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Archivio Luglio 2006

cosa comporta l’essere

31 Luglio 2006 1 commento


Queste parole sono state ispirate da una canzone tradizionale irlandese chiamata “my lagan love”

come posso osservare il tramonto
se manca il rosso calore del tuo amore?
come posso far volare il pensiero
se il cielo è senza la tua stella?
come posso essere
se essere comporta solo la nostalgia di te?

Il quadro che accompagna questo scritto è un opera senza titolo di Giuseppe Fiore

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impressioni

29 Luglio 2006 Commenti chiusi


Ricordi e nostalgia del mio viaggio nel deserto. Nostalgia per un luogo dove, forse per la prima volta, ho sentito che la mia anima si apriva all’infinito
Questa è : “impressioni”

calura
silenzio
cielo terso
spazio infinito
pietre e anfratti
erosi dal vento
plasmati da oceani svaniti
seduto
al riparo di un albero isolato
circondato dalla luce spietata, abbagliante
in cerchio
quasi intimorito
incapace di modificare la condizione perfetta di silenzio
bevo un sorso d’acqua preziosa
Lontano, molto lontano
c’è il mare
il cui profumo giunge fino a qui
mescolando la sua immensità azzurra
a quella bruna e cocente
del deserto

Il quadro che segue è di Stefano Bianchi e si intotola “la rosa del deserto”

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guerra senza vittime

26 Luglio 2006 Commenti chiusi


Il mondo in diretta TV, congregazione di persone con buone intenzioni, un ko indolore,
lo sguardo cattivo, il fallo di reazine, l’arbitro che ammonisce.
Questa è “guerra senza vittime”

tira e fai gol
tira e sarai campione
tira e batti il nemico
le bandiere e gli inni
gli inglesi sono bianchi,
i francesi blu
giocando con la palla come bimbi
è un ko
campionato del mondo
guerra senza vittime
c’è un palestinese che gioca con il brasile
c’è un maya che segna un gol alla spagna
è come bere coco loco
è come mangiare tapioca
campionato del mondo
guerra senza vittime
tira e fai gol
tira e sarai campione
tira e batti il nemico
gli svedesi sono gialli
i coreani sono rossi
si canta l’inno e si è a casa
casa anche per chi casa non ha
visi dipinti come guerrieri
e tette al vento in diretta tv
suonando motivetti
e baciando il nemico
campionato del mondo
guerra senza vittime

mai più guerra
mai più guerra
mai più guerra

“Storia di un tronco” di Helga Kirchner Guerra
Ho scelto questa immagine perchè nonostante la sua enigmatica irrealtà, essa vuole rendere l?idea del processo vitale che lascia traccia sia in segni organici e in oggetti che in percorsi di espansione, di rottura e di trasformazione, come in una sezione archeologica.
Solo che qui ogni particolare è immerso come in un fiume, così da diventare simbolo del tempo che fugge

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i bimbi di Ebubu – ricevo da Paola e pubblico

24 Luglio 2006 Commenti chiusi

Quando piove su Ebubu, i bambini si ammalano. E in autunno,
nella regione del delta del Niger, piove continuamente. In
questa stagione, Olua Kamalu e’ ancora piu’ indaffarato del
solito. “Soffrono di ogni sorta di allergie cutanee”, spiega il
medico che da tredici anni lavora in questo misero villaggio.
Non si fa illusioni :”io posso consolarli, ma non posso
guarirli”. Mentre una bufera d’acqua si abbatte su Ebubu,
Kamalu si da’ da fare nel suo ambulatorio. L’armadio dei
medicinali e’ praticamente vuoto, perfino un tubetto di pomata
per la pelle e’ una rarita’. Cosi’ i bambini si grattano a
sangue le chiazze di eczema che prudono.

