una poesia erotica dei primitivi Tuareg tratta da: “Canti erotici dei Primitivi” di Alfonso di Nola – Ed. Garzanti

oh mia diletta

Oh mia diletta,
l’onore è ormai venduto
Chi vuole mammelle,
vada a Taza

O tu che sei tutta un vezzo,
mi fai morire di dolcezza!
Stanotte dormiamo insieme,
domani ce ne andremo.

O voi, cui ancora il ventre è intatto,
lasciatemi la mia porzione!
Con voi possa io dormire fino al mattino
e il mio cuore sarà sazio.

Titem, o Titem
dalla variopinta cintura!
Sei un doce pomo
innestato alla radice!

Alla fonte la incontrai.
Mi diede da bere.
La ghermii per il piccolo collo,
la baciai a mio piacimento.

Il quadro che segue è di Edward Saidi Tingatinga (1932-1972), appartenente al popolo Mmakua, un artista straordinario.
Egli frequentò la scuola solo fino alla quarta elementare. Negli anni ?50 si recò a Tanga nel nord, dove lavorò in una piantagione di sisal, e poi a Dar es Salaam in Tanzania dove fece il domestico per un impiegato statale inglese.
Fu in questo periodo che Tingatinga iniziò a cercare sbocchi creativi, spinto soprattutto da necessità finanziarie. Fece prima parte di un gruppo musicale e poi divenne artista autodidatta iniziando negli anni ?60 a dipingere animali fantastici e colorati su assicelle di legno, l?indigenza nella quale viveva non gli consentiva di comprare i colori più adatti per i suoi lavori, per questo i suoi primi dipinti sono infatti realizzati con materiale di recupero come i supporti in masonite al posto della tela.
Ma sono proprio questi mezzi improvvisati a determinare alcune peculiarità della pittura Tinga-Tinga : la vivacità dei colori, le campiture piene ben delimitate, la costruzione delle forme per progressive sovrapposizioni di elementi di diverso colore, tutto questo fece sì che le opere di Tingatinga fossero sempre più apprezzate. In tal modo gli animali e i paesaggi che Tingatinga raffigurava assumevano un aspetto naif che richiamava una sorta di mondo incantato

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il momento giusto

25 Giugno 2006 2 commenti


Ci sono momenti nella vita che Gaber chiamava di illogica allegria.
E dobbiamo viverli comunque, così felici di esserci in mezzo.
Questa è “il momento giusto”

questo è il momento giusto
unico nella vita
è così bello dormire fino a tardi, non è vero?
il sole che brilla attraverso la finestra
vita fiorita
suonare musica al mattino
e poi perdersi dietro al volo di una rondine
questo è il momento giusto
unico nella vita
camminare senza preoccuparsi di smarrirsi
volare liberi nella fantasia fino ad un mondo di elfi e gnomi
dimenticare i rimpianti
svoltare l’angolo e scoprire dove inizia l’arcobaleno
questo è il momento giusto
unico nella vita
liberi come l’aria
capaci di camminare sull’acqua
lo puoi se lo credi
questo è il momento giusto
unico nella vita

L’immagine che segue rende al meglio la mia idea di momento giusto

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improvvisamente

21 Giugno 2006 2 commenti


Una cappa d’afa opprime la città e tutto sembra non aver senso in questa calura. Si aspetta la notte come un lieto finale, si aspettano le due chiacchiere seduti sul balcone. Si cerca di sfuggire ai pensieri lunghi. Che ogni tanto arrivano. Improvvisamente.
Questa è “improvvisamente”

mi spaventa nulla
e mi basta credere che posso ancora respirare
mi basta poco e non ho ambizioni
ma improvvisamente
mi sento piccolo in questo grande mondo
tutto si muove rapidamente
e sono circondato da troppe cose che mi girano attorno
e improvvisamente
come ci sente essere se stessi
come ci sente ad essere sempre uguali
sono tuo e suo libero
ma sono legato e debole
sono stanco ma non posso dormire
e improvvisamente
come ci si sente a vivere una speranza
come ci si sente a vedere il mondo
come ci si sente in modo definitivo me stesso
guarda quante persone cambiano
guarda com’è facile tradire la speranza
guarda quante menzogne ci dicono
e come ci si sente a respirare l’aria fredda del mattino
e come ci si sente a guardare il sole che nasce
e come ci si sente, dimmelo tu amore
come ci sente a essere

L’opera che segue , di Domenico Severino, si intitola : “improvvisamente”

