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Archivio Novembre 2006

il bordo

26 Novembre 2006 Commenti chiusi


L’atmosfera è quella di una calda giornata estiva, con il sole che picchia e l’aria che non si muove. Il suono di un’armonica esce da un jukebox, il basso tiene il tempo a ritmo di blues. L’uomo è seduto su una vecchia sedia mezza rotta, tiene in mano una lattina di birra e sulle gambe i fogli di vecchie lettere consumate. Questa è : “il bordo”

eccomi qui
seduto sul bordo della strada
che guardo come un vecchio
le ragazzine che passano
un bicchiere di birra
una vecchia canzone esce dal jukebox
eccomi qui
a rimpiangere la luna e i falò
a ripassare parola per parola
tutte le tue lettere
confondendo il desiderio con il rimpianto
battendo il piede al tempo di blues
eccomi qui
seduto come al solito
sul bordo del niente
con niente da salvare del passato
parlando alle ombre
parlando a me stesso
eccomi qui
senza dover scegliere
se proseguire e perdere
e rimanere e accettare di aver perso
non sarà più un mio sbaglio
se sbaglierò

Il quadro che segue è di Randall Lake e si intitola “Post windover blues”

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Languore monotono

23 Novembre 2006 Commenti chiusi


I singhiozzi lunghi
dei violini
dell’autunno
feriscono il mio cuore
di un languore monotono

(Paul Verlaine)

La solitudine, la malinconia e la tenerezza, ovvero l’anima del grande poeta francese Paul Verlaine.
Indegnamente ispirata a lui , questa è : Languore monotono

casa,
luci ovattate
il pendolo inesorabile
tic , toc
fra le mani una tazza di thè fumante
fuori la nebbia
parliamo piano
centellinando le parole
sei così delicata
che sembri sparire nel maglione
ti osservo bere
e mi perdo nei tuoi occhioni enormi
profondi
femminili
grandi come è grande è il mistero dell’amore
che rende possibile
l’impossibile unione di due io
in un noi
per un istante
(che istante)
di delicato
monotono languore

L’opera che segue si intitola “impressione del sole nascente” di Monet.
A mio modo di vedere ben si adatta con la grandezza espressiva di Paul Verlaine

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la danza macabra

19 Novembre 2006 1 commento


Je fis de Macabre la danse,
Qui tout gent maine à sa trace
E a la fosse les adresse.
(Jean Lefevre – “Respit de la Mort”)