“Poi le piaghe s’infettano e il bambino e’ morto”, Spiega il
dottor Kamalu. A Ebubu, come quasi dappertutto nel sud-est
della Nigeria, la sofferenza e la morte fanno parte della
quotidianita’. Qui, la densita’ della popolazione e’ altissima.
La terra e’ fertile e la vegetazionne abbondante. Una volta i
fiumi erano pescosi e la piu’ grande palude di mangrovie di
tutta l’Africa e’ stata per molto tempo un’inesauribile riserva
di cacciagione. Quel paradiso e’ praticamente scomparso. Le
multinazionali del petrolio, come la Royal Dutch Shell,
sfruttano da parecchi anni le riserve petrolifere del delta del
Niger. Fiamme gigantesche appestano l’aria e mandano una luce
intensa sulla foresta, anche di notte. Di tanto in tanto delle
esplosioni, dovute alla vetusta’ degli impianti, distruggono
campi e foreste. Le perdite che si producono negli oleodotti
arrugginiti contaminano i terreni. Le raffinerie emettono
direttamente nell’atmosfera sostanze tossiche non filtrate e i
residui chimici vengono scaricati nel fiume e nelle sue
ramificazioni.

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non lasciare

23 Luglio 2006 3 commenti


Spesso si cammina da soli e quello che ci circonda è alieno. La tristezza e la malinconia sono come un groppo che serra la gola. Si sa bene come funziona e come scivola via la vita. Forse, alla fine, quel che conta è saper amare gli alieni.
Questa è “non lasciare”

sei sola
e tutto quello che ti serve è un amico
che sia lì al momento giusto
e ti dia un sorriso
sei sola
e non sai che strada prendere
nessuno che provi a camminare con te
e ti prenda per mano
non lasciare che ti rovinino la vita
non lasciare che le ombre ti tolgano il sole
perchè tornerà
come tutte le cose
cerca di lavorare per te,
cerca di trovare in tutto quel che fai
una piccola goccia di calore
che prima o poi scalderà il tuo cuore
dai solo una piccola possibilità al tuo cuore
e non preoccuparti che crescerà
vivrà dentro di te
prima di sbocciare in fiori e colori

il quadro che segue è di Siegfried Von Schreck, che è un artista tedesco che mi ha colpito anche per lo statement che da il senso alla sua galleria personale sulla rete (www.marcofontana.net)

I understand the computer as an suitable medium to transform my feelings, thoughts and phantasies into visual poetry.
It is the fascination to discover new posibilities in art through the symbiosis of man and machine, to walk through the universe of my soul
in search of always new shapes and colours.

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Rock the cashbah (ovvero ecco perchè migrano)

22 Luglio 2006 Commenti chiusi


Dalle mie parti fa caldo e non piove e siamo in estate. Poi fa freddo e non nevica e saremo in inverno. Ci sono tutti i presupposti per la desertificazione. Ecco perchè tanti nordafricani migrano qui.
Quella che segue è “Rock the Casbah” ( Combact rock, 1982 – the Clash)

Now the king told the boogie men
You have to let that raga drop
The oil down the desert way
Has been shakin’ to the top
The sheik he drove his Cadillac
He went a’ cruisnin’ down the ville
The muezzin was a’ standing
On the radiator grille

[Chorus]
The shareef don’t like it
Rockin’ the Casbah
Rock the Casbah
The shareef don’t like it
Rockin’ the Casbah
Rock the Casbah

By order of the prophet
We ban that boogie sound
Degenerate the faithful
With that crazy Casbah sound
But the Bedouin they brought out
The electric camel drum
The local guitar picker
Got his guitar picking thumb
As soon as the shareef
Had cleared the square
They began to wail

[Chorus]

Now over at the temple
Oh! They really pack ‘em in
The in crowd say it’s cool
To dig this chanting thing
But as the wind changed direction
The temple band took five
The crowd caught a wiff
Of that crazy Casbah jive

[Chorus]

The king called up his jet fighters
He said you better earn your pay
Drop your bombs between the minarets
Down the Casbah way

As soon as the shareef was
Chauffeured outta there
The jet pilots tuned to
The cockpit radio blare

As soon as the shareef was
Outta their hair
The jet pilots wailed

[Chorus]

He thinks it’s not kosher
Fundamentally he can’t take it.
You know he really hates it.