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i colori dell’amore

19 Giugno 2006 1 commento


Quando arriva, arriva con un sorriso, disperato momento di felicità.
Le parole scivolano piano sospinte dall’allegria del vino, dall’intimità della cena. Indicatori e tensori , gradienti e insostenibili ipotesi che si dimostrano per assurdo. Vieni, senti come è calda la notte.
Questa è “i colori dell’amore”

certifica la mia debolezza
certifica il tuo sorriso
e ora possiamo cercare di giocare la nostra partita
per favore, non puoi vedere l’emozione che ci circonda?
non mi piace, non mi piace mostrare
quanto sia vulnerabile
e la mia vita
sia una confusione infinita
e la mia sicurezza cada come un petalo quando soffia il vento
certifica le innumerevoli parole vane
che sosteniamo essere i colori dell’amore

L’opera che segue, di Roberta Filippi, si intitola “maestro d’amore”

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immaginazione

18 Giugno 2006 Commenti chiusi


Non sempre le decisioni che si prendono sono quelle giuste. Non sempre ciò che si dice e che si fa corrisponde a quello che servirebbe.
Bisogna vivere di logica o di sentimento?
Questa è “immaginazione”

non esco stasera perchè non voglio allontanarmi
non resto a casa perchè non voglio sapere
dicevi sarebbe stato per sempre
dicevi che tu e io eravamo fatti l’una per l’altro
dicevi che io ero quello che mancava a te
non faccio attenzione a quello che mi dicono perchè la verità mi spaventa
non voglio scoprire qual’è la via giusta perchè mi porta lontano da te
non sempre si fa la cosa giusta
non sempre si sceglie per il meglio
nonostante tutto siamo due giocatori che perdono allo stesso tavolo
e viviamo per l’amore che avevamo
viviamo per l’amore che ancora abbiamo

Il quadro che segue è di Pierre Bonnard e si intitola “la finestra aperta”

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lupo e agnello

17 Giugno 2006 Commenti chiusi


Lo sguardo fiero del lupo e la rassegnata serenità dell’agnello. Il contrasto fra chi vive di progetti luminosi e irrealizzabili e chi preferisce il conformarsi a una norma e di fare della sua debolezza, la sua forza
Questa è “lupo e agnello”

Nella stanca confusione degli eventi
sospinto da un istinto mai sopito
sguardo limpido gettato oltre la catena dei monti
il lupo
vive momenti inquieti di libertà sofferta
Agiato e supino alla volontà altrui
brucante erba nel limitato orizzonte definito dal pastore
occhi bassi al suolo perchè il suolo è il suo confine
l’agnello
vive momenti interminabili di malinconica noia

l’immagine che segue è di un bimbo di quarta elementare e si intitola “il lupo e l’agnello”

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catena di donne

11 Giugno 2006 2 commenti


“La pelle, lo sguardo, il sapore, la voce, si dimentica tutto quando si siede di fronte al torturatore. E si sa, eccome si sa, che domani non ci sarà. Si sente l’odore della morte e si sente come sia inutile tutto questo dolore.”

Pedro , esule cileno e mio amico

donne
donne mano nella mano
donne che significano un giorno di speranza
catena di donne
ditemi perchè piangete
ditemi perchè vestite il colore del lutto
quando si sente il dolore che urla
e quando la pioggia porta lacrime
questo è il mondo che questa catena di donne
combatte

Yo las vi, en silencio gritar
No hay otra manera de protestar
Si dijeran algo mas
Solo un poco mas
Otra mujer seria torturada
Con seguridad

Danzan con los muertos
Los que ya no estan
Amores invisibles
No dejan de danzar
Danzan con sus padres
Sus ni?os tambien
Y con sus esposos
En soledad, en soledad

Dedicata alle madri di Plaza de Mayo, Buenos Aires
Le liriche in spagnolo sono tratte da ” Ellas danzan solas” di Sting
L’immagine che segue è un bellissimo quadro huichol di filo su legno, trovato in messico all’interno della riserva huichol nel 1997.