Il termine deriva probabilmente da “danse macabré” o “danza dei Maccabei” eroi biblici il cui culto è avvicinato a quello dei morti.
?macabro? potrebbe trovare le sue origini nel termine arabo makabr (?cimitero?, da kabr: ?loculo mortuario?) o nel siriaco marqadta (?danza?) od infine maqabrey (?becchino?).
Già nel secolo XII Giraldo Cambrese descrive nel suo Itinerarium Cambriae una sorta di danza macabra praticata nei pressi di chiese e cimiteri, che sfocia in estasi collettiva, anche se le più antiche testimonianze musicali ed iconografiche dell?esistenza di tale rappresentazione si hanno intorno alla seconda metà del 1300 circa (sia nel famoso manoscritto spagnolo ?Llibre Vermell?che nel Camposanto di Pisa, contente gli affreschi rappresentanti il ?Trionfo della Morte?).
Numerosissimi sono i ritrovamenti pittorici che vanno dai primi 20 anni del 1400 alla seconda metà del 1500 e l?Italia settentrionale vanta un gran numero di affreschi di rilevante importanza artistica nelle proprie chiese; per citarne alcune: la Chiesa della confraternita dei Disciplini (Clusone-Bergamo), la Chiesa di Santo Stefano (Carisole in Val Rendena-Trento) e la Chiesa di San Vigilio (Pinzolo-Trento
Caratteristica fondamentale della scrittura e della pittura medievale è la descrizione materiale e realistica di ciò che non è tangibile; abbondano quindi, fra il Tre ed il Quattrocento, minuziose descrizioni di corpi putrefatti e scheletri che brandiscono la falce.
Ma la danza della morte nel Medioevo e poi nel Rinascimento non deve essere vista in modo semplicistico come una rappresentazione religiosa legata al tema del ?memento mori? o come una giustiziera che non fa distinzioni di ceto sociale? La morte è anche e soprattutto LA tragedia da combattere, da ridicolizzare, per scongiurare le innumerevoli crisi e pestilenze che segnano la storia europea in quelle centinaia d?anni.
Un?importante testimonianza poetica, della rappresentazione dei tre morti o tre scheletri che spesso si ritrova raffigurata nelle iconografie relative ai ?Trionfi? è la leggenda rinvenuta in un codice francese del 1200 circa : tre vivi incontrano tre morti e questi ultimi avvisano i primi che presto o tardi faranno parte del loro mondo.
Le rappresentazioni funebri nei vari Paesi europei non sono poi dissimili da quella descritta dal Vasari: la fabulae funeraticiae tedesca è uno spettacolo in prosa con una voce recitante ed un coro di risposta, e l?inglese morality play, per il quale molti studiosi teorizzano la provenienza proprio dalla danza macabra, è una sorta di dramma liturgico ?da strada? utilizzato ai fini della predicazione e del pentimento.
Ma, se l?iconografia francese nel corso dei secoli creerà sempre più distanza fra la vita e la morte, inasprendo l?aspetto dei tre scheletri ed alimentando di conseguenza il terrore nello spettatore, in Italia settentrionale apparirà una figura mediatrice tra i due gruppi, una sorta di Caronte, mendicante e consigliere, il quale, come il grillo parlante, mette in avviso la coscienza dello spettatore e ravviva il senso di colpa tipico del pensiero cristiano.
Nonostante siano state rinvenute molte raffigurazioni della danza macabra in Europa (la più importante fra tutte è quella del cimitero degli Innocenti di Parigi, risalente al 1424, poi distrutta ma fortunatamente riprodotta quarant?anni dopo da Guyot Marchant) ed altrettante musiche e leggende, non si sa molto sull?origine del ballo.
Si può azzardare l?ipotesi che se i riti per la notte delle streghe hanno radici ben più antiche, la rappresentazione del cerchio (perché proprio il cerchio?) e del numero degli scheletri (perché proprio tre?) avrà un?origine che va molto al di là del pensiero cristiano
Le raffigurazioni iconografiche, fra l?altro, dipingono la morte suonatrice non solo di strumenti a fiato, ma anche di arpe e vari strumenti a corde, considerati ?angelici?, probabilmente per sottolineare che l?inesorabile evento coinvolge ?buoni? e ?cattivi?. C?è da supporre dunque che tale danza fosse indifferentemente suonata con pifferi come con salteri.
Il ballo terminerà la sua funzione sbeffeggiatrice della scena carnascialesca nell?Europa del Seicento (periodo buio durante il quale la Chiesa tenterà di far tornare all?ovile le ormai smarrite pecorelle) per trasformarsi in rappresentazione sacra (differente dal dramma sacro medievale sia per la scarsità di libertà degli attori che per l?uso dei neonati artifizi di scena) e ben presto scomparire.
Fra le altre supposizioni, la ?carola? ed il ?ronde?, entrambi balli in tondo di origine popolare, potrebbero rappresentare due delle trasformazioni che ha subito la danza macabra nel tempo.

Per chi volesse sentire un esempio di sonorità, l’indirizzo web successivo permette di poter scaricare “ad mortem festinamus”

http://ilovemp3s.net/en/song-144036/Ad_Mortem_Festinamus-mp3/

AD MORTEM FESTINAMUS

(Libre Vermell de Monserrat, 1399 circa)

TORNADA:

Ad morte festinamus

Peccare desistamus.

1-Scribere proposui

de contempu mundano

ut degentes seculi

non mulcentur in vano.

Iam est hora surgere

A sompno mortis pravo.

2-Vita brevis breviter

in brevi finietur

mors venit velociter

quae neminem veretur.

Omnia mors perimit

et nulli miseretur.

3-Ni conversus fueris

et sicut puer factus,

et vitam mutaveris

in meliores actus,

intrare non poteris

regnum Dei beatus.

4-Tuba cum sonuerit,

dies erit estrema

et iudex advenerit,

vocabit sempiterna

electos in patria

prescitos ad inferna.

5-Quam felices fuerint

qui cum Christo regnabunt,

facie ad faciem

sic eum spectabunt,

Sanctus, sanctus Dominus

Sabaoth conclamabunt.

6-Et quam tristes fuerint

qui eternae peribunt,

pene non deficient

nec propter has obibunt.

Heu, heu, miseri,

nunquam inde exibunt.

7-Cuncti reges seculi

et in mundo magnates

advertant et clerici

omnesque potestates :

fiant velut parvuli,

dimittant vanitates.

8-Heu frates carissimi,

si digne contempiemus

passionem Domini,

amara et si flemus,

ut pupillam oculi

servabit ne peccemus.

9-Alma Virgo Virginum,

in caelis coronata

apud tuum filium

sis nobis advocata.

Et post hoc exilium

occurrens mediata.

10-Vile cadaver eris:

cur non peccare vereris?

Cur intumescere quaeris?

Ut quid pecuniam quaeris?

Quid veges pomposas geris?

Cur non paenitens confiteris?

Contra proximum non laeteris?