Il quadro che segue, di Ottavio Sabia, si intitola “deserto”

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ritmo

20 Luglio 2006 4 commenti


L’esperienza del ritmo tribale, del rito e dell’ipnotico effetto sull’animo umano. Un pò come Jung. Questa è “ritmo”

batte come un tamburo
batte nella notte
batte come il cuore
batte nei pensieri

danzano in cerchio
attorno al fuoco
danzano rapiti dal ritmo
sollevando polvere

il suono supera il limite del villaggio
penetra come inarrestabile nebbia
la fitta selva dei pregiudizi
fino a giungere al cielo

danzano tenendosi per mano
attorno all’anima che brucia
danzano disegnando traiettorie illogiche
matidi di sudore

tutto perde significato
travolto come sono da questo ritmo brutale
non sento altro che il battito profondo
mentre osservo in alto e scorgo la mia stella

L’immagine che segue è un cappello cerimoniale nigeriano, yoruba.

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imperiosa minaccia di addio

17 Luglio 2006 9 commenti


In questa storia lei seduce lui e lui non riesce a scordala.
Questa è “imperiosa minaccia di addio”

cammini veloce
la gonnellina mossa dal vento
esile in mezzo alla gente
petalo leggero
siedi con la testa appoggiata alla mia spalla
abbandonata
sguardo diretto e sognante
poche parole ed eleganza
guidi veloce
aria nei capelli
motore spinto con destrezza
fuggente e irraggiungibile
abito bianco
e velo al vento
Il cuore gremito di ricordi
e dolorosi rimpianti
di te nemmeno l’ombra lontana
solo un alito di profumo
sospeso come una frase mai completata
imperiosa minaccia di addio

L’opera che segue si intitola “appese a un filo” ed è di Deno

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una cosa straordinaria

12 Luglio 2006 Commenti chiusi


Questo è un viaggio nel sogno. Si intitola “una cosa straordinaria”

mi sono svegliato nel mondo
e tutto era buio
tranquillo prima del temporale,
aprii la finesta e guardai fuori,
era una giornata fredda
e non ero mai stato in quel posto;
poi, qualcosa si formò in mezzo al cielo,
davanti a me
e potei vedere
una cosa straordinaria
più grande di ogni altra cosa che avevo visto
e restai
sopreso e soggiogato,
scoprendomi in mezzo a molti altri.
Ho visto la nave partire
le vele al vento,
tutti i marinai indaffarati
e da una porta
ho visto il loro futuro in un naufragio
e poi ho visto una cosa meravigliosa che veniva
attraverso tutti i pensieri
e si fermava così vicina,
immersa nell’immaginazione,
appartenendo al cielo.
Così la mia mente , piena di immagini,
spaventata e agitata,
ha osservato commossa
la nascita di un incompresibile bellezza,
la più grande che mai nacque

La fantastica opera che segue è di Salvador Dalì e si intitola “archeological reminescence”

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sotto sopra

10 Luglio 2006 Commenti chiusi


Questa è la storia di un sogno sbucato dal più profondo della notte, capace di vincere il caldo e la barriera della realtà
Questa è “sottosopra”

ho guardato giù dal più alto palazzo
fino a quaranta piani più giù
e tutto intorno il mondo sembrava svanire
in una vertigine che confondeva
solidità e confusione
tutto sembra fissato così chiaramente
nei ricordi
ma quando ho realizzato il tutto
improvvisamente è svanito

sottosopra
tirando la sorte
cadendo nel più profondo del cielo
navigando questo mare sconosciuto

tutti gli stranieri sembrano familiari
mentre tutte le famiglie sembrano così strane
la sola cosa certa
è la forza centripeta che rende così grande
questo fattore di cambiamento
Osservo me stesso a girare in cerchi
e ciò che mi faceva cadere
ora mi spinge su
si , mi spinge su

sempre più su

verso le fantastiche montagne di vapore bianco
verso il cielo dove vola il ghiaccio
sottosopra
scendendo finalmente la mia strada
cadendo nel più profondo dei cieli
scoprendo lo sconosciuto

Il quadro che segue, di Joan Miro, si intitola “sotto sopra”

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