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Tutto quello che c’è

10 Giugno 2006 Commenti chiusi


Impressioni di una mattina vissuta alle luci dell’alba.
Questa è : “tutto quello che c’è”

luce dell’alba
tazza di caffè fumante
seduti attorno al tavolo
con addosso il tepore del sonno
ti guardo, immersa nella tua camicia da notte
sembri una bambina
fuori il sole inizia a colorare i fiori sul balcone
la nostra casa lentamente si sveglia
pigra come questa città
che stupita scopre
l’inizio dell’estate
a volte la vita è un inizio
a volte segna la fine
e tutto quello che è in mezzo
si riassume in momenti come questo

Il quadro che accompagna questo scritto è di Maria Letizia La Posta e si intitola “alba sul Po”

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Primavera, ovvero il regno di Venere

4 Giugno 2006 Commenti chiusi


Sul finire degli anni Settanta del XV secolo (1477-78) il giovane Lorenzo di Pierfrancesco Medici, cugino di Lorenzo il Magnifico, commissiona, per la sua villa di Castello, un dipinto a Sandro Filipepi, meglio noto come Botticelli.
Oggi quel quadro, una tavola di più di due metri d?altezza per tre di larghezza, è conservato agli Uffizi nella grande sala che prende il nome proprio dal pittore toscano.
L?opera mostra nove figure inserite in un classico giardino all?italiana, caratterizzato da un agrumeto e dalle più svariate specie di fiori (80 riconosciute). Particolare non ininfluente sapere che il giardino di villa di Castello aveva le stesse caratteristiche presenti nel dipinto.
Parte del grande fascino che il quadro ha da sempre esercitato in chi lo osserva è, come capita spesso, la difficile interpretazione del significato ad esso connesso.
Il titolo di Allegoria della Primavera segue l?interpretazione di Giorgio Vasari, ma sul significato allegorico, intessuto di riferimenti alla cultura neoplatonica dominante nella Firenze dell?epoca, si discute ancora.

Il senso di lettura sembra andare da destra a sinistra, particolare confermato dall?orientamento delle figure. Così facendo si comincia la rassegna con due personaggi di dubbia identificazione: probabilmente Zefiro (un vento) che cinge con le braccia una fanciulla (la ninfa Flora?), dalla cui bocca esce un ramoscello, segno della fioritura, che trova la sua massima floridezza nella protagonista dell?intera composizione, subito successiva, la Primavera, che con la veste crea una sorta di cornucopia floreale. Al centro del dipinto, ma un po? arretrata, è Venere, dea dell?amore, al di sopra della quale, ad ali spiegate, volteggia Eros, bendato come l?iconografia prevede, e pronto a scoccare il dardo, suo attributo precipuo. La freccia d?amore è puntata verso le Tre Grazie presentate seguendo l?inconfondibile motivo classico del girotondo. A chiudere la schiera di personaggi è il dio Mercurio, con tanto di calzari alati e di caduceo nella mano destra con cui sembra diradare delle nubi.

Il primo significato cui allude la descrizione appena fatta rimanda all?arrivo della stagione primaverile, quella della rinascita floreale (generata dal connubio Zefiro-Flora), quella degli amori (Venere, Amore e le Grazie rappresenterebbero in questo caso una sorta di numi tutelari), dell?allontanamento delle nuvole (letteralmente spostate da Mercurio).

La stessa descrizione è perfetta anche per un?interpretazione che tenti di andare oltre questa che potremmo definire di ?primo livello?. Il quadro rappresenterebbe anche i due tipi d?amore della cultura neoplatonica: l?amore ?volgare? (rappresentato dall?amore carnale di Zefiro-Flora e dalla figura della Primavera, in questo caso Venere Vulgaris) e l?amore divino (rappresentato dalla Venere Coelestis in secondo piano). Stando a questo ?secondo livello? il quadro si presenterebbe come una sorta di opera didattico-morale, il cui fruitore sarebbe Lorenzo di Pierfrancesco, committente dell?opera.
Questa seconda interpretazione, con varie modifiche a seconda degli studiosi che se ne sono occupati, ha portato all?accostamento del quadro con un testo preciso cui Botticelli si sarebbe ispirato. Tale indagine, tra le più pretenziose dell?intera storia dell?arte del XX secolo, ha praticamente setacciato gran parte della produzione letteraria di quegli anni, data la simile matrice ideologica comune a molti scritti fiorentini tardo-quattrocenteschi.