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è dall’oscurità che si rivela il sole

18 Novembre 2006 Commenti chiusi


Le sconfitte si sommano alle sconfitte, le delusioni e i tradimenti sono incalcolabili. Quanta ipocrisia e cattiveria ci circondano. Eppure sento lontani echi, canti e inni. Ci sarà il giorno che porterà la giustizia.
Ci sarà un posto che potremo chiamare casa
Questa è : “è dall’oscurità che si rivela il sole”

è dall’oscurità
che si rivela il sole
un tremolio lontano
che lentamente diviene luce
La rivelazione
parte dalla sofferenza
e attraverso la morte diviene vita
lenti passi
sollevando lentamente la fronte da terra
gettando il guanto di sfida
non dobbiamo pensare
che il meglio sia già passato
non possiamo accettare
che il meglio sia già finito
stringi forte la mia mano
e camminiamo
non abbandonare la speranza
è dall’oscurità
che si rivela il sole

L’opera che segue è di Salvador Dalì.
La canzone che ha fatto colonna sonora delle parole precedenti è “Glósóli ”
dei Sigur Ros

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Occhi scuri – Hermann Hesse

11 Novembre 2006 Commenti chiusi


Diceva Hesse che “La bellezza non rende felice colui che la possiede, ma colui che la può amare e desiderare”. La poesia che segue si intitola “occhi scuri”

Oggi in questa notte calda
dolce come il profumo di fiori esotici,
svegliati ad una vita che scotta.

La mia nostalgia ed il mio amore
è tutta la mia fortuna e sfortuna
è scritta come una muta canzone
nel tuo sguardo oscuro da fiaba.

E’ la mia nostalgia ed il mio amore,
sfuggito al mondo e ad ogni suo rumore,
si è costruito nei tuoi occhi oscuri
un segreto trono da re.

Sono una stella del firmamento
che osserva il mondo,
disprezza il mondo e si consuma nel proprio ardore.

Io sono il mare di notte in tempesta
il mare urlante che accumula nuovi
peccati e agli antichi rende mercede.

Sono dal vostro mondo esiliato
di superbia educato, dalla superbia frodato,
io sono il re senza corona.

Son la passione senza parole
senza pietre del focolare, senz?arma nella guerra,
è la mia stessa forza che mi ammala.

La tenera immagine che segue è di Isabel Nadal e si intitola “luna lunera”

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immagina

10 Novembre 2006 Commenti chiusi


Immagina un mondo dove la parola fantasia ha ancora significato, dove fra il tic ed il toc c’è ancora modo di immaginare fino ad un arcobaleno
Pensa alle consequenze che si porta appresso un mondo abitato da gente che sa ancora misurare con i petali di una margherita se l’amore c’è o non c’è.
Che mi dici di un mondo visto con gli occhi dei bambini, non ameresti la semplicità di una vita colorata a pastello?
Questa è : “immagina”

immagina
si, immagina
chiudi gli occhi
respira l’aria intorno
siamo liberi
possiamo essere
ciò che vogliamo
ora apri gli occhi
alla bellezza che io vedo
possiamo vivere
possiamo sperare
non analizzare
non analizzare
non seguire quella strada
fermeresti la magia
i giorni più felici
i giorni più magici
son quelli perduti
nel mondo delle fate
viviamo la gioia selvaggia
respiriamo l’aria più pura
con il tuo amore
con lo sguardo più ingenuo
vivremo i giorni più strani
vivremo i momenti più magici
che saranno ricordi
che saranno fiabe
che saranno canzoni

L’immagine che segue è di John Singer Sargent e raffigura Lady Agnew di Lochnaw. A mio vedere è una pittura straordinaria per due motivi: riesce a trasmettere la sensualità di Gertrude Vernon, la signorra ritratta, in una armonia di curve ed espressioni e dona alle vesti una luminosità che rende la seta con le quali erano tessute. Questo quadrò rese Sargent un artista di culto nella società edoardiana e fece di Gertrude una bellezza dell’allora alta società

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la chiesa rossa

4 Novembre 2006 1 commento


Questo scritto è ispirato da una opera di Kandinskij che considero sensazionale : “la chiesa rossa”
Si tratta di un’opera che si discosta da quanto comunemente ci aspettiamo da questo grande artista russo. Realizzata presumibilmente nel 1900, questa opera mi emoziona per l’uso violento dei colori e dal fatto che nella parte riflessa prevalgano gli scuri mentre nella parte che rappresenta il reale ci siano i colori più chiari. Come una carta da gioco riporta una immagine bifronte, quasi un Giano russo, alieno ed ambiguo
Questa è : “la chiesa rossa”

come in un romanzo russo
con la neve che scende
e un senso di solitudine
fatilismo e orizzonti infiniti
sono un sognatore senza sonno
canzone senza musica
e le lagrime vanno
solchi sulla pelle
La stanza nel silenzio
una sedia sulla quale appoggiare il peso della vita
polvere e una bottiglia di rum
attraverso i vetri
giunge l’immagine del mondo
che da tempo mi ha escluso
sentirsi alieno
in un mondo alieno

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