Nel 1893 apparve la tesi di laurea di Aby Warburg, padre della ?disciplina senza nome?, che aveva come tema proprio l?interpretazione e la proposta delle fonti delle due celebri allegorie botticelliane (Primavera e Nascita di Venere).
La ?Primavera?, insieme al pannello vicino, permetteva allo storico dell?arte tedesco di spiegare in maniera esauriente quella ?rinascita del paganesimo antico? che sarà al centro di tutti i suoi studi futuri.
Warburg, nella sua trattazione, si sofferma sui personaggi presenti nella composizione: le ?Tre Grazie?, la cui rappresentazione è caldeggiata da L.B. Alberti, sono raffigurate in questo intreccio (di iconografia classica) in una medaglia di Niccolò Fiorentino per il matrimonio Lorenzo Tornabuoni e Giovanna d?Albizzi (1486).
Le tre donne, come riporta l?iscrizione della moneta sono la Castità, la Bellezza, l?Amore (Castitas, Pulchritudo, Amor).
Non va inoltre dimenticato che per quel matrimonio Botticelli stesso riceve un’ importante commissione: gli affreschi per Villa Lemmi (oggi al Louvre), in cui le Grazie vengono riproposte nel riquadro con la sposa.
Un?altra medaglia dello stesso scultore per quel matrimonio riporta sul retro la figura di Mercurio: il dio, quindi, interpreta nell?opera di Botticelli il ruolo di condottiero delle Grazie.
Proseguendo con i personaggi, la dea della primavera che sparge fiori facendo della veste una cornucopia, sarebbe ripresa dalla statua classica di Pomona, proprietà della famiglia Medici: altro rimando alla scultura antica.
Per quanto riguarda l?inseguimento amoroso sulla destra del quadro, Warburg propone come fonte la storia narrata da Ovidio nei ?Fasti? tra Zefiro e Flora, con l?aggiunta di un forte riferimento alla leggenda di Apollo e Dafne. Altra importante notazione warburghiana è che proprio al tempo della realizzazione del quadro, Antonio Poliziano unisce le due storie in un passo del suo componimento poetico per la Giostra in onore di Giuliano de? Medici.
Lo stesso Poliziano, nel ?Rusticus? (1483), descrive l?assemblea degli dei della primavera, in parte mutuata da Lucrezio, in maniera del tutto simile al dipinto.
Warburg analizza vari testi della cerchia medicea notando i tratti comuni figli di una identica matrice culturale, ma poi prova ad andare oltre: secondo la sua interpretazione il titolo della ?Primavera? andrebbe modificato in ?Il regno di Venere?, e l?umanista Poliziano riconosciuto come il dotto consigliere del pittore per la complessa allegoria.

Circa cinquant?anni dopo la tesi warburghiana Ernst Gombrich, in uno studio pubblicato a metà degli anni ?40, ha sostenuto per lo stesso quadro l?ipotesi di un?opera didattica per Lorenzo di Pierfrancesco Medici. La conferma verrebbe allo studioso austriaco da una lettera del 1478 di Marsilio Ficino, padre del neoplatonismo fiorentino, indirizzata proprio al giovane rampollo mediceo, dove quest?ultimo viene invitato a guardare Venere che indica Humanitas. E? risaputo che Ficino riconosceva una grande importanza alla forza di persuasione esercitata attraverso la vista: nulla meglio di un quadro, quindi, per rendere più chiari i propri insegnamenti. Per il neoplatonismo la funzione dell?arte figurativa, come della musica, è di tipo psicologico: creare immagini in chi ne fruisce può condizionarne il pensiero e l?operato.

Un piccolo accenno meritano le interpretazioni che hanno tentato di connettere la ?Primavera? con tutto ciò che ruotava attorno alla giostra per Giuliano de? Medici e alle ?Stanze? di Poliziano. Sono le letture contro cui si scaglia proprio Gombrich nel suo studio accusandole di eccessiva faciloneria. In effetti le ipotesi romantiche che legano l?opera ad una storia d?amore, quella tra Giuliano de? Medici e Simoneta Vespucci, arrivando ad immaginare che proprio la giovane donna sia quella rappresentata nel dipinto di Botticelli, risultano molto forzate.

Questa breve rassegna di interpretazioni può essere conclusa con la proposta avanzata qualche anno fa da Claudia Villa (docente all?Università di Bergamo). Per la studiosa la composizione botticelliana andrebbe messa in relazione con le ?Nozze di Mercurio e Filologia?, testo allegorico di retorica scritto dal neoplatonico Marziano Capella (410 d.C.).
Proprio un commento medievale a quest?opera sarebbe giunto a Firenze sin dal XIV secolo. Bisogna ricordare che nella città medicea, dove i testi di Marziano sono ben noti, come metodo di insegnamento viene collegata sempre un?opera di poesia ad una di retorica: lo fa anche Poliziano nelle sue lezioni. Infatti nella fabula di Capella compaiono tutti i personaggi presenti nella ?Primavera?.